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    A scuola cattedre ancora vuote

    Alunni in classe da quasi due settimane e migliaia di supplenti ancora in attesa della nomina. E’ questo il leitmotiv di questi primi giorni di scuola del dopo Covid. In moltissime classi, sparse per l’Italia, bambini e studenti non hanno ancora conosciuto tutti i loro insegnanti. Una storia che si ripete ormai da anni e che il governo Conte, attraverso la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, si era impegnata a non ripetere. Al punto, per le immissioni in ruolo, da lanciare la call veloce: un nuovo meccanismo che avrebbe dovuto consentire la copertura dei tantissimi posti rimasti liberi lo scorso anno per carenza di candidati. Ma l’esperimento è stato fallimentare. E i sindacati attaccano la Azzolina per non essere intervenuta tempestivamente.Sulle supplenze che devono completare il puzzle degli organici della scuola, i numeri raccontano una realtà molto diversa da quella immaginata qualche mese fa. Scorrendo gli elenchi pubblicati nei siti degli uffici scolastici provinciali (gli ex provveditorati agli studi) si scopre che ancora tantissime cattedre attendono un docente. A Milano e provincia mancano quasi mille e 500 docenti solo alla secondaria di secondo grado: 93 di Scienze motorie, 89 di Scienze naturali e 83 di Scienze giuridiche e economiche, solo per fare qualche esempio. Mancano all’appello diversi docenti di Matematica, di Fisica e di Italiano.Scuola LEGGI TUTTO

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    Al Politecnico di Milano uno dei migliori master del mondo in tecnica degli acquisti

    Master aziendali, trionfa il supply chain management. Ovvero si aprono ottime possibiltà di impiego per i tecnici degli acquisti e il personale specializzato nella catena di distribuzione. Questo è un percorso di carriera emergente per il prossimo decennio. Per questo la società Quacquarelli Symonds, che si occupa di classifiche delle migliori università del mondo, ha ampliato la propria serie di classifiche dei master aziendali per includere le specializzazioni professionali più ricercate.ln questa particolare classifica sulle specializzazioni più richieste dai datori di lavoro di tutto il mondo, il Master in Global Supply Chain Management del MIT Center for Transportation & Logistics guida la classifica, che comprende un totale di 46 programmi. L’unico programma italiano di questa classifica è l’International Master in Supply Chain and Procurement Management -iMSCPM del Politecnico di Milano, che si classifica settimo al mondo, il miglior risultato italiano in questa serie di classifiche.I criteri principali utilizzati per stilare queste classifiche includono occupabilità, imprenditorialità e risultati in termini di carriera degli alunni, ritorno sull’investimento, leadership di pensiero e diversità di classe e docenti. Queste classifiche coprono i programmi post-laurea più richiesti dai datori di lavoro di tutto il mondo.Top 10 Masters in Supply Chain Management1) MIT Center for Transportation & Logistics2) Michigan University (Ross)3) WU Vienna University of Economics and Business 4) Erasmus University (RSM)5) Manchester (Alliance)6) USC (Marshall)7) Politecnico di Milano8) Purdue University (Krannert)9) University of Washington (Foster)10) University College Dublin (Smurfit) La Stanford Graduate School of Business continua a guidare la QS World University Rankings, ovvero la classifica dei master  LEGGI TUTTO

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    Scuola, settembre di proteste: prof, alunni e genitori scendono in piazza

    Scuola in piazza contro la ministra Azzolina. A pochi giorni dall’avvio delle lezioni, nel mondo della scuola la temperatura è già altissima. Venerdì 25 e sabato 26 sindacati, associazioni di genitori e studenti manifesteranno contro il governo Conte e contro l’immagine del “tutto procede bene” offerta, tra gel disinfettante, banchi monoposto e organico aggiuntivo Covid, […] LEGGI TUTTO

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    Nella scuola di Monza dove manca il 60 per cento dei docenti

    ROMA – L’Istituto Enzo Ferrari di Monza, che dal 1960 forma e avvia studenti al mondo dell’industria e dell’artigianato della Brianza, dallo scorso primo settembre – a quella data dovevano esserci “tutti i docenti nominati”, secondo le promesse della ministra Lucia Azzolina – ha 37 insegnanti in cattedra. Ne avrebbe bisogno di 100 in tutto. Al “Ferrari”, per fare scuola, mancano 63 professori.Lunedì 14 settembre i 770 studenti del Ferrari si sono presentati quasi tutti, dieci assenze giustificate. E sono partiti con lezioni per tre ore, a entrate sfalsate: ore 8, ore 9, ore 10. Si andrà avanti così per la prossima settimana. “Attendiamo le nuove immissioni in ruolo”, dice la dirigente scolastica Valentina Soncini, “spero di riuscire ad andare a regime in ottobre”. Oggi, nelle tre ore riservate alle classi, l’Istituto d’istruzione superiore riesce a fare le materie curriculari – Italiano, Matematica – non quelle d’indirizzo, per le quali attrae iscritti e attraverso le quali forma lavoratori specializzati. Per il corso audiovisivo (siamo all’Istituto professionale del Ferrari) c’è un solo docente. Per grafica e comunicazione (e qui siamo al Tecnico) neppure uno. “Ho denunciato a luglio i problemi di organico”Ancora la preside Soncini: “Avremmo bisogno di almeno 90 cattedre tra posti comune e di sostegno, più una molteplicità di spezzoni orario che portebbe ad aumentare il numero di insegnanti”. Spiega la ds: “Dei docenti di ruolo su cui possiamo contare, trentacinque sono su posti comuni e cinque per il sostegno. Io, i problemi d’organico, li ho fatti presenti all’Ufficio scolastico territoriale a luglio. Per questi ritardi, certo, ci sono i problemi ministeriali, a cui, però, vorrei aggiungere un’enorme questione di investimento umano nella professione docente. Mancano i percorsi in ingresso, le modalità di reclutamento vanno sbloccate”.L’istituto dedicato al grande patron dell’auto da corsa più conosciuta al mondo è un crocevia scolastico di problemi irrisolti. Da una parte il territorio in cui cresce, la Bassa Lombardia, sconta poblemi speciali nell’arruolamento, dall’altro gli istituti professionali accusano tutti un ritardo speciale nel portare docenti in cattedra.La crisi dei professionaliLa mancanza di insegnanti è il problema più grave di questo avvio di anno scolastico, acuito dalla gestione avventurosa delle nuove Graduatorie per le supplenze e dal fallimento delle chiamate veloci. Ieri la ministra dell’Istruzione ha voluto negare, ancora una volta, l’esistenza del problema sostituzioni rilasciando questo comunicato: “Non c’è nessun boom di supplenze, i numeri sono in linea con lo scorso anno. Abbiamo già fatto oltre 110 mila assegnazioni e i posti a tempo determinato saranno complessivamente 132.147”. La risposta dei sindacati è stata immediata. Per la Gilda, il ministero dell’Istruzione “si ostina a non fare luce sul dato totale delle supplenze assegnate. Dovrebbe dire quanti sono i posti vacanti per quest’anno scolastico, ma preferisce fornire una girandola di numeri che non restituisce il quadro complessivo della situazione”. Dice il segretario Rino Di Meglio: “Sulle nomine non siamo neanche a metà del guado. Se, come sostiene la ministra, su 84.808 posti disponibili a tempo indeterminato quelli assegnati risultano appena 18.254, siamo di fronte a un altro fallimento, le stabilizzazioni si sono dimezzate rispetto all’anno scorso. Questo risultato dà ragione alle nostre previsioni, quest’anno conteremo oltre 200 mila supplenze”.Anche per la Cisl scuola il totale dei posti da trovare nel 2020-2021 ammonta a oltre 200 mila, di cui più di 96 mila sul sostegno. “Il problema sono i tempi con cui si sta procedendo alle nomine”, dice la segretaria Maddalena Gissi, “per le quali, tra l’altro, serve utilizzare graduatorie disponibili da pochi giorni e zeppe di errori da correggere. Del dato che il ministero indica, 110.000 supplenze conferite, è lecito dubitare”. LEGGI TUTTO

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    Università, effetto sconti: immatricolazioni in crescita

    ROMA – Dice il ministro Gaetano Manfredi che il temuto crollo delle iscrizioni all’università non c’è stato. I dati completi arriveranno a metà ottobre, ma i segnali sulle immatricolazioni – le iscrizioni al primo anno – sono incoraggianti. Anche al Sud. “Abbiamo un aumento delle matricole tra il 5 e il 10 per cento nel Mezzogiorno”. In particolare si sta verificando un fenomeno inedito: “Alcuni giovani, che prima cambiavano regione, ora tentano di restare nel territorio di appartenenza. Vale soprattutto per i neo-immatricolati”. Il Covid starebbe mitigando la migrazione al Nord dei diplomati.Il ministro dell’Università ha dettagliato un caso: “A Catania l’incremento delle iscrizioni è del 5 per cento”. In generale, Manfredi ha attribuito la buona risposta delle famiglie italiane alle politiche di sconto attuate dal governo: “Abbiamo innalzato la No tax area nelle università al di sopra dei 20-25mila euro, quasi la metà degli studenti in corso non pagano tasse o le pagano in modo estremamente ridotto”.repIntervista LEGGI TUTTO

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    Università, Manfredi: “Da lunedì ricominciano le lezioni, ma in aula solo con la mascherina”

    ROMA – Ricominceranno lunedì le lezioni all’università. E tutti gli studenti dovranno indossare la mascherina anche quando sono seduti in aula. “Quasi tutti gli atenei stanno riprendendo, alcuni hanno iniziato, la maggior parte riprende lunedì prossimo”, spiega il ministro dell’Università, Gaetano Manfredi. “C’è un modello misto che prevede una occupazione delle aule al 50% e in contemporanea la didattica a distanza per raggiungere i fuorisede e gli stranieri ma anche coloro che non sono in grado di seguire le lezioni per vari motivi. Si è cercato di privilegiare le matricole che hanno bisogno di una guida più robusta ma stiamo cercando di garantire il massimo della sicurezza convivendo con la pandemia”. Manfredi sottolinea che “tutte le aule sono state cablate per garantire un servizio di qualità”, ma “abbiamo imposto l’uso della mascherina all’interno dell’università, anche durante le lezioni. Sicuramente è un fastidio – ha detto a SkyTg24 – ma è una necessità”.Manfredi ha rimarcato l’esigenza di più investimenti per la ricerca che in Italia sono di molto inferiori agli altri Paesi europei: servirebbero 10-15 miliardi nei prossimi anni aggiuntivi a quelli che abbiamo sempre investito. “Dobbiamo essere capaci di essere competitivi sulle grandi sfide globali e dobbiamo guardare anche alla ricerca di base e alle scienze umane e sociali”.”Il Recovery Fund dobbiamo usarlo per superare quei Gap anche nelle Università, per alzare il diritto allo studio, l’offerta formativa, dobbiamo guardare anche alle nuove competenze – digitali o green – a offrire più dottorati di ricerca perché abbiamo bisogno di maggiori competenze”.  LEGGI TUTTO

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    Scuola, i sindacati coi genitori in piazza il 26. La Uil: “Negata una supplenza a una precaria in gravidanza”

    “Tutti chiediamo che sulla scuola ci sia quell’attenzione che anche questo Governo non ha riservato; non è il primo, anche se c’è stato in passato chi ha massacrato la scuola con i tagli. L’obiettivo deve essere rilanciare la scuola pubblica. Non si devono spegnere i riflettori ora che è iniziata, anzi devono essere mantenuti accesi” dice Francesco Sinopoli segretario della Flc-Cgil con i segretari di Cisl, Uil, Snals e Gilda. I sindacati della scuola rilanciano così la manifestazione del 26 settembre in piazza del Popolo a Roma (ore 15) promossa dal comitato Priorità alla scuola con i Cobas, aperta ai movimenti. In conferenza stampa hanno fatto il bilancio del ritorno tra i banchi. Tra mille difficoltà: organico colabrodo, emergenza sostegno, banchi ancora non consegnati. E il caso di una precaria a cui è stata rifiutata la supplenza perché in gravidanza.”Non siamo quelli che scioperano all’avvio della scuola” mette in chiaro Maddalena Gissi della Cisl, il tema sono i ritardi accumulati ribadiscono i segretari, “se le risorse si fossero stanziate a maggio, la riapertura sarebbe stata più semplice”, mentre sulle assunzioni “ora è evidente che la strada da noi indicata era la più sensata”. In realtà ci sarà uno sciopero del mondo della scuola e dell’università, non raccoglierà grandi adesioni, ma qualche disagio sì in un momento già difficile: è stato indetto il 24 e 25 settembre da Unicobas scuola e università, Usb P.I., Cobas scuola Sardegna e Cub scuola università e ricerca.Il caso della supplenza negataIn un istituto  comprensivo di Ciampino, denuncia la Uil Scuola, è stata negata una supplenza ad una precaria al quinto mese di gravidanza. Era stata convocata direttamente dalla scuola per coprire un posto come organico Covid. “Il preside non le ha fatto assumere servizio” contesta il segretario Pino Turi.  “Stiamo ricevendo altre richiesta di chiarimenti, si tratta di una riduzione dei diritti inammissiobile. E’ gravissimo, con la scusa del Covid si sta cercando di aggirare le leggi, le norme a tutela della maternità non sono state abrogate anche con quetso tipo di contratti che non differiscono dagli altri se non nel punto in cui possono essere conclusi in caso di lockdown. E’ in atto una riduzione dei diritti dei lavoratori e vi sono condizionamenti sui dirigenti scolastici che invece sono tenuti ad applicare le norme e le leggi esistenti”.Cattedre vuote, emergenza sostegnoA proposito delle immissioni in ruolo “sono rimaste 60mila cattedre vuote e per questo la ripartenza non è stata possibile per tutti nello stesso giorno. Molte Regioni hanno preferito lo slittamento proprio perché non c’erano le condizioni, perchè manca il personale docente e anche il personale Ata: dal ministero sono arrvati dati rassicuranti, ma non sono veri” attacca Elvira Serafini, segretaria di Snals-Confsal. E il rischio è che potrebbero esserci cattedre vuote fino a Natale, perché, rileva Maddalena Gissi (Cisl) dietro l’angolo ci sono i contenziosi: gli errori e i reclami per le graduatorie potrebbero far rivedere le assegnazioni delle cattedre nell’ordine corretto. “Chi subirà questo danno? I bambini, i ragazzi, i disabili: siamo arrivati ai 100 mila posti di sostegno vuoti, in molti casi le nomine non sono nemmeno cominciate oppure sono stati utilizzati dei docenti provvisori che poi cambieranno tra qualche settimana. La call veloce? Ha prodotto 400/450 nomine in ruolo, quindi è stata un’altra perdita di tempo”.Scuola LEGGI TUTTO

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    Scuola, il grande vuoto dei docenti: servono 260 mila supplenti

    ROMA – Il grande sforzo di presidi e docenti nel corso dell’estate e la responsabilità, lunedì scorso, di “famiglie consapevoli” e “studenti felici” (le definizioni sono di alcuni insegnanti) hanno fatto ripartire poco più della metà delle scuole italiane (4,5-5 milioni di alunni su 8,3 in totale) il 14 settembre. E hanno mostrato, contemporaneamente, la grande piaga dell’istruzione nel Paese: la mancanza di insegnanti, di ruolo e di supplenza. La piaga, quest’anno, si è allargata. I ritardi dei banchi e le rarefazioni delle mascherine, certo, pesano. La carenza della materia prima per l’insegnamento, i docenti appunto, pesa di più.repApprofondimento LEGGI TUTTO