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    Contagi Covid sul lavoro, oltre otto su dieci al Nord. Nel 71% dei casi si tratta di donne

    MILANO – Più di otto contagi Covid 19 su dieci registrati dall’Inail, quindi in ambiente di lavoro, sono arrivati in territori del Nord Italia. E nel 71,3% delle denunce è stata coinvolta una lavoratrice donna.Sono alcuni dei dettagli che emergono dal quadro tracciato dall’Istituto allo scorso 31 agosto. Alla fine del mese scorso, i contagi sul lavoro denunciati risultavano essere 52.209, il 19,4% rispetto al totale dei contagiati nazionali comunicati dall’Istituto superiore di sanità alla stessa data, 846 in più rispetto a quelli rilevati dal monitoraggio al 31 luglio. I casi mortali sono risultati 303 (circa un terzo dei decessi denunciati all’Inail da inizio anno e con un’incidenza dello 0,9% rispetto al complesso dei deceduti nazionali da Covid-19 comunicati dall’Iss al 31 agosto), 27 in più nel solo mese di agosto.Coronavirus nel mondo, Usa verso i 200mila morti. Oltre metà della Francia è ‘zona rossa’Le morti denunciate sono risultate concentrate soprattutto tra gli uomini (83,8%) e nelle fasce 50-64 anni (69,3%) e over 64 anni (19,8%), con un’età media dei deceduti di 59 anni. Ma – dettaglia l’Inail – prendendo in considerazione il totale delle infezioni di origine professionale segnalate all’Istituto, il rapporto tra i generi si inverte: il 71,3% dei lavoratori contagiati sono donne e l’età media scende a 47 anni.La mappa dei contagi sul lavoro è quasi un monocolore del Nord del Paese. Il 56,1% delle denunce riguarda infatti il Nord-Ovest e il 24,2% il Nord-Est, seguiti da Centro (11,9%), Sud (5,7%) e Isole (2,1%). “Focalizzando l’attenzione sui contagi con esito mortale, la percentuale del Nord-Ovest rispetto al totale è del 56,4%, mentre il Sud, con il 16,2% dei decessi, precede il Nord-Est (13,2%), il Centro (12,2%) e le Isole (2,0%)”, spiega ancora l’Istituto. Venendo a un dettaglio maggiore, tra le regioni l’aggiornamento conferma “il primato negativo della Lombardia, con oltre un terzo dei casi denunciati (36,0%) e il 42,6% dei decessi. La provincia più colpita è quella di Milano (11,0%), seguita da Torino (7,9%), Brescia (5,5%) e Bergamo (4,7%), che con 37 decessi, pari al 12,2% del totale, è al primo posto tra le province con più casi mortali, seguita da Milano (8,3%), Brescia (7,9%) e Napoli (6,3%)”.Il dettaglio del report consente anche di monitorare la pericolosità nei diversi settori. Quelli che presidiano la salute risultano maggiormente esposti: il 71,2% delle infezioni denunciate e il 23,3% dei casi mortali si concentra nel settore della Sanità e assistenza sociale (che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche, policlinici universitari, residenze per anziani e disabili). Se a questi si aggiungono le Asl pubbliche si arriva all’80,2% dei contagi e al 34,0% dei decessi. “Seguono i servizi di vigilanza, pulizia, call center, il settore manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, alimentari) e le attività dei servizi di alloggio e ristorazione”, dice l’Inail.La riapertura economica da maggio in avanti ha un po’ riequilibrato la situazione dei contagi. L’incidenza dei casi nella sanità e assistenza sociale è infatti scesa dal 71,6% del periodo marzo-maggio al 56,0% di giugno-agosto. Viceversa sono cresciute le denunce nei settori come i servizi di alloggio e ristorazione (passati dal 2,5% di marzo-maggio, al 4,3% di giugno-agosto, con il 5,0% solo ad agosto) o noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (cresciute dal 4,3% del periodo marzo-maggio al 7,7% di giugno-agosto e al 13,7% nel solo mese di agosto), che sono stati esposti maggiormente al contatto con i clienti durante il periodo delle vacanze.  LEGGI TUTTO

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    Istat, la crisi frena ricerca e sviluppo: investimenti giù del 4,7% nel 2020 nel settore privato

    ROMA – E’ il settore privato che investe principalmente in ricerca e sviluppo, ma nel 2020 la crisi impone una brusca frenata: la previsione, rileva l’Istat, è di un calo del 4,7% rispetto al 2019, mentre cresce del 3% la spesa delle istituzioni pubbliche e rimane stabile quella delle istituzioni private non profit.Mentre nel 2018 la componente principale della spesa complessiva in R&S intra-muros (imprese, istituzioni pubbliche, istituzioni private non profit e università), che ammonta a 25,2 miliardi di euro, con un’incidenza percentuale sul Pil pari all’1,43%, è costituita dalle imprese private, che investono 15,9 miliardi, il 63,1% della spesa totale, e lo 0,9% del Pil. Rispetto all’anno precedente, la spesa globale aumenta del 6%. E si rileva anche un maggiore contributo delle piccole e medie imprese: nel 2018 si registra in particolare un aumento del 15,8% nelle imprese con meno di 50 addetti. Bene in particolare il Made in Italy, soprattutto l’industria del legno, il tessile e l’agroalimentare.La spesa cresce in tutti i settori nel confronto con l’anno precedente, ad eccezione del non profit: gli incrementi maggiori si registrano nelle imprese (+7,4%) e nel pubblico (+7,1%). Il sensibile aumento registrato nella spesa delle imprese dipende sia da un incremento importante del numero di imprese che hanno svolto attività interne di R&S nel corso del 2018 sia da un aumento della spesa sostenuta dalle imprese storicamente attive in questo campo. In particolare, l’investimento in R&S di ‘nuovi’ soggetti ha contribuito al 3,9% della spesa complessiva.Anche nelle Università si rileva un discreto aumento (+2,6%), mentre il non profit subisce una perdita (-2,1%). Per il 2019 i dati preliminari segnalano ancora un ulteriore aumento della spesa complessiva in R&S delle imprese, del settore pubblico e del non profit. In particolare, la spesa cresce del 7,6% per il non profit, del 4,3% per le istituzioni pubbliche e dell’1,9% per le imprese.Le imprese contribuiscono per la maggior parte della spesa in R&S (13,7 miliardi, pari al 54,5% dei finanziamenti complessivi). Seguono il settore delle istituzioni pubbliche con il 32,8% (8,2 miliardi) e i finanziatori stranieri che partecipano al 10,5% della spesa (circa 2,7 miliardi). Rispetto al 2017, aumenta la spesa finanziata dalle imprese nazionali e dal settore pubblico (rispettivamente +0,8 e +0,5 punti percentuali), è invece in calo la componente estera (-1,2 punti percentuali).Indipendentemente dal settore esecutore, l’autofinanziamento si conferma la fonte principale della spesa per R&S. In particolare, le imprese nazionali finanziano il proprio settore per una quota pari all’83,2% del totale della spesa, quota in leggera crescita rispetto al 2017 (+0,5 punti percentuali). Riguardo alla spesa in R&S delle imprese, aumenta anche il contributo pubblico (dal 3,5% del 2017 al 4,9% del 2018) mentre si ridimensiona la componente estera, che si attesta all’11,7% (-1,9 punti percentuali rispetto al 2017). Anche nel settore pubblico nel 2018 l’autofinanziamento ha interessato una maggiore quota della spesa in R&S rispetto all’anno precedente, cioè l’86,9% contro l’85,8% del 2017.  LEGGI TUTTO

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    Allarme Oxfam: i più ricchi inquinano, i più poveri travolti dai cambiamenti climatici

    ROMA – L’1% più ricco del pianeta inquina il doppio della metà più povera. Secondo il rapporto Oxfam-Stockholm Environment Institute, pubblicato alla vigilia dell’Assemblea Generale dell’Onu che dovrà discutere dell’emergenza climatica, i più agiati del pianeta, 63 milioni di persone, hanno emesso il 15% di Co2 mentre la rimanente popolazione, 3,1 miliardi di persone, solo il 7%.  Mentre il 10% più ricco della popolazione mondiale (circa 630 milioni di persone) è responsabile del 52% delle emissioni di Co2. Un dato che negli anni è peggiorato: tra il 1990 e il 2015 le emissioni annuali sono aumentate del 60%, ma il 5% della popolazione più ricca ha determinato oltre un terzo (37%) di questo aumento. Con le emissioni più che raddoppiate in 25 anni è sempre più difficile contenere l’aumento delle temperature entro 1,5 gradi.Dalla ricerca, che analizza la quantità di emissioni per fasce di reddito, in 25 anni, il 10% più ricco ha consumato un terzo del nostro “budget globale di carbonio” mentre la metà più povera della popolazione solo il 4%. In altre parole, l’ammontare massimo di anidride carbonica che può essere rilasciata in atmosfera senza far aumentare la temperatura globale sopra 1,5 gradi centigradi è stato già consumato per più del 30% dal 10% della popolazione più ricca del pianeta.L’aumento di oltre 1,5 gradi centigradi della temperatura globale è considerato dagli scienziati il punto limite oltre il quale si verificherebbero catastrofi climatiche. “Lo stile di vita, di produzione e di consumo di una piccola e privilegiata fascia di abitanti del pianeta sta alimentando la crisi climatica e a pagarne il prezzo sono i più poveri del mondo e saranno, oggi e in futuro, le giovani generazioni. – ha detto Elisa Bacciotti, responsabile campagne di Oxfam Italia – I dati raccolti dal 1990 alla metà degli anni ’10 ci raccontano di un modello economico non sostenibile, né dal punto di vista ambientale, né dal punto di vista economico e sociale, che alimenta la disuguaglianza soffocando il pianeta da tutti i punti di vista”. Lo stop imposto dal Covid-19 in numerosi Paesi ha rallentato questo processo, ma già con l’allentamento delle restrizioni le emissioni di Co2 sono tornate a crescere: l’Oxfam ricorda perciò quanto sia importante ridurre del 30% le emissioni globali per non esaurire, entro il 2030, la quota di emissioni massima che possiamo permetterci di produrre senza far aumentare la temperatura globale oltre 1,5 gradi centigradi.Per raggiungere questo obiettivo, realisticamente a cambiare devono essere le abitudini della fascia più ricca del pianeta: oggi la disuguaglianza da Co2 è talmente profonda che, anche se il resto del mondo adottasse un modello a emissioni zero entro il 2050, il 10% più ricco potrebbe esaurire le sue riserve entro il 2033. Il rapporto stima infatti che il 10% più ricco dovrebbe ridurre di dieci volte le proprie emissioni pro-capite di Co2 entro il 2030, per fare in modo che l’aumento delle temperature globali non oltrepassi 1,5 gradi centigradi. Se a produrre la gran parte delle emissioni sono i Paesi più ricchi, a subirne le conseguenze sono invece i più poveri: durante il 2020, con una temperatura media globale di 1°C al di sopra dei livelli preindustriali stimati, i cambiamenti climatici hanno provocato cicloni violentissimi in India e Bangladesh, invasioni di locuste che hanno distrutto i raccolti in molte regioni dell’Africa, ondate di calore senza precedenti e incendi in Australia e Stati Uniti, ricorda l’Oxfam che, con la Regione Toscana, promuove anche quest’anno la Marcia per i Diritti Umani 2020, in programma per il prossimo 8 ottobre. LEGGI TUTTO

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    Le Borse di oggi, 21 settembre. Mercati deboli con la crescita dei casi Covid. Euro in rialzo con la revisione del programma Bce

    MILANO – Ore 11. La diffusione dei nuovi casi di Covid 19 in molti Paesi europei preoccupa gli investitori, che vedono avvicinarsi un periodo di incertezze acuito dal voto americano e dalla qualità dei rapporti tra Washington e Pechino.I mercati azionari europei accelerano così al ribasso a metà mattina, dopo l’apertura incerta, con le preoccupazioni amplificate dai future su Wall Street che lasciano intravedere forti vendite alla riapertura. Per le azioni Ue, nota Bloomberg, si profila la peggior seduta dallo scorso luglio. Milano arriva a perdere il 3% con la sola Diasorin, tra i titoli maggiori, a tenere botta. Londra perde il 2,9%, Francoforte il 2,5% e Parigi il 2,3%. Il timore che Londra vada verso un nuovo lockdown, e che possa esser seguita da altre aree del Vecchio continente, preoccupa gli investitori sulla possibilità di ripresa. Non a caso, sono le compagnie aeree a guidare i ribassi. Male anche le banche, con i report internazionali sui possibili coinvolgmenti di big del comparto come Hsbc e Standard Chartered in operazioni con fondi di origine illecita per oltre 20 anni: i rispettivi titoli sono scesi ai minimi dagli anni Novanta.Debole anche la giornata dei mercati asiatici, rimasti con volumi inferiori alla norma per la chiusura festiva della Borsa di Tokyo. Il Composite di Shanghai ha terminato la seduta con un ribasso dello 0,6% a 3.316,94 punti mentre a Shenzhen ha chiuso in calo dello 0,5% a 2.208,3 punti. Male anche il ChiNext, a -0,6% a 2.569,22 punti, mentre a Hong Kong l’indice Hang Seng cede l’1,66% a 24.049,88 punti. Andamento in leggero rialzo per lo spread fra Btp e Bund in attesa degli esiti delle urne: il differenziale segna 148 punti – dai 145 dell’avvio.Il dollaro prosegue il suo indebolimento nei confronti delle principali valute, con gli investitori che aspettano anche di capire se i partiti americani troveranno la quadra sul nuovo pacchetto di stimoli economici e guardano alle testiominanze parlamentari del presidente della Fed, Jerome Powell, che occuperanno questa settimana di lavori. Anche in Europa si registrano importanti novità che impattano il cambio: la Bce lancia un’ampia revisione del Pandemic Emergency Purchase Programma, il QE pandemico. Secondo quanto riportato dal Financial Times citando alcune fonti, la revisione riguarda la durata del ‘Pepp’ e la possibilità di trasferire parte della sua flessibilità ad altri programmi di acquisto di asset della Bce, quelli più tradizionali. Il programma di acquisto di debito per l’emergenza pandemica da 750 miliardi di euro è stato lanciato a marzo e ha concesso alla Bce la flessibilità di comprare una larga proporzione di titoli dei Paesi più colpiti. Il Pepp è stato poi portato a 1.350 miliardi ed esteso fino a giugno 2021. Avvio di settimana in rialzo per l’euro: la moneta unica avanza dello 0,18% a 1,1862 dollari. In Asia lo yen passa di mano a 104,3 (-0,2%).In agenda, oggi, si segnalano i dati sulla fiducia economica dell’Eurozona e le vendite di case esistenti negli Stati Uniti, mentre in Italia l’Istat rilascia i conti economici nazionali del 2019.Quotazioni del petrolio in flessione sui mercati asiatici. Sull’andamento del greggio pesa da una lato il potenziale ritorno della produzione di petrolio in Libia e il continuo aumento dei casi di coronavirus nel mondo ma dall’altro lato, la tempesta tropicale che ha colpito il Golfo del Messico, interrompendo una parte della produzione Usa. Così il Wti cede lo 0,22% a 41,02 dollari al barile e il Brent arretra dello 0,23% a 43,05 dollari al barile.  LEGGI TUTTO

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    Gualtieri: “Nel 2021 stop a cassa integrazione per tutti. Calo Pil nel 2020 sarà a una cifra”

    MILANO – Stop alla cassa integrazione per tutti come è accaduto nei primi mesi dell’emergenza.  “Escludo” per il prossimo anno “che ci sia la cassa integrazione generalizzata e gratuita per tutti, già ora la stiamo superando. Ci sarà la cassa” standard “e qualche elemento specifico per sostenere i settori più in difficoltà, ha detto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri intervenendo ad Assisi al ‘Cortile di Francesco’.Il ministro ha anche anticipato che la nota di aggiornamento al Def potrebbe slittare di qualche giorno visto che la data canonica, il 27 settembre, è una domenica. “Stiamo materialmente redigendo la Nadef che approveremo penso il 28 o il 29 di settembre in Consiglio dei ministri, essendo il 27 domenica”, ha detto confermando alcuni dei numeri circolati negli ultimi giorni.Il calo del PIlt “sarà a una cifra e sarà nettamente migliore di altri previsori e comunque è prudente perché già sconta l’incertezza del quarto trimestre. E’ sempre possibile un ulteriore peggioramento se la situazione” del contagio peggiorasse “ma anche un esito finale migliore se non ci sarà questo rallentamento che diamo per scontato”, ha sottolineato.Quanto all’utilizzo del Recovery Fund, il ministro ha ribadito che le risorse non potranno finanziare misure strutturali come un taglio delle tasse. “Noi vogliamo fare una riforma fiscale e proseguire sulla strada della riduzione sul lavoro e sull’impresa” ma “la riduzione delle imposte è una spesa strutturale, quindi non finisce quando finisce il recovery e non sarebbe una geniale azione di politica fiscale” abbassarle “per poi rialzarle”, ha detto Gualtieri ricordando che “le risorse del Recovery possono finanziare l’entrata a regime di riforme che possono avere un costo temporaneo. Quindi non ci saranno miliardi coperti dal Recovery, ma aiuterà a sostenere e finanziare l’entrata a regime della riforma fiscale, ad esempio migliorando il contrasto all’evasione e all’elusione fiscale” o “la digitalizzazione dei pagamenti”. LEGGI TUTTO

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    Ultime limature per la Nadef. Powell atteso al Congresso

    MILANO – Governo al lavoro sulle ultime limature della Nota di aggiornamento al Def. Il documento è un passaggio cruciale perché di fatto imposta la cornice entro la quale dovrebbe muoversi la prossima Legge di Bilancio, da presentare entro il 15 ottobre. Stando alle indiscrezioni degli ultimi giorni il governo prevede una caduta del Pil dell’8-9% nel 2020 con un rimbalzo di almeno quattro punti nel 2021. La Manovra invece dovrebbe attestarsi a quota 30 miliardi, con la metà delle risorse coperte grazie ai fondi del Recovery Fund.E il tema del Recovery Fund resta al centro anche del dibattito parlamentare con un nuovo ciclo di audizioni dedicato a questo tema e sullo stesso argomento  il responsabile dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, incontrerà giovedì i sindacati.Sulla sponda parlamentare, al Senato inizerà il voto sulla raffica di emendamenti presentati questa settimana al Decreto Agosto.  I gruppi avranno tempo fino a martedì alle 12 per indicare circa 500 emendamenti ‘segnalati’ sugli oltre 2.600 presentati, ovvero le proposte di modifica con le priorità sulle quali si chiede di concentrare l’attenzione.Sul fronte internazionale fari puntati sulle tre audizioni al Congresso del presidente della Fed, Jerome Powell, tra martedì e giovedì dopo che nella sua ultima uscita il banchiere centrale ha deluso le aspettative del mercato. Per capire meglio lo stato di salute dell’economia mondiale, l’appuntamento è per mercoledì, quando saranno diffusi gli indici Pmi Markit di Francia, Germania, Eurozona, Gran Bretagna e Stati Uniti. Mentre giovedì, con il Bollettino economico, la Bce ufficializzerà le sue nuove proiezioni.LUNEDI’ 21 SETTEMBRE- Abi: convegno “Basilea – Supervision, Risks & Profitability” con il direttore generale, Giovanni Sabatini.- Mef: il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, consegna il Premio San Matteo 2021 ai dipendenti dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli.- Istat: Ricerca e sviluppo in Italia, anni 2018-2020.- Fed: il presidente Jerome Powell apre l’evento “Fed listens”.MARTEDI’ 22 SETTEMBRE- Istat: conti economici nazionali 2019.- Recovery Fund: audizione della ministra della Pa, Fabiana Dadone, e di quella del Lavoro, Nunzia Catalfo, alla Camera.- Asvis: al via il Festival dello Sviluppo sostenibile.Partecipano, tra gli altri, la presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen; l’ad di Enel, Francesco Starace; le ministre dei Trasporti, Paola De Micheli, e dell’Innovazione, Paola Pisano.- Dl Agosto: al via l’esame in commissione Bilancio al Senato.- Banche: audizione dell’ad di Mps, Guido Bastianini, in commissione d’inchiesta sul sistema bancario.- Fed: audizione del presidente Jerome Powell in commissione Servizi finanziari della Camera.- Eurozona: fiducia dei consumatori a settembre.- Usa: vendita di case esistenti ad agosto.MERCOLEDI’ 23 SETTEMBRE- Terzo settore: convegno alla Luiss con la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo.- Recovery Fund: audizione della ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, alla Camera.- Confetra: assemblea annuale con la ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli.- Banche: audizione dei commissari della Banca popolare di Bari in commissione d’inchiesta sul sistema bancario.- Indice Pmi Markit: Francia, Germania, Eurozona, Gran Bretagna, Usa.- Fed: audizione del presidente della Fed, Jerome Powell, presso la sottocommissione sulla crisi provocata dal coronavirus alla Camera.- Spagna: Pil II trimestre.- Usa: scorte petrolifere.GIOVEDI’ 24 SETTEMBRE- Rider: tavolo governo-sindacati.- Istat: prezzi delle abitazioni nel II trimestre.- Istat: commercio estero extra-Ue luglio-agosto.- Recovery Fund: il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, incontra i sindacati.- Bce: Bollettino economico con proiezioni.- Germania: indice Ifo a settembre.- Fed: audizione del presidente di Jerome Powell in commissione Bancaria al Senato.- Usa: sussidi di disoccupazione settimanali.- Usa: vendita di nuove case ad agosto.VENERDI’ 25 SETTEMBRE- Istat: fiducia di consumatori e imprese a settembre.- Pensioni: incontro tra governo e sindacati- – Usa: ordini di beni durevoli ad agosto. LEGGI TUTTO

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    Def, il governo lavora alle nuove stime: dal 2021 debito in calo e rimbalzo del Pil tra il 4 e il 6 per cento

    ROMA –  Riduzione del debito, deficit contenuto intorno al 5-6 per cento del Pil, rimbalzo del Pil intorno al 4-6 per cento. Sono queste le prime cifre del 2021, ancora sotto stretta valutazione, che il Tesoro si avvia a presentare nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza attesa per il 27 settembre. Il debito di quest’anno, fissato dal Def di aprile scorso in pieno Covid a quota 155,7 dovrebbe crescere in modo contenuto, nonostante la crisi, a quota 158-159 per cento del Pil. Mentre la caduta del prodotto interno lordo di quest’anno dovrebbe fermarsi intorno all’ 8-9 per cento (rispetto al -8 previsto nella primavera scorsa). Una sostanziale tenuta resa possibile anche dall’ingente quantità di risorse, pari a circa 100 miliardi erogate all’economia con i tre decreti anti-Covid.Recovery Fund, la Commissione presenta le linee guida: focus su sette aree di interventodal nostro corrispondente ALBERTO D’ARGENIO LEGGI TUTTO

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    Decreto agosto, ossigeno per i pagamenti fiscali. Arriva la proroga al 30 ottobre

    ROMA –  Verranno prorogati al 30 ottobre con una maggiorazione dello 0,8 per cento i versamenti fiscali per il saldo Irpef annuale dei redditi del 2019 per chi ha “saltato” la scadenza del 20 agosto. È questo il contenuto di un emendamento promosso dal Pd e condiviso dalla maggioranza che entrerà nel decreto “Agosto” la prossima settimana, dopo la scadenza elettorale. La conferma è venuta dal viceministro dell’Economia Antonio Misiani (Pd). L’iniziativa ha soddisfatto i commercialisti che avevano minacciato uno sciopero per il timore di un ingorgo tra gli obblighi fiscali e che hanno ritirato l’agitazione. La proroga è indirizzata alle partite Iva che adottano gli Indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa, i “vecchi” studi di settore) e i contribuenti forfetari (dunque gran parte della platea). C’è inoltre un’altra condizione: potranno beneficiare della proroga solo coloro che nel primo semestre del 2020 hanno registrato una perdita del fatturato del 33 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. La proroga è sostanzialmente la terza, dovuta a mitigare la recessione dovuta all’epidemia: il termine originario del versamento era infatti il 20 luglio, ci fu poi una proroga al 20 agosto (con un maggiorazione dello 0,4) ed ora il rinvio ad ottobre. È passata senza grandi paure anche la data del 16 settembre, attesa con ansia perché avrebbe previsto il pagamento di tutti i versamenti sospesi in aprile e maggio per l’emergenza Covid. In questo caso il governo è già intervenuto con il decreto “Rilancio”  ha previsto la possibilità di effettuarli, senza applicazione di sanzioni e interessi, pagando la metà subito ed il resto rate oppure rateizzando sa subito in quattro tranche. Da ricordare anche il taglio del saldo Irap, in pagamento quest’anno, per le imprese fino a 250 milioni di fatturato per un totale di 4 miliardi che ha investito circa 2 milioni di imprese.  LEGGI TUTTO