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    Prestiti e moratorie sui mutui, Antitrust ottiene più chiarezza da 12 tra banche e finanziarie

    Tempi certi per ottenere una risposta su prestiti agevolati e moratorie, informazioni chiare sugli interessi che si dovranno pagare quando sarà il momento di ricominciare a versare le rate. Antitrust è riuscita a ottenere questi due risultati da 12 tra banche e finanziarie. L’ha annunciato sul suo sito la stessa autorità spiegando di aver concluso con successo la “moral suasion” su Bnl, Banco Bpm, Creval, Ubi, Crédit Agricole, Credem, Monte dei Paschi, Banca Popolare di Sondrio, Creval, Bcc Pisa, Compass, Agos e Fiditalia. Le società hanno accettato di modificare i propri moduli informativi e i propri siti aggiungendo le informazioni mancanti. L’autorità ha ritenuto positivi gli interventi e, quindi, non avvierà quelle istruttorie che, spesso, portano a sanzioni per le società inadempienti.L’azione di Antitrust aveva lo scopo di garantire l’attuazione delle misure previste dai decreti Cura Italia e Liquidità. Vale a dire la sospensione delle rate del mutuo prima casa che si potrà richiedere ancora per tutta l’estate e il prestito agevolato fino a 30.000 euro per piccole e medie imprese, garantito dallo Stato al 100%. Se la situazione del richiedente non è perfetta, le banche si attaccano a ogni cavillo per non concedere il prestito all’impresa. Come abbiamo documentato possono bastare micro-pignoramenti o segnalazioni al Crif per debiti però già estinti per vederselo negare o attendere all’infinito una risposta che non arriva mai.Uno dei maggiori problemi, spiegano gli esperti, è che i Decreti governativi non impongono alle banche un tempo massimo per rispondere alle domande, né di motivare eventuali rifiuti. Una falla che ora Antitrust sta provvedendo a coprire. A proposito di tassi d’interesse applicati a fine moratoria, due finanziarie hanno specificato nei contratti che non conteggeranno gli interessi maturati durante il periodo di sospensione delle rate.A leggere i recenti dati della Banca d’Italia però la situazione si sta sbloccando. Secondo i dati diffusi lo scorso 29 luglio, le richieste di garanzia per finanziamenti a favore piccole e medie imprese sono 910.000 e quelle accettate sono l’87%; percentuale che sale al 93% per le domande di moratoria sui prestiti, che in totale sono finora 2,7 milioni.  LEGGI TUTTO

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    Rimborsi agli abbonati: come si stanno muovendo i 20 club di Serie A

    Sono oltre 350.000 i tifosi dei club di Serie A, abbonati allo stadio, che potrebbero non riavere mai indietro i soldi per le gare che non hanno visto, perché disputate a porte chiuse da quando il campionato ha riaperto dopo il lockdown. Si tratta circa di un terzo del totale pagato la scorsa estate al proprio club.Dei 20 club della massima serie solo uno, il Milan, provvederà a rimborsare i propri tifosi con modalità ancora da chiarire. Tutti gli altri emetteranno (o hanno già emesso) un voucher da spendere nella prossima stagione o in merchandising. Un’altra beffa, questa, visto che per molti, l’acquisto della maglia a campionato praticamente finito non ha più molto senso. Si salva solo chi aveva comprato il singolo biglietto per una partita che si è poi giocata a porte chiuse: in quei casi i rimborsi in denaro non vengono mai negati.È legittimo? Molti club, sui loro siti ufficiali, si affannano a spiegare che il voucher è la modalità di rimborso prevista dalla legge (il Dl Cura Italia, poi trasformato nella legge 27/2020) e c’è chi, come il Parma, sostiene che questa procedura sia un “obbligo”, come se il rimborso in denaro fosse diventato fuorilegge. In realtà, anche tra gli addetti ai lavori non è chiaro se le partite di calcio rientrino o no tra gli eventi contemplati dal Cura Italia. Non è un cavillo perché questa legge, all’articolo 88, dà la possibilità agli organizzatori di eventi musicali e culturali (oltre che ai vettori di trasporti) di fornire solo il voucher, senza dare possibilità di scelta al consumatore.Nella legge però non si parla di eventi sportivi ma di “spettacoli”. Qui le opinioni divergono. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori (Unc) sostiene che i club non possano appellarsi a questa legge: “Semplicemente perché non contempla gli eventi sportivi. Quindi il campo da gioco è il Codice civile che, all’articolo 1463, parla di ‘impossibilità sopravvenuta’. Se il professionista non può più fornire la prestazione, non può pretendere il pagamento. E se l’ha già incassato, lo deve restituire”. Dona critica anche un’altra prassi seguita da diversi club: quella di obbligare i tifosi a chiedere il voucher entro un termine di tempo ristretto. In molti casi i termini sono già scaduti.Maurizio Amerelli, giurista di Altroconsumo, pensa invece che tra gli spettacoli rientrino anche le partite di Serie A. Durante la conversione in legge del Dl Rilancio il Parlamento ha migliorato alcuni aspetti della normativa sui voucher, “ma solo per i viaggi e per i concerti, per i quali è ora previsto il riscatto del buono se, a scadenza, questo non è stato utilizzato. Per i tifosi di calcio, invece, cambia ben poco” spiega Amerelli.Nel frattempo Antitrust sta indagando su mezza Serie A per presunte violazioni dei diritti dei consumatori. In due procedimenti separati ma identici (uno nei confronti di Lecce e Brescia, l’altro verso Atalanta, Cagliari, Genoa, Inter, Lazio, Milan, Juventus, Roma e Udinese) l’autorità vuole capire se i club hanno diritto a negare i rimborsi in caso di chiusura dello stadio. Le clausole previste dai contratti di abbonamento di questi club, ipotizza Antitrust, potrebbero essere vessatorie. Le indagini sono partite prima dell’emergenza Covid ma oggi sembrano quanto mai attuali.Nel frattempo, ecco qual è la situazione rimborsi-voucher per i tifosi delle 20 squadre di Serie A.AtalantaIl club bergamasco finora è rimasto in silenzio. Non è questione di voucher o no: il club nerazzurro non ha mai chiarito se gli abbonati debbano essere rimborsati o no. Per ora parla chiaro il contratto di abbonamento (https://media.atalanta.it/wp-content/uploads/2020/01/TERMINI-E-CONDIZIONI-DUSO-201920.pdf): se la partita si gioca a porte chiuse, niente rimborso. Antitrust sembra pensarla diversamente.BolognaRimborso sì, con voucher spendibile entro 18 mesi. Si deve richiedere online. Sul sito ci sono tutte le istruzioni per farlo (https://www.bolognafc.it/biglietti/).BresciaNeanche le “rondinelle” hanno ritenuto di dover informare i propri tifosi sulla possibilità o meno di essere rimborsati per le partite a porte chiuse. Come per l’Atalanta, il regolamento prevede in modo chiaro che il rimborso non sia dovuto. Ai tifosi, che oltretutto devono digerire la retrocessione in Serie B, non resta che sperare nell’Antitrust.CagliariIl rimborso è garantito attraverso il sistema del voucher valido 18 mesi. Ma i tempi per chiederlo sono scaduti lo scorso 25 luglio (https://www.cagliaricalcio.com/news/ultimissime/19861/voucher-c-e-tempo-sino-a-sabato-25-per-richiederli?fbclid=IwAR2iiqZ5tRxXAp_ReJ6qa966__BfxK-FRwvGtljHbMQIBNW5_0CTYNjKooc). Per i tifosi che l’hanno ottenuto ci sono tre possibilità: spenderlo in biglietti o per il prossimo abbonamento oppure in maglie e attrezzature sportive della stagione in via di chiusura. In quest’ultimo caso il valore del buono raddoppia.FiorentinaAnche i viola danno la possibilità di rimborso solo attraverso voucher. Che, come spiega il club (http://it.violachannel.tv/vc13-dettaglio-breaking/items/id-09-07-2020_14-10-48_voucher-abbonamenti-1920.html), può essere richiesto entro il 18 agosto.GenoaIl club del Grifone ha optato per la linea dura. Niente rimborso in caso di gara a porte chiuse: questo è quanto previsto dal contratto di abbonamento (https://genoacfc.it/it/informative-abbonamenti-2019-20/). Bisognerà aspettare il verdetto di Antitrust per capire se la clausola è legittima.InterI nerazzurri finora non hanno rimborsato nessun abbonato e, a oggi, non è chiaro se questo avverrà mai. Il club ha promesso (https://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/inter/2020/07/27/news/inter_rimborsa_tifosi-263024011/?ref=RHPPRT-VS-I259962735-C4-P1-S2.4-T1) che a fine campionato farà loro sapere le modalità di rimborso per le gare non godute dal vivo.JuventusSì ai voucher, spendibili solo in biglietto o abbonamenti. Il club neo campione d’Italia per la nona volta consecutiva ha creato una sezione dedicata sul proprio sito (https://www.juventus.com/it/faq/abbonamenti-2019-20-voucher). L’Allianz Stadium è tra gli stadi più cari d’Italia. Il club calcola che il rimborso di un abbonamento in tribuna nord ammonti a 240 euro, per sole sette partite.LazioIl club biancoceleste ha comunicato da poco (http://www.sslazio.it/it/news/ultime-news/60349-voucher) di aver avviato le procedure di rimborso, attraverso voucher spendibile entro 18 mesi, che dureranno fino al 30 agosto. L’importo potrà essere speso in biglietti o abbonamenti per la prossima stagione oppure in merchandising. Chi sceglie quest’ultima modalità, però, ha diverse limitazioni: potrà fare acquisti solo in uno store e dovrà utilizzarlo per intero in un unico scontrino. Per queste ragioni l’Unc sta per inoltrare una segnalazione ad Antitrust.LecceAnche i tifosi del club salentino rischiano di non vedere un euro, che sia sotto forma di rimborso o di voucher. Il contratto di abbonamento dei giallorossi di Puglia non prevede questo diritto in caso di gare a porte chiuse e si attende il verdetto di Antitrust.MilanSe alle parole seguiranno i fatti il Milan sarà l’unico club di Serie A a rimborsare i propri abbonati per le sei gare non fruite dal vivo. I rossoneri l’hanno annunciato sul proprio sito (https://www.acmilan.com/it/biglietteria/rimborsi-2019-20) rimandando però la comunicazione di tutti i dettagli ai prossimi giorni.NapoliOk ai voucher, che dovranno essere utilizzati entro 18 mesi dalla loro emissione, ma per richiederli c’è tempo fino al 31 luglio (https://www.sscnapoli.it/static/news/Comunicato-Stampa-della-SSC-Napoli-su-rimborso-ratei-Abbonamenti-Stagione-201920-20562.aspx).ParmaI voucher sono stati emessi ma i tempi per richiederli sono scaduti (http://parmacalcio1913.com/info-rimborsi-abbonamenti).RomaIdem come sopra: i voucher, validi 18 mesi e cedibili a terzi, sono già stati emessi. Dal 23 luglio non è più possibile richiederli (https://www.asroma.com/it/biglietti/faqvoucher).SampdoriaAnche il club blucerchiato apre ai rimborsi solo sotto forma di voucher (https://www.sampdoria.it/modalita-di-rimborso-abbonamenti-2019-20-tutte-le-info-per-richiedere-il-voucher/). Si possono chiedere entro il 20 agosto, dureranno 18 mesi e saranno cedibili a terzi.SassuoloIl club emiliano finora non si è espresso in merito. Non è chiaro se i tifosi verranno rimborsati e in che modo.SpalLa procedura per ottenere il rimborso della parte di abbonamento non dovuto si è conclusa il 18 giugno scorso (https://www.spalferrara.it/vivavoucher/). Il club di Ferrara, ufficialmente retrocesso in Serie B, in un primo momento era entrato nel mirino dell’Antitrust insieme all’Hellas Verona ma, come il club scaligero, ha modificato le parti “vessatorie” del proprio contratto di abbonamento ottenendo l’archiviazione.TorinoI granata hanno annunciato (https://torinofc.it/biglietteria/acquisto/23783) che rimborseranno i propri abbonati per le partite non viste dal vivo, ma comunicheranno modi e tempi solo alla fine del campionato.Udinesel club friulano ha invece appena iniziato (https://www.udinese.it/tickets/rimborsi) la procedura di rimborso – con voucher – che terminerà il 10 settembre. Validità: 18 mesi.VeronaIl club gialloblù rimborserà gli abbonati (https://www.hellasverona.it/2020/07/18/rimborsi_abbonati_stagione_2019_20) attraverso voucher spendibili in due modi. Chi vorrà spendere il denaro in biglietti o abbonamenti dovrà fare richiesta a partire dal 18 agosto fino al 18 settembre 2020. Chi vorrà invece acquistare prodotti di merchandising lo può fare già dal 20 luglio fino al 16 agosto compreso. LEGGI TUTTO

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    Agricoltori nel mirino delle truffe: trattori inesistenti venduti online, rischi per migliaia di euro

    Agricoltori truffati per migliaia di euro, cifre che potrebbero bastare a mandare sul lastrico una piccola azienda. La fregatura corre sulla Rete e riguarda l’acquisto di trattori e altri mezzi agricoli. Mezzi che, in realtà, non esistono come non esiste la società che li vende. A denunciare questo nuovo fenomeno è il Centro europeo consumatori (Cec) che ha raccolto segnalazioni dall’Italia, dalla Francia e dall’Inghilterra.Il meccanismo della truffa è simile a quello che viene utilizzato – da anni – per le automobili. Prezzi molto competitivi su piattaforme di vendita specializzate, veicoli che non si trovano mai in Italia ma devono essere sempre spediti, comunicazioni in un italiano spesso pieno di errori. Gli acquirenti devono così versare sostanziose caparre – spesso con bonifico – prima ancora di vedere il trattore con la garanzia che, se si cambia idea, si riceverà indietro la somma. In alcuni casi i venditori sbandierano garanzie di sei mesi, quando le normative europee impongono un periodo minimo di due anni. Un altro elemento, questo, che dovrebbe far scattare il campanello d’allarme.Ma la truffa del trattore è ancora più raffinata: “I presunti venditori infatti sfruttano i dati di aziende realmente esistenti, con tanto di registrazione alle Camere di commercio, che però non hanno alcuna presenza online e sono del tutto ignare di cosa sta succedendo” spiega Julia Rufinatscha, consulente legale del Cec.Il Cec si è imbattuto nel caso di quattro clienti finiti nella rete di una presunta azienda con sede in Inghilterra. “Mentre due acquirenti avevano già effettuato un bonifico di diverse migliaia di euro – continua Rufinatscha – siamo stati in grado di informare tempestivamente due consumatori che nel caso della società inglese con sede a Perth si trattava di una truffa. I nostri colleghi in Inghilterra avevano infatti scoperto che la vera azienda, la cui identità è stata clonata dai truffatori, commercia in prodotti farmaceutici e non ha un sito web”, spiega l’esperta.A rendere ancora più pericolosa la truffa è il fatto che, durante lo scambio di email, i sedicenti venditori mandano anche una serie di link a forum o siti pieni di recensioni positive. Questi pareri sono falsi, oppure si riferiscono a una società omonima che ha subìto un furto di identità.Come detto, questi falsi annunci possono costare molto cari alle vittime. Il Cec parla di due aziende agricole francesi che hanno pagato rispettivamente 11.800 e 14.900 euro di acconto. In questi casi è molto difficile farsi restituire il denaro, perché versato su conti correnti che vengono chiusi nel giro di poco tempo da persone spesso difficili da rintracciare, se non dopo indagini che prevedono attività anche all’estero e che quasi mai vengono aperte. Per evitare che altri agricoltori cadano nella rete il Cec ha stilato una serie di indicatori da tenere d’occhio:Un prezzo di vendita significativamente più basso rispetto alle altre offerte;il sito web del venditore è stato creato di recente o non esiste;l’azienda reale che è stata clonata di solito non ha un proprio sito internet;i truffatori inviano volentieri documenti, quali gli estratti delle camere di commercio, per apparire attendibili. L’identità dell’azienda reale differisce solo nella descrizione dell’attività o nella forma di vendita;sono garantiti un periodo di prova, il trasporto e il diritto di restituzione con rimborso dell’intero prezzo di acquisto;il pagamento deve essere effettuato con strumenti di pagamento non tracciabili;ci sono errori di ortografia;il veicolo non può essere ispezionato in anticipo perché si trova in un altro Paese. LEGGI TUTTO