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    Philip Morris Italia lancia a Roma la campagna nazionale #cambiagesto

    Prende il via su tutto il territorio nazionale la campagna di sensibilizzazione #cambiagesto contro la dispersione nell’ambiente dei mozziconi di sigaretta.La campagna, promossa e finanziata da Philip Morris Italia con il supporto di H+, E.R.I.C.A. e Retake, fa leva sul senso di responsabilità individuale, incoraggiando l’adozione di comportamenti virtuosi e sostenibili per l’ambiente.Dopo aver fatto tappa a Palermo, Firenze, Salerno, Livorno e Bari e aver coinvolto e sensibilizzato oltre 50.000 tra volontari e cittadini, con la collaborazione delle Istituzioni e di oltre 10 associazioni locali, la campagna arriva a Roma con un invito all’Italia intera a cambiare gesto per preservare l’ambiente e la bellezza dei nostri paesaggi. Ad oggi la campagna ha risparmiato all’ambiente circa 250.000 mozziconi e nei prossimi mesi proseguirà il suo tour nelle città di Padova (5-24 ottobre), Vercelli (26 Ottobre – 14 Novembre), Genova (16 – 29 Novembre) e Bologna (1-20 Dicembre), con l’obiettivo di continuare a sensibilizzare la società civile su questo tema e sull’importanza dei piccoli gesti per preservare l’ambiente, anche attraverso attività di raccolta e pulizia delle città e la distribuzione di porta mozziconi tascabili ai fumatori adulti.Il lancio nazionale della campagna avviene in occasione del #WorldCleanUpDay2020, la giornata mondiale della pulizia del mondo, durante la quale l’associazione Retake, partner della campagna, festeggia a Roma il decennale dalla nascita.La campagna ha già ottenuto il patrocinio di: Comune di Palermo, Comune di Salerno, Comune di Bari, Comune di Livorno, Regione Lazio, Comune di Roma e Comune di Padova LEGGI TUTTO

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    Plastica monouso, verso il divieto anche per bicchieri e palloncini

    “Grazie al grande lavoro che sta svolgendo il Parlamento, l’Italia è l’unico Paese a recepire la direttiva europea sul divieto dell’uso e getta estendendolo anche ai bicchieri e ai palloncini. Questa norma, che grazie al lavoro di Barbara Floridia, Pietro Lorefice, a tutta la commissione ambiente e della commissione europea del Senato, è stata approvata, ora va in Aula per l’approvazione nella legge delega europea”. Così il ministro dell’Ambiente Sergio Costa su Facebook sepigando che “la plastica usa e getta è un problema e va affrontato in modo drastico e deciso”. Fra poco più di tre mesi l’Europa dirà addio ai monouso in plastica, scatterà la Plastic Tax e saranno incrementati i nuovi percorsi sulla spinta del Green Deal per tentare di porre un freno all’inquinamento legato a questo materiale inquinante. In questo contesto, in un mondo che dovrà sempre più essere basato su riciclo, economia circolare e meno sprechi, dal primo gennaio 2021 entrerà in vigore la direttiva europea che vedrà vietati per esempio la vendita di piatti e stoviglie di plastica, ma anche di cannucce e  di prodotti vari non compostabili o biodegradabili. Ma non basta. “Tra i 6 e i 7 miliardi di bicchieri di plastica usa e getta – scrive il ministro Costa – vengono utilizzati in un anno solo in Italia, e rappresentano il 20% dei rifiuti marini in tutto il mondo. I palloncini sono uno dei maggiori pericoli per foche, tartarughe e uccelli marini. Per questo è importante e urgente ridurre l’usa e getta. Solo intervenendo nella nostra quotidianità abbiamo la possibilità di difendere il pianeta, perché abbiamo solo questo e dobbiamo tutelarlo. Esistono alternative, usiamole”.Con una stima fra 8 e 13 milioni di tonnellate di plastica che ogni anno continuano a finire negli oceani, l’associazione ambientalista Marevivo ha chiesto di fare un passo in avanti in più estendendo il divieto di plastica monouso anche per bicchieri e palloncini che inquinano i nostri mari. “Marevivo ringrazia i senatori Floridia, L’Abbate, La Mura, Moronese, Quarto e Lorefice, che hanno presentato su proposta dell’associazione ambientalista un emendamento alla direttiva europea SUP (single use plastics) per ampliare ai bicchieri e ai palloncini la disciplina sulle limitazioni e i divieti di vendita degli articoli in plastica monouso” scrive l’associazione.Per l’Italia sarebbe di fatto un ulteriore impegno in una lunga lotta alla mala gestione della plastica che è già passata, fra i primi in Europa, per il divieto dei sacchetti di plastica non biodegradabili sino al divieto di cotton fioc non compostabili e biodegradabili entrato in vigore già da inizio 2020. Ambiente LEGGI TUTTO

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    I vantaggi del distanziamento: una conferenza online produce tremila volte meno CO2

    IL DISTANZIAMENTO sociale potrebbe in qualche caso aiutare anche l’ambiente. Una prova evidente arriva da uno studio condotto dagli scienziati dell’Università di Leida nei Paesi Bassi, che ha stimato la riduzione delle emissioni serra nel caso di meeting e conferenze virtuali paragonate con quelle reali, in presenza. Il gruppo di astronomi di Leida, infatti, ha dovuto riorganizzare su internet la conferenza annuale dell’European Astronomical Society (Eas 2020), quest’anno prevista proprio nella città olandese. Nella sfortunata occasione della pandemia Covid-19, il team ha pensato di misurare e confrontare l’impronta sull’ambiente dell’organizzazione della conferenza nella sua versione online con quella dell’anno precedente, tenuta a Lione e svolta in presenza. Il risultato? L’evento da remoto è associato a un’emissione di gas serra ben tremila volte più bassa. Lo studio, pubblicato su Nature Astronomy, spinge a riflettere, nel futuro, su nuove modalità più eco-sostenibili per organizzare grandi eventi come questo. Condividi   LEGGI TUTTO

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    I rifiuti sono un bene prezioso?

    Le bucce di banana e le cannucce di plastica sono considerate spazzatura nella maggior parte del mondo. Per l’educatrice ambientale Lillygol Sedaghat invece, sono beni preziosi.
    Negli ultimi anni, l’Explorer del National Geographic ha girato il mondo per promuovere quello che ritiene essere il potenziale inespresso dei rifiuti. L’economia lineare, in cui le risorse sono trasformate in prodotti monouso, “non è più sostenibile”, afferma. Sedaghat mira a promuovere un’economia circolare, in cui “le risorse vengono massimizzate e gli scarti vengono ridotti al minimo”.
    Dal 2017 Sedaghat analizza uno dei sistemi di gestione dei rifiuti più efficiente al mondo: Taiwan ricicla quasi la metà dei suoi rifiuti urbani e ha ridotto la quantità di rifiuti inviati alle discariche a meno dell’1%, trasformando i rifiuti in plastica in custodie per telefoni cellulari e i rifiuti organici in fertilizzante. Per Sedaghat, questo è un ottimo esempio di economia a rifiuti zero. Il suo obiettivo?
    Che le persone “si rendano conto: a) che sono parte di un sistema che produce rifiuti, b) che possono fare la differenza e condurre uno stile di vita più sostenibile, [e] c) che i rifiuti che produciamo non scompaiono, vanno a finire da qualche parte e producono delle conseguenze su qualcuno”. 

    Questo articolo è stato pubblicato sul numero di dicembre 2019 della rivista National Geographic. LEGGI TUTTO

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    Squali balena, sono le femmine le regine dei mari

    Sono enormi, re e regine indiscussi dei pesci di tutti i mari per dimensioni. Ma maschi e femmine di squalo balena (Rhincodon typus) diventano grandi, così grandi, in modo e tempi diversi e per motivi diversi. E capirlo potrebbe aiutare a capire meglio i comportamenti di questi animali e a mettere in atto strategie di conservazione più mirate per questi pesci, considerate oggi una specie in pericolo. “Se sei un animale che cresce molto lentamente e impiega 30 anni o più per raggiungere la maturità, le probabilità che tu venga colpito da un disastro prima di avere la possibilità di accoppiarti sono abbastanza elevate. E questa è una preoccupazione reale per gli squali balena”, spiega in proposito Mark Meekan, biologo della Australian Institute of Marine Science che ha appena presentato con i colleghi uno studio in cui mostra come maschi e femmine della specie crescono diversamente. Con le seconde a salire sul podio dei pesci più grandi del mondo, raccontano dalle pagine di Frontiers in Marine Science. Per farlo Meekan e colleghi hanno monitorato la crescita nel corso di 10 anni di un gruppo di una cinquantina di squali balena presso la barriere di Nigaloo, nell’Australia Occidentale. Hanno utilizzato delle telecamere, grazie alle quali sono riusciti a identificare i diversi esemplari di squali, distinguendoli sulla base dei caratteristici puntini bianchi e delle strisce presenti sulla loro pelle.  Foto credits:Andre Rereuka/AIMSCondividi   LEGGI TUTTO

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    Facebook lancia la piattaforma per l'ambiente e il clima. Entro il 2030 emissioni zero per tutta la catena, fornitori inclusi

    SI CHIAMA Climate Science Information Center e avrà una missione complicata: quella di combattere dietrologismi, terrapiattismi, negazionismi e tutti gli “ismi” che avvelenano il dibattito scientifico sull’ambiente e il cambiamento climatico. Uno spazio dedicato su Facebook, anzi un vero e proprio hub informativo, che avrà massima rilevanza in termini grafici e che conterrà informazioni autorevoli prodotte e prelevate dalle principali organizzazioni ambientaliste e che lottano contro il riscaldamento globale in tutto il mondo. L’obiettivo è “collegare le persone con informazioni scientificamente fondate”, spiega il colosso di Menlo Park. Fra le cui pagine, nonostante tutto, continuano a circolare bufale, mezze verità, contenuti tendenziosi o del tutto infondati (non solo sui temi ambientali, ovviamente). Così, Facebook ha deciso di ingranare una nuova marcia, un po’ sulla falsa riga di quanto fatto con la pandemia da coronavirus (oltre due miliardi di persone hanno consultato le informazioni garantite dalle diverse autorità sanitarie tramite il social) ma spingendosi perfino oltre: fatti, prospettive e dati arriveranno anzitutto dall’Ipcc, l’Intergovernmental Panel on Climate Change e dalla rete globale di partner scientifici fra cui l’Unep, il programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, la statunitense Noaa, National Oceanic and Atmospheric Administration, la World Meteorological Organization e altri. Si parte anzitutto in Francia, Germania, Gran Bretagna e ovviamente Stati Uniti ma verosimilmente la piattaforma sarà disponibile a breve in molti altri mercati.  Condividi   LEGGI TUTTO

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    Google sarà “carbon-free” entro il 2030

    ROMA – Google si impegna a utilizzare energia ‘carbon-free’, senza emissioni di carbonio, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, entro il 2030. Lo annuncia Il Ceo della società, Sundar Pichai, in un post ufficiale. “La scorsa settimana molti di noi si sono svegliati con un cielo arancione nella California settentrionale a causa degli incendi che continuano a imperversare. La scienza parla chiaro, il mondo deve attivarsi ora per evitare le peggiori conseguenze del cambiamento climatico”, aggiunge Pichai stimando che l’impegno ambientale di Google genererà “oltre 20.000 nuovi posti di lavoro per l’energia pulita e nei settori associati, negli Usa e nel resto del mondo, entro il 2025”. “Alcuni anni fa un’inondazione ha devastato Chennai, la città in cui sono cresciuto”, scrive Pichai in un blogpost. “Vedere le immagini di quel luogo – che durante la mia vita aveva attraversato periodi di estrema siccità – ricoperta di acque alluvionali, ha davvero fatto sentire l’impatto del cambiamento climatico molto più vicino a casa. La scorsa settimana, molti di noi si sono svegliati con un cielo arancione nella California settentrionale a causa dei vicini incendi, che ora continuano a imperversare lungo la costa occidentale degli Stati Uniti. So che altre persone in Australia e Brasile hanno recentemente vissuto eventi simili, e purtroppo non saranno gli ultimi”.La scienza parla chiaro: il mondo deve attivarsi ora per evitare le peggiori conseguenze del cambiamento climatico, spiega il numero uno di Google. “Ci impegniamo a fare la nostra parte. La sostenibilità è stato un valore fondamentale per noi da quando Larry e Sergey hanno fondato Google vent’anni fa. Siamo stati la prima grande azienda a diventare carbon neutral nel 2007. Siamo stati la prima grande azienda a far coincidere il nostro consumo di energia con il 100% di energia rinnovabile nel 2017. Gestiamo il cloud globale più pulito del settore e come azienda siamo il maggiore acquirente del mondo di energia rinnovabile. Nel nostro terzo decennio di azione climatica, vogliamo fare un passo avanti verso un futuro carbon-free per tutti. Ecco come: abbiamo eliminato la nostra impronta di carbonio storica, già oggi. Siamo la prima grande azienda che si impegna a utilizzare esclusivamente energia carbon-free, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, in tutti i nostri data center e nei nostri campus nel mondo. È un obiettivo di gran lunga più complesso rispetto all’approccio tradizionale in cui si compensa l’utilizzo di energia con fonti rinnovabili, ma stiamo lavorando per raggiungere questo risultato entro il 2030”.La sfida, dunque, è eliminare l’impronta storica di carbonio. “Già oggi, abbiamo eliminato completamente la nostra impronta di carbonio (incluse le emissioni generate dalle nostre attività prima di diventare carbon neutral nel 2007), attraverso l’acquisto di compensazioni di carbonio di alta qualità, spiega Pichai. Questo significa che l’impronta di carbonio dell’intera vita di Google è ora pari a zero. Siamo felici di essere la prima grande azienda tecnologica ad aver raggiunto questo risultato”.Continua Pichai: “Fino a non molto tempo fa, era difficile immaginare una fornitura di energia elettrica senza emissioni di carbonio 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 – in parole semplici, il vento non soffia in continuazione e l’energia solare non è disponibile di notte. Ma grazie all’evoluzione della tecnologia – e con le corrette norme istituzionali – la promessa di energia pulita 24/7 sarà presto a portata di mano. Google investirà in approcci che rendano possibile rifornirsi di energia carbon-free in qualunque luogo, a qualunque ora del giorno. Per fare questo, accoppieremo per esempio fonti di energia eolica e solare, e aumenteremo l’uso delle batterie di stoccaggio. Stiamo inoltre lavorando all’applicazione dell’intelligenza artificiale per ottimizzare la nostra domanda di elettricità e le previsioni di utilizzo. Queste iniziative aiuteranno a creare 12.000 posti di lavoro entro il 2025. Pensiamo che il nostro impegno possa accelerare la disponibilità di energia pulita per le persone in tutto il mondo, aiutando a risolvere quelle sfide che hanno finora impedito l’uso costante e duraturo di queste risorse.Lo sforzo di Google non sarà solo autoreferenziale, ma si articolerà in una serie di iniziative per aiutare industrie e città a investire sull’energia pulita. “Con una serie di investimenti, renderemo disponibili 5 gigawatt di nuova energia carbon-free nelle principali aree industriali entro il 2030”, promette Pichai. “Ci aspettiamo che questo stimolo genererà oltre 5 miliardi di dollari di investimenti in energia pulita, e oltre 8.000 posti di lavoro. La quantità di emissioni che verranno evitate in questo modo equivale a togliere dalla strada un milione di automobili ogni anno”. Poi le aree metropolitane. “Le città creano il 70 percento delle emissioni nel mondo. Il nostro Environmental Insights Explorer aiuta più di 100 città a tracciare e ridurre le emissioni dei propri edifici e mezzi di trasporto, e a massimizzare il loro utilizzo di energia rinnovabile, informandole sul loro potenziale di energia solare. Oggi estendiamo questo strumento a 3.000 città a livello globale. Ci impegniamo anche ad aiutare oltre 500 città e governi locali a ridurre le proprie emissioni di carbonio per un totale di 1 gigatone all’anno entro il 2030 – è l’equivalente delle emissioni di carbonio di un Paese grande come il Giappone”.E poi iniziative comuni con i partner tecnologici. “Oltre il 10 percento dell’uso energetico degli Stati Uniti proviene dal riscaldamento e raffreddamento degli edifici commerciali. Il machine learning ha ridotto del 30 percento l’energia usata da Google per raffreddare i propri data center, e ora DeepMind e Google Cloud renderanno questa soluzione tecnologica disponibile a livello globale per aeroporti, centri commerciali, ospedali, data center e altre strutture. Le associazioni nonprofit, le organizzazioni sociali e le università hanno a loro volta un ruolo chiave. Stiamo lavorando con una rete di organizzazioni per l’ambiente, come Crowther Lab, a un approccio scientifico per la riforestazione e la restaurazione del patrimonio boschivo. E in Europa avvieremo una Impact Challenge di Google.org da 10 milioni di euro per supportare le idee più promettenti e i progetti a favore della sostenibilità, selezionati da esperti indipendenti”. Infine gli utenti. “I prodotti di Google – conclude Pichai – stanno già aiutando le persone a fare scelte più sostenibili nella vita quotidiana, che si tratti di usare Google Maps per ottimizzare gli spostamenti oppure attraverso Google Flights che propone le opzioni di volo a minore impatto ambientale. Possiamo offrire molti altri strumenti e informazioni, e il nostro obiettivo è trovare nuovi modi in cui i nostri prodotti possano aiutare 1 miliardo di persone a fare scelte più sostenibili entro il 2022”. LEGGI TUTTO

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    Raccolta differenziata, l’Italia è ben lontana da obiettivi che doveva raggiungere nel 2012

    Nel 2018 (ultimo dato disponibile), in Italia sono stati prodotti 30,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani: il 22% sono stati depositati nelle discariche e il 18 % smaltiti negli inceneritori. La raccolta differenziata, sempre ai dati del 2018, ha coperto il 58% del totale, una quota ben lontana (oltre 7 punti percentuali) dall’obiettivo che doveva essere raggiunto nel 2012 (65%).
    Le regioni virtuose: solo 7 su 20
    I dati diffusi da Openpolis sono impietosi e segnano una pesante sconfitta della raccolta differenziata in Italia. Ma c’è di più: la media nazionale non è sufficiente a fotografare una situazione che, a livello regionale e nelle differenze tra nord e sud appare ancora più drammatica. Solo 7 Regioni su 20, infatti, hanno raggiunto la quota di raccolta differenziata che era prevista nel 2012. Se il Veneto registra la percentuale più alta, la differenza tra Regioni del nord e quelle del Sud è eclatante: in Sicilia c’è un divario, rispetto alle zone virtuose del Settentrione, del 44,3 %. Le regioni più in arretrato nella raccolta differenziata, oltre a Sicilia (solo il 29,5%), sono Molise (38,4%) e Calabria (45,2%). Basti pensare che il Veneto ricicla il 73,8% dei rifiuti urbani, il Trentino-Alto Adige il 72,5% e la Lombardia il 70,7%.

    Rifiuti elettronici, il 2019 è stato un anno record. Ma solo il 17% viene riciclato
    di CLAUDIO GERINO
    Scendendo invece nel dettaglio delle province, il quadro, pur conformandosi ai dati regionali, appare ancora più sconcertante: più della metà non raggiunge l’obiettivo prefissato per il 2012. Però, in questa situazione, emergono forti discrepanze anche nelle regioni settentrionali, dove diverse province piemontesi, ligure e lombarde (Pavia al 51,5% e Sondrio al 55,8%, ad esempio), non si avvicinano a quel 65 % previsto sei anni fa. Rispetto però alle medie regionali, alcune province del Centro-sud appaiono “virtuose”, soprattutto nelle Marche, in Toscana e in Umbria. Nel Meridione, la provincia di Chieti segna un 69,4% di raccolta differenziata, Benevento addirittura un 70,6%. In Sardegna tutte le province (ad eccezione di Cagliari che si ferma al 57,8%) hanno già raggiunto – sia pure in ritardo – gli obiettivi fissati nel 2012. Fanalino di coda della raccolta differenziata è la provincia di Palermo, con un 19,9%, la quota più bassa in Italia.

    Rifiuti, italiani più attenti all’ambiente: cresce la raccolta differenziata (+7,4%)

    Se si scende poi nel dettaglio dei Comuni, la sensazione di una raccolta differenziata efficiente, è quella a “macchia di leopardo”. I dati forniti da Openpolis si fermano al 2017, ma evidenziano che, ad esempio, Napoli è diventata la città con la maggiore crescita di raccolta differenziata, (+12 punti percentuali, dal 22% del 2014 al 34% del 2017, comunque ben lontana dagli obiettivi prefissati). Nei comuni settentrionali, invece, a sorpresa, molti non segnano incrementi significativi, come ad esempio Torino che passa dal 41,5% del 2014 al solo 44,6% del 2017.
    Dove cresce la differenziata
    Nonostante l’esempio non confortante di Torino, nelle 5 città più popolose la raccolta differenziata è comunque aumentata: Milano rappresenta la situazione migliore, con un 57,8%, ma anche in questo caso siamo ben lontani da quel 65% che doveva essere raggiunto nel 2012. L’eccezione, ancora una volta, la fa Palermo in cui la raccolta differenziata, nella città metropolitana, è ferma al 13.8%. Openpolis non analizza le cause di questi ritardi, né si addentra sulle responsabilità amministrative locali e nazionali, limitandosi a fare una fotografia (peraltro su dati che – non per colpa loro – sono arretrati) della situazione.
    Gli impianti: pochi e mal distribuiti
    Un approccio quantomeno ai problemi di gestione dei rifiuti viene invece da uno studio Centro di economia e regolazione dei servizi, dell’industria e del settore pubblico (Cesisp) della Bicocca (qui il .pdf), in vista del fatto che l’Italia dovrà presentare nei prossimi mesi una pianificazione strategica sia nazionale che regionale per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Europa. Il report rileva che in Italia ci sono pochi impianti per la raccolta e il riciclaggio dei rifiuti e che, soprattutto sono anche mal distribuiti.

    Rifiuti elettronici, il 2019 è stato un anno record. Ma solo il 17% viene riciclato
    di CLAUDIO GERINO
    Il rapporto, incentrato sulla gestione dei rifiuti urbani, spiega infatti che “rispetto ai nuovi obiettivi ambientali stabiliti nel nuovo pacchetto di economia circolare al 2035 – 65% di raccolta differenziata e 10% di conferimento in discarica – la situazione regionale italiana presenta (come già evidenziato da Openpolis, n.d.r) un forte divario con regioni settentrionali che hanno già raggiunto gli obiettivi comunitari e regioni meridionali che presentano gravi ritardi”.Secondo gli autori della ricerca, nella programmazione della gestione nazionale e regionale dei rifiuti si rischia di generare delle forti diseconomie di scala nello sviluppo di nuovi impianti. In molti casi potrebbero emergere dei costi maggiori paradossalmente nelle regioni attualmente più virtuose.Per gli esperti della Bicocca “va promossa una convergenza di tutte le regioni italiane a quelle più virtuose (performance: 69,93% raccolta differenziata, 6,57% conferimento in discarica) attraverso una programmazione che stimi un incremento potenziale della capacità di trattamento di circa un Mln/Tonnellate e della capacità di termovalorizzazione di circa 2,7 Mln/Tonnellate”.Il rapporto spiega che “congiuntamente all’incremento della raccolta differenziata, si potrebbe verificare un eccesso di capacità installata in impianti di trattamento meccanico-ecologico per quasi 5 milioni di tonnellate, qualora si riducesse di 4,5 milioni di tonnellate il conferimento dei rifiuti urbani in discarica”.In questo contesto, sottolinea ancora il rapporto, “per raggiungere i risultati delle tre regioni best performer (Lombardia, il Friuli-Venezia Giulia e il Trentino Alto-Adige, ndr) sarà necessario che le altre regioni riducano complessivamente il conferimento in discarica di circa 4,5 milioni di tonnellate. La riduzione dell’utilizzo della discarica dovrebbe essere controbilanciata da un incremento della capacità di trattamento negli impianti di termovalorizzazione di oltre 2,5 milioni di tonnellate oltre che da un aumento di oltre 1 milione di tonnellate di rifiuti in impianti di trattamento della Frazione organica di rifiuti solidi urbani. Inoltre, appare opportuna una riflessione sugli impianti di trattamento meccanico-biologico che trattano cinque milioni di tonnellate di rifiuti in eccesso rispetto a quanto essi dovrebbero avere se tutte le regioni operassero su efficienze uguali a quelle delle regioni virtuose”. LEGGI TUTTO