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    Perdita del lavoro e malattie: ecco le nuove “paure” per le grandi aziende globali

    MILANO – La perdita di lavoro è il pericolo numero uno per le grandi aziende e i responsabili economici. La crisi finanziaria, che dominava la scena delle preoccupazioni nel 2019, scivola al terzo posto di un podio che vede irrompere – con un balzo di 28 posizioni – le malattie infettive come timore numero due. La pandemia di Covid e la conseguente crisi economica la fanno dunque da padrone, in ordine invertito, nella mappa dei Regional Risks for Doing Business 2020 redatta dal World Economic Forum, pubblicata nei giorni scorsi in collaborazione con Zurich e Marsh. “I rischi nelle prime posizioni sono per lo più legati all’economia”, spiegava una nota sul rapporto, “ma i rischi legati al clima stanno causando maggiore preoccupazione quest’anno, con le catastrofi naturali (risalite di sette posizioni), gli eventi meteorologici estremi (risaliti di cinque), la perdita della biodiversità e il collasso degli ecosistemi (risaliti di otto) e il mancato adattamento ai cambiamenti climatici (risalito di due) tra quelli preminenti. Altri cambiamenti significativi includono catastrofi ambientali attribuibili all’uomo (scese di sei posizioni), il fallimento della pianificazione urbana (sceso di sette) e gli attacchi terroristici (scesi di nove)”. Condividi   LEGGI TUTTO

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    Ritorno al lavoro, tra voglia di flessibilità e preoccupazione per la seconda ondata: i desideri degli italiani

    MILANO – Preoccupati di perdere il proprio posto per le conseguenze economiche della pandemia, i lavoratori italiani sono contenti di tornare in ufficio (65% dei casi) pur temendo la seconda ondata (oltre la metà) e lamentando un incremento delle diseguaglianze, ma d’altra parte sperano che sia l’occasione per raggiungere un maggior equilibrio verso la vita privata e si rendono conto nella quasi totalità dei casi che sia fondamentale per loro la formazione e la riqualificazione.Sono le principali evidenze che emergono da una ricerca di ManpowerGroup che ha analizzato le aspettative dei lavoratori sul ritorno a una nuova normalità, seconda ondata permettendo. Dalla ricerca emerge che “si accentuano sempre più le diseguaglianze fra i lavoratori che possiedono competenze più o meno ricercate dalle aziende. I primi possono accedere al lavoro da remoto, a miglioramenti nella retribuzione e ad un miglior equilibrio fra vita lavorativa e privata; mentre i secondi rischiano periodi di disoccupazione o cassa integrazione, tagli nelle retribuzioni e sono costretti al pendolarismo per recarsi sul posto di lavoro. Oltre la metà dei colletti bianchi intervistati si aspetta nei prossimi mesi un migliore equilibrio lavoro-vita privata; anche i profili del settore IT e Financial Services si aspettano condizioni lavorative favorevoli, mentre le previsioni dei professionisti del manifatturiero o delle vendite al dettaglio non sono positive”.In Italia si registra anche una forte diseguaglianza fra generi – spiega ManpowerGroup – Le donne che dopo il Covid-19 non lavorano più sono il doppio degli uomini (11% vs 5%) e quelle che hanno visto diminuire il proprio stipendio sono il 46% contro il 42% degli uomini. Inoltre, il 23% delle donne contro il 14% degli uomini, teme il ritorno sul posto di lavoro.A fronte delle diverse risposte del governo, spicca la relativa sicurezza propria dei tedeschi: ben il doppio degli intervistati in Germania sostiene che il Covid-19 non ha avuto alcun impatto sulla vita lavorativa (14% in Germania contro 7% negli altri Paesi). In Italia invece, ben il 19% dei lavoratori ha perso temporaneamente il lavoro.Come detto, gli italiani sono per due terzi felici di tornare in ufficio (anche se i Millennials e i lavoratori di grandi aziende sono più scettici), ma la flessibilità è un valore ormai entrato nel sangue: oltre il 50% degli intervistati preferirebbe recarsi in ufficio solo due o tre giorni a settimana, lavorando a distanza gli altri giorni. In Italia le priorità dei lavoratori post Covid sono: continuare a sviluppare le proprie competenze (93%), non perdere il proprio lavoro (90%), prendersi cura di sé (salute e benessere, 85%), mantenere condizioni di lavoro flessibile (83%).Da ultimo, la ricerca indaga la domanda di figure professionali: “È aumentata la richiesta di esperti di cyber security, data analysts, sviluppatori di app e software; all’emergere di nuovi ruoli, quali contact tracers, distance monitors e temperature checkers, si è registrato il calo di altri profili, soprattutto nei settori del trasporto aereo, dell’hospitality e dell’intrattenimento. I comparti più dinamici sono quelli connessi alla Business Transformation, alla Salute, alla Logistica ed all’E-commerce, mentre settori come le vendite, l’hospitality, l’intrattenimento e il commercio al dettaglio sono in calo. La crisi sta accelerando infine la domanda di hard e soft skills; continua ad essere molto alta la domanda di competenze in ambito cyber security, sviluppo di software, data analysis; insieme ad essa cresce costantemente la domanda di competenze trasversali”. LEGGI TUTTO