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    Farmacie online, nel 2020 giro d’affari da oltre 300 milioni

    La vendita di farmaci online ha avuto un boom nel 2020. Sono aumentati gli acquisti da casa ma è cresciuto anche il numero di esercizi che hanno scelto di sbarcare finalmente sulla Rete e ampliare il proprio bacino di utenza: oggi, in totale, sono oltre mille. I dati sono di Farmakom, azienda che realizza software di e-commerce proprio per farmacie. E sono numeri che aiutano a comprendere che anno sia stato, quello che stiamo vivendo.La pandemia, con tutte le restrizioni e la maggiore cautela con i contatti sociali, ha infatti spinto sempre più persone all’acquisto in Rete. Lo confermano i dati sull’e-commerce, che parlano di due milioni di nuovi consumatori online solo dall’inizio del 2020, e lo conferma l’analisi settoriale di Farmakom.Di fatto il 2020 si appresta a diventare l’anno con la maggior crescita di sempre, subito dopo il 2016. Perché proprio il 2016? Perché è l’anno in cui le farmacie hanno iniziato a poter vendere online anche i medicinali da banco e quelli senza prescrizione. L’aumento di punti vendita online è ininterrotto: 2016: 328 attività autorizzate2017: 508 (+54,8% rispetto all’anno precedente)2018: 664 (+30,7%)2019: 863 (+29,9%)Al 14 settembre 2020: 1060 (+22,8%)Calcolando che l’aumento si riferisce solo ai primi nove mesi dell’anno “si può ragionevolmente supporre che il 2020 sarà l’anno di maggiore crescita dopo il 2016” spiega Farmakom, che ha analizzato anche lo sviluppo mese per mese, rilevando come nelle prime settimane ci sia stato un picco di acquisti forse da ricondurre alle notizie sull’epidemia che, dalla Cina, si avvicinava sempre più verso l’Italia. Durante il lockdown non ci sono stati invece accelerazioni, “quanto una crescita importante, ma costante, coerente con l’evoluzione del comparto dell’e-commerce farmaceutico”.Come è facile immaginare, di pari passo è cresciuto anche il fatturato del settore. Le entrate erano 96 milioni nel 2017, 155 nel 2018, 240 nel 2019 e per il 2020 la stima è di un giro d’affari da 315 milioni di euro. Quattro regioni da sole superano il 60% delle attività online di tutto il Paese. E il primato spetta alla Campania con 194 farmacie online, seguita da Lombardia (131), Piemonte (117), Emilia Romagna (98) e Lazio (96). Ripercorrendo la (ancora breve) storia del settore, Farmakom rileva come Piemonte e Lombardia siano state il traino iniziale, con molte farmacie che si sono reinventate anche in Rete. Mentre dal 2018 la Campania ha avuto un’accelerazione repentina che l’ha portata a primeggiare. Una tendenza simile l’ha avuta anche il Lazio, che in meno di un anno e mezzo ha raddoppiato i numeri dei primi tre anni.E proprio al Covid i fondatori di Farmakom Andrea Mangilli, Massimiliano Misseri e Alberto Trussardi riconducono la buonissima performance del 2020: “Ciò che ha maggiormente influito sulla digitalizzazione del settore farmaceutico è stato il Covid-19 e il conseguente lockdown, che ha spinto molti esercizi commerciali – e non solo farmacie e parafarmacie – a prendere provvedimenti per riuscire lo stesso a vendere e a portare avanti l’attività. Una volta poi compresa la comodità del canale di acquisto online, molti italiani hanno continuato ad utilizzarlo anche nelle fasi 2 e 3, anche se in maniera leggermente inferiore rispetto al periodo di lockdown” per continuare anche in questa fase.Ma le tecnologie si evolvono e soprattutto si evolvono le esigenze dei consumatori. Ed è per questo che secondo i tre “ormai non basta più essere presenti online, ma ciò che viene richiesto ai commercianti è di essere al passo con i tempi, ad esempio offrendo alla propria clientela servizi come click&collect o la possibilità di venire aggiornati in tempo reale su eventuali sconti o promozioni”. LEGGI TUTTO

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    Acquisti contestati: Paypal introduce una “tassa” ai venditori che non rispondono ai clienti

    PayPal sta per introdurre alcune novità a favore dei consumatori. Dal 16 dicembre i venditori disonesti o semplicemente poco efficienti nel rispondere alle lamentele dei consumatori verranno colpiti nel portafoglio: 14 euro ogni volta che costringeranno un cliente a sporgere un reclamo ufficiale. E la tariffa sarà ancora più alta se sul venditore grava un numero elevato di contestazioni. Le nuove regole si applicheranno in caso di bene mai ricevuto oppure di merce non conforme a quanto mostrato online.Oggi funziona così. Quando un consumatore ha un problema, contatta anzitutto il venditore. Se non ottiene risposta o la risposta non lo soddisfa, può aprire una contestazione a PayPal (ovviamente, se ha pagato attraverso questo strumento) entro 180 giorni dal pagamento. A questo punto PayPal contatta il venditore, esortandolo a risolvere il problema con il cliente. Se anche questo tentativo va a vuoto, il cliente può trasformare la contestazione in reclamo. Una procedura in cui sarà a PayPal a decidere sulla base delle condizioni generali del proprio contratto. E la storia insegna che quasi sempre in questi casi l’esito è favore del consumatore, che viene rimborsato integralmente.Dal 16 dicembre le principali novità saranno due:Il lasso di tempo in cui il venditore deve fornire un riscontro a PayPal, nella procedura di contestazione, scende da 30 a 20 giorni;se dalla contestazione si passa al reclamo e questo viene chiuso a favore del cliente, PayPal addebita 14 euro al venditore. Una cifra fissa, dunque non modulabile a seconda dell’entità dell’acquisto. Se però il venditore ha effettuato più di cento transazioni nei tre mesi precedenti con un tasso di contestazioni superiore all’1,5%, la tariffa sarà più elevata, anche se non è stato comunicato di quanto.In più, spiega la consulente legale del Centro europeo consumatori Rebecca Berto, “in caso di pagamenti effettuati con QR code, sebbene siano effettuati in negozio, questi acquisti potranno godere della protezione acquirenti di Paypal” come se fossero avvenuti a distanza.A proposito del pacchetto di novità introdotte dalla società, Berto pensa che le nuove tariffe siano “più che una sanzione un incentivo ai commercianti e alle aziende affinché prestino più attenzione al cliente e diano riscontro alle segnalazioni dei consumatori”.“È una bella iniziativa, che spero possa fare scuola” dice Carlo Piarulli, responsabile nazionale del credito per Adiconsum. Piarulli aggiunge che c’è sempre più bisogno di protezione per il consumatore che acquista online “e i dati raccolti durante e poco dopo la fine del lockdown parlano chiaro: le segnalazioni di frode sono passate dal 4% all’8% del totale degli acquisti, per poi calare nei mesi successivi. Significa che, quando all’e-commerce si affacciano utenti con poca dimestichezza digitale, il rischio di incappare in truffe aumenta in modo sensibile”.Cambierà poco, invece, per i truffatori di professione che associano gli account PayPal a carte di debito e, una volta ottenuto il denaro di alcune vendite fraudolente, prosciugano il conto e spariscono. LEGGI TUTTO