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    Italiani popolo di futuri cyborg. Pronti a integrare l'hi-tech con il corpo

    Italiani pronti a farsi impiantare nel proprio corpo sistemi hi-tech per potenziare le capacità fisiche, migliorare il proprio aspetto fisico, “cancellare” difetti come problemi di vista e per interagire in maniera più profonda con l’ambiente che li circonda. Questo dato emerge da una ricerca commissionata dalla società di sicurezza informatica, Kaspersky e condotta su 14500 utenti in 16 paesi dell’Europa e del Nord Africa, Italia naturalmente compresa. C’è un entusiasmo diffuso – spiega la ricerca  – per la “human augmentation”, ovvero il processo che consente di potenziare e migliorare il corpo umano sfruttando la tecnologia. Il 92% delle persone intervistate cambierebbe un aspetto del proprio fisico se potesse, mentre quasi due terzi (63%) prenderebbe in considerazione la possibilità di potenziare il proprio corpo con la tecnologia per migliorarlo in modo permanente o temporaneo. Gli italiani appaiono come quelli più propensi a considerare possibile e utilizzabile la human augmentation (81%), mentre gli inglesi sono i meno convinti, con solo il 33% di intervistati che si è dimostrato interessato al potenziamento del proprio corpo. Alcune delle persone intervistate ha addirittura espresso il desiderio di collegare lo smartphone al proprio corpo. Condividi   LEGGI TUTTO

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    I data center di Microsoft saranno in fondo al mare

    I server di Microsoft finiranno in fondo al mare. No, non si tratta dell’affondamento del colosso di Redmond, ma di una nuova strategia di gestione dei data center della multinazionale. Dopo due anni, il primo esperimento ha dato risultati sorprendenti e l’idea che ora percorre i centri di ricerca e sviluppo di Microsoft è quello di estendere tale esperimento per un futuro “sottomarino” dei propri data center. Si è infatti conclusa in questi giorni la prima prova di un nuovo modo di gestire i server che tengono in piedi Microsoft. Un piccolo data center fu affondato nel mare del Nord a circa 35 metri di profondità, seguendo un progetto che molti ritenevano insostenibile che andava sotto il nome di Project Natick. Lo scopo era quello di verificare se il data center poteva resistere e continuare a funzionare in condizioni estreme, come appunto l’immersione in acqua di mare, a temperature bassissime e a media profondità. Nel piccolo container che venne calato nel fondo del mare c’erano 864 server, ovviamente collegati con un cavo sottomarino alla terraferma. Condividi   LEGGI TUTTO

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    Apple, ecco Watch Series 6

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    Il nuovo smartwatch presentato a Cupertino ha un sensore per rilevare il livello di ossigeno nel sangue e una nuova variante di colore blu
    15 settembre 2020

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    Didattica a distanza: cresce la competenza digitale, ma aumentano stress e stanchezza

    Quali frutti abbiamo raccolto dopo mesi di insegnamento a distanza? A tracciare un bilancio dell’e-learning che hanno dovuto affrontare studenti e prof nei lunghi mesi del lockdown per Covid-19 è “Emotion Revolution: Emozioni e Didattica a Distanza durante l’emergenza Covid-19”, una ricerca qualitativa di Microsoft Italia, realizzata in collaborazione con PerLAB e Wattajob, che ha monitorato gli effetti emotivi della recente emergenza nel mondo della scuola.repApprofondimento LEGGI TUTTO

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    App anti pandemia, no di Londra a Google e Apple. Nel resto del mondo ormai è un test per la credibilità dei governi

    Il National Health Service (NHS), il servizio sanitario inglese, dice no al modello di raccolta dati decentralizzato proposto da Apple e Google. L’app anti pandemia britannica per il tracciamento della prossimità fra le persone, che sarà pronta in due o tre settimane, sposa quindi un altro modello. Lo stesso della norvegese Smittestop, scaricata dal 60 per […] LEGGI TUTTO