More stories

  • in

    I misteri della memoria: la nostra percezione del tempo dipende dal nostro reddito?

    Gli orologi del mondo segnano implacabilmente ogni secondo, minuto e ora che passa. Ma per l’uomo, alcuni secondi di dolore sembrano durare minuti, le ore passate a una festa passano in un attimo e una settimana trascorsa a testa china su libri e documenti può svanire completamente dalla memoria.
    Il cervello può estendere o comprimere la percezione del tempo per molti motivi, inclusi piacere, dolore, paura, età; e anche l’attuale pandemia di COVID-19. Anche se le conoscenze su come funziona il “tempo soggettivo” sono ancora molto limitate, alcune ricerche indicano che un ulteriore fattore potrebbe influenzare la lunghezza “soggettiva” della nostra vita: il nostro reddito.
    Altre ricerche hanno già evidenziato che, in media, le persone benestanti vivono più a lungo, biologicamente. Ora, recenti indagini indicano che il fare esperienze nuove e variegate possa creare più “codici temporali” nel cervello umano, mentre questo processa la formazione dei ricordi. Questo, a sua volta, potrebbe significare che le persone che possono permettersi di godersi di più vacanze e hobby e che fanno lavori più stimolanti ricorderanno di aver avuto un’esistenza più lunga.
    “Anche se il tempo vola quando ci si diverte, di quell’esperienza si conservano poi molti più ricordi, rispetto a un’esperienza noiosa”, afferma Jørgen Sugar, studente post dottorato presso il Kavli Institute for Systems Neuroscience dell’Università norvegese di scienza e tecnologia. Egli fa parte di un team di scienziati che sta studiando questi “codici temporali” della mente.
    L’idea che la novità — un’esperienza nuova che può lasciare un ricordo nella nostra mente — possa influenzare la percezione del tempo sembra appartenere anche a culture che non misurano il tempo con l’orologio (molte culture si affidano a eventi celestiali, culturali e stagionali per segnare il flusso del tempo). “La nostra percezione del tempo varia in base alle circostanze, e anche in base al ritmo dell’attività che ci impegna”, afferma Chris Sinha, scienziato cognitivo che collabora con la Hunan University e che ha studiato la cosiddetta “percezione del tempo in base agli eventi” nelle tribù dell’Amazzonia e nei gruppi di minoranze linguistiche in Cina.
    Ma altri esperti non sono convinti. Secondo Monica Capra, economista con un background in neuro-economia presso la Claremont Graduate University, il “tempo soggettivo” non è ancora scientificamente conosciuto. Inoltre, afferma, ci sono troppi fattori da considerare nell’analisi di come il cervello processa il tempo. Ad esempio, secondo Adrian Bejan, professore di termodinamica presso la Duke University, la novità rappresentata da esperienze divertenti può semplicemente esaurirsi.
    Tuttavia, ricercatori dei più diversi campi sono ansiosi di svelare i misteri della memoria e del tempo soggettivo. Secondo Sugar, comprendere come l’uomo forma e recupera i ricordi potrebbe essere utile in molti ambiti della società, come il diritto, l’istruzione, l’assistenza sanitaria, e forse potrebbe anche aiutarci nella comprensione di noi stessi. “Il cervello umano è il sistema biologico più complesso che conosciamo”, afferma.
    Alla ricerca dei codici temporali
    Lo studio del tempo soggettivo ha una lunga storia. Secondo Valtteri Arstila, professore di filosofia presso l’Università di Helsinki, il dibattito sul tempo soggettivo risale ai filosofi dell’antica Grecia. Nel XIX secolo, questo studio si affermò tra psicologi e filosofi, afferma Dan Lloyd, professore di filosofia e neuroscienza presso il Trinity College di Hartford, in Connecticut, autore insieme ad Arstila di un libro dal titolo Subjective Time: The Philosophy, Psychology, and Neuroscience of Temporality (Il tempo soggettivo: la filosofia, psicologia e neuroscienza della temporalità, NdT). LEGGI TUTTO