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    Vertice 5G a Palazzo Chigi: “Standard sicurezza elevati, ma consapevoli rischi”

    Riunione di governo, durata circa due ore, per definire la linea dell’esecutivo sul tema. L’assetto normativo italiano è stato giudicato “ben strutturato”, ma si è parlato anche “dei potenziali rischi connessi alle nuove tecnologie”. Inoltre “si è convenuto che appare assolutamente prioritario perseguire una strategia di indipendenza tecnologica nell’ambito dell’Unione europea”

    Si è tenuta a Palazzo Chigi una riunione di governo convocata dal premier Giuseppe Conte sul tema del 5G. Il vertice, per definire la linea dell’esecutivo sul tema, è durato circa due ore. L’incontro, hanno spiegato fonti dell’esecutivo, è servito per fare il punto sullo stato della legislazione italiana, con particolare attenzione all’attuazione delle varie previsioni legislative mirate a rafforzare il sistema di difesa e sicurezza nazionale rispetto ai servizi di comunicazione 5G. L’assetto normativo italiano è stato giudicato “ben strutturato”, ma si è parlato anche “dei potenziali rischi connessi alle nuove tecnologie”.

    Il vertice sul 5G a Palazzo Chigi

    Smartphone 5G, entro la fine del 2020 saranno 278 milioni

    Al vertice hanno partecipato i capi delegazione di maggioranza Dario Franceschini, Alfonso Bonafede, Roberto Speranza, Teresa Bellanova, i ministri Roberto Gualtieri, Luigi Di Maio, Enzo Amendola, Stefano Patuanelli, Lorenzo Guerini e il sottosegretario Riccardo Fraccaro. Il confronto arriva a pochi giorni dalla visita in Italia del segretario di Stato americano Mike Pompeo ed è servito a fare il punto sul ruolo di Huawei, su cui in maggioranza si registrano diverse sensibilità, ma anche per portare avanti la discussione sul progetto della rete unica.

    Assetto normativo italiano “ben strutturato”

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    “Il confronto – hanno spiegato fonti di Palazzo Chigi – ha condotto a una condivisa valutazione positiva dell’assetto normativo di cui l’Italia si è dotata negli ultimi tempi, che appare ben strutturato, orientato alla definizione e prescrizione di standard di sicurezza molto elevati e idoneo a garantire un adeguato livello di protezione delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di rilevanza strategica”. Inoltre, hanno aggiunto le fonti, “si è convenuto che appare assolutamente prioritario perseguire una strategia di indipendenza tecnologica nell’ambito dell’Unione europea, con pieno impegno del governo italiano a operare per assicurare il più pieno coordinamento delle varie iniziative europee adottate sia a livello legislativo sia a livello di realizzazione delle infrastrutture tecnologiche”. Nella riunione, comunque, si è anche “condivisa la piena consapevolezza dei potenziali rischi connessi alle nuove tecnologie” e si è parlato “della necessità di adottare sempre nuove iniziative che rafforzino il livello di protezione, avendo come primario criterio di riferimento la tutela della sicurezza nazionale”.

    La precisazione sul “super cashback”
    Intanto, fonti vicine al governo sono intervenute anche sul tema “super cashback”. Nelle scorse ore il premier Conte aveva parlato di 3mila euro di “super caschback” per i primi 100mila cittadini che usano maggiormente la carta di credito. Per questo meccanismo conterà il numero di operazioni e non la cifra, per cui cinque caffè equivarranno a cinque borse di lusso, hanno precisato le fonti.

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    Papa: Becciu fuori da Cause Santi e dal cardinalato

    La ‘bomba’ in Vaticano scoppia all’ora di cena, con l’uscita di un, a dir poco inatteso, Bollettino della Sala stampa vaticana. “Oggi, giovedì 24 settembre, il Santo Padre ha accettato la rinuncia dalla carica di Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi e dai diritti connessi al Cardinalato, presentata da Sua Eminenza il Cardinale Giovanni Angelo Becciu”. Non riferisce altro la comunicazione, inconsuetamente diffusa in serata. E secondo quanto si è potuto apprendere, la decisione del Papa è stata comunicata appena poco prima dallo stesso Bergoglio a Becciu in una udienza-choc.
    L’Espresso, ecco i motivi delle dimissioni di Becciu  – C’e’ anche l’utilizzo dei soldi dell’Obolo di san Pietro, il fondo raccolto per le opere di aiuto ai poveri, fra i motivi delle improvvise dimissioni del cardinale Angelo Becciu: lo sostiene l’Espresso, in un’anticipazione del numero in uscita domani. Secondo il settimanale, c’era “un vero e proprio metodo che ha contraddistinto la Segreteria di Stato sotto la direzione del cardinale Angelo Becciu”. Cosa che non e’ piaciuta a papa Francesco. L’allora monsignor Becciu aveva affidato “l’intera cassa vaticana al finanziere Enrico Crasso, ex Credit Suisse”, il quale “ha indirizzato gli investimenti vaticani verso fondi speculativi con sede in paradisi fiscali”. Inoltre, da sostituto della segreteria di stato, Becciu “avrebbe chiesto e ottenuto per ben due volte dalla Conferenza Episcopale Italiane e una volta dall’Obolo di San Pietro un finanziamento a fondo perduto in favore della cooperativa Spes, braccio operativo della Caritas di Ozieri, provincia di Sassari, di cui titolare e rappresentante legale è il fratello Tonino”.

    E’ la prima volta da quando Bergoglio è Pontefice che un porporato di Curia rinunci, oltre all’incarico nel proprio Dicastero, ai “diritti” connessi al cardinalato. Angelo Becciu, creato cardinale proprio dallo stesso papa Francesco, non ha avuto il tempo di rientrare nel suo appartamento stasera che la notizia della sua “rinuncia” era già stata pubblicata ufficialmente con il bollettino della sala stampa.
    Becciu, dopo una carriera da nunzio apostolico, è stato a lungo Sostituto in Segreteria di Stato e al compimento dei 70 anni aveva ricevuto la berretta cardinalizia da Francesco, come prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. La sua clamorosa rinuncia, su cui non si hanno al momento altre comunicazioni ufficiali, non può non essere collegata con l’affaire dell’immobile di pregio della Segreteria di Stato a Londra, in Sloane Avenue, il cui acquisto era stato avviato nel periodo in cui lo stesso Becciu era il numero due del più importante dicastero della Curia romana, e su cui è da tempo in corso un’inchiesta della magistratura d’Oltretevere. LEGGI TUTTO

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    Comunali: definitivo dato Reggio Calabria, attesa di 60 ore

    (ANSA) – REGGIO CALABRIA, 24 SET – Si è concluso in serata lo spoglio delle schede delle comunali a Reggio Calabria, dopo quasi 60 ore dall’apertura delle urne. Risultato definitivo che non cambia quanto già si sapeva da martedì pomeriggio e cioè che andranno al ballottaggio il candidato di centrosinistra, il sindaco uscente Giuseppe Falcomatà, che ha ottenuto il 37,17% dei consensi, e quello del centrodestra, indicato dal leader della Lega Matteo Salvini, Antonino Minicuci, con il suo 33,69%.    Al terzo posto l’ex componente della segreteria nazionale del Pd ed ex assessore della Giunta Falcomatà, Angela Marcianò, sostenuta da liste civiche e dal Movimento sociale. Solo il 2,40% per il candidato 5 Stelle Fabio Foti, mentre il massmediologo Klaus Davi ha ottenuto il 4,68%. (ANSA).    LEGGI TUTTO

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    Dai governisti ai “puristi”, ecco galassia M5S

    “La nuova galassia M5S? Io parlerei più di bing bang…”. Con una battuta, Sergio Battelli, deputato della prima ora, descrive così lo status quo delle correnti del M5S. Le categorie “correntizie” di pochi mesi fa si sono quasi totalmente azzerate. Eppure, una mappa, sia pur provvisoria, della galassia M5S c’è. Fino agli Stati Generali, quando tutto potrebbe cambiare di nuovo.
    GOVERNISTI: è l’ala prevalente nel M5S, un macro-insieme che include diverse anime. Ad accomunarle c’è l’obiettivo di un’alleanza con il Pd, anche in vista delle Comunali 2021. Tra le sotto-correnti del governismo a 5 Stelle, quattro sono quelle principali: I “dimaiani”- E’ il gruppo vicino a Luigi Di Maio, il maggiore numericamente. Ci sono “big” come Alfonso Bonafede, Sergio Costa, Laura Azzolina, Vincenzo Spadafora, Laura Castelli, Giancarlo Cancelleri, Laura Agea, Stefano Buffagni, Manlio Di Stefano, Mirella Liuzzi. Alla Camera, tra i “dimaiani” ecco Luigi Iovino, Francesco D’Uva, Anna Macina, Michele Gubitosa, Andrea Caso, Cosimo Adelizzi, Iolanda Di Stasio, Leonardo Donno. Al Senato, dove la “presa” di Di Maio è minore, si contano Sergio Puglia, Sergio Vaccaro, Ettore Licheri.  Gli “autunomi” – Sono governisti, pro-alleanze ma non nell’inner circle del titolare della Farnesina. Al governo sono Stefano Patuanelli, Fabiana Dadone o Pier Paolo Sileri. Alla Camera ecco il capogruppo Davide Crippa o Sergio Battelli. Al Senato “capofila” è Paola Taverna che, tra i parlamentari a lei più vicini, può contare su Emanuele Dessì, Alessandra Maiorino o Laura Bottici. Tradizionalmente vicino a Taverna (ma considerabile anche come “dimaiano”) è Fabio Massimo Castaldo, vice presidente del Parlamento Ue. Sempre tra gli autonomi vanno annoverati gli attivisti della primissima ora, quelli fedelissimi al verbo di Beppe Grillo. Tra questi ci sono Andrea Cioffi, Gianluca Castaldi, Alberto Airola o Elio Lannutti. Gli “anti-Rousseau” – E’ un gruppo trasversale, numericamente folto, che attinge nell’area vicino a Di Maio come in quella a Roberto Fico. A fare rumore, nelle ultime ore, è la mozione “Parole Guerriere”, think tank guidato da Dalila Nesci che conta su diversi esponenti: da Carlo Sibilia a Giorgio Trizzino, da Diego De Lorenzis a Azzurra Cancellerie.I “fichiani” – Gli ex ortodossi, oggi, sono tra i fan più decisi dell’alleanza con il Pd e fanno a capo a Roberto Fico. Al governo il putno di riferimento è Federico D’Incà. Alla Camera ecco Riccardo Ricciardi, Gilda Sportiello, Giuseppe Brescia o Luigi Gallo. Nel Lazio “pesa” l’endorsement di Roberta Lombardi.
    I PURISTI:Sono scettici nei confronti di un’alleanza con il Pd, anti-Mes e difensori del ruolo della piattaforma Rousseau. Tra i punti di riferimento ci sono, Davide Casaleggio e Alessandro Di Battista. L’ex deputato, oltre ad Antonella Laricchia in Puglia, nei gruppi può contare su Barbara Lezzi, ma forse anche su Giulia Grillo, Alvise Maniero o Raphael Raduzzi. A Bruxelles punto di riferimento è Ignazio Corrao. “Casaleggiana” doc è Enrica Sabatini, responsabile ricerca e sviluppo di Rousseau.
    IL SIMBOLO E L’ ASSOCIAZIONE: potrebbe essere il “nodo dei nodi”, nel caso lo scontro interno arrivi ai massimi livelli. Il nuovo Statuto del Movimento, varato nel dicembre 2017, ha dato vita ad una terza Associazione M5S, in cui Di Maio e Casaleggio figurano come fondatori. Il simbolo è concesso in uso dalla precedente associazione M5S. Ovvero da Beppe Grillo.    LEGGI TUTTO

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    5G: a via il vertice di Conte con i ministri a Palazzo Chigi

    E’ iniziata a Palazzo Chigi la riunione di governo convocata dal premier Giuseppe Conte sul tema del 5G. Al vertice partecipano i capi delegazione di maggioranza Dario Franceschini, Alfonso Bonafede, Roberto Speranza, Teresa Bellanova, i ministri Roberto Gualtieri, Luigi Di Maio, Enzo Amendola, Stefano Patuanelli, Lorenzo Guerini e il sottosegretario Riccardo Fraccaro.
    Il confronto avviene a pochi giorni dalla visita in Italia del segretario di Stato americano Mike Pompeo, per definire la linea del governo sul 5G e il ruolo di Huawei, su cui in maggioranza si registrano diverse sensibilità, ma anche – viene spiegato – per portare avanti la discussione sul progetto della rete unica.    LEGGI TUTTO

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    M5S: Crimi a assemblea, 3 ipotesi nuova leadership

    LA PARTITA NEL MOVIMENTO

    Il primo scenario prevede la votazione, su Rousseau, di un capo politico unico. Il secondo una leadership collegiale, da votare sempre online ma con previo cambio di Statuto. Il terzo scenario porta ad un percorso, che parte dai territori, per gli Stati Generali. M5S: su proposte Crimi consultazione gruppi via mail

    Referendum e regionali: D’Alimonte: ecco chi vince e chi perde

    Il primo scenario prevede la votazione, su Rousseau, di un capo politico unico. Il secondo una leadership collegiale, da votare sempre online ma con previo cambio di Statuto. Il terzo scenario porta ad un percorso, che parte dai territori, per gli Stati Generali. M5S: su proposte Crimi consultazione gruppi via mail

    24 settembre 2020

    4′ di lettura
    Tre scenari per il futuro del M5S. È quello che ha proposto, a quanto si apprende, il capo politico M5S Vito Crimi introducendo l’assemblea congiunta dei gruppi del Movimento. Il primo scenario prevede la votazione, su Rousseau, di un capo politico unico. Il secondo una leadership collegiale, da votare sempre online ma con previo cambio di Statuto. Il terzo scenario porta ad un percorso, che parte dai territori, per gli Stati Generali. Un percorso inclusivo che, si spiega, coinvolgerebbe anche eletti locali ed europarlamentari.
    La consultazione tra i deputati e senatori M5S sulle tre ipotesi proposte da Crimi per il futuro del Movimento, a quanto si apprende, avverrà via mail. La consultazione si svolgerà nelle prossime ore mentre, in assemblea, non ci sarà un voto in presenza.

    M5S: fonti, se Stati Generali partenza entro ottobre

    Il terzo scenario proposto da Crimi, sempre a quanto si apprende, prevede che, entro il 15 ottobre, partano le assemblee territoriali dal basso per proporre l’agenda dei temi. Al contempo si prevede la costituzione di una “commissione” composta da vari soggetti (parlamentari, regionali, comunali, ect) che elabori le proposte e formuli i documenti su cui avviare consultaizone in rete. La commissione, una volta costituita, utilizzando il lavoro svolto nelle assemblee territoriali e i documenti pervenuti, predisporrà una sintesi delle questioni su cui l’assemblea degli iscritti del Movimento si ritiene debba esprimersi.

    Se Stati Generali su leadership voto finale online

    La terza ipotesi prevede un percorso per gli Stati Generali e la possibilità, per gli iscritti al Movimento, di esprimersi su due temi: questioni organizzative che dovranno essere oggetto di una votazione (tra cui il nuovo modello di direzione del Movimento); eventuali questioni che necessitano di un approfondimento, che potranno essere oggetto di valutazioni in ulteriori step. Le questioni che dovranno essere oggetto di votazione – si apprende ancora – saranno sottoposte al capo politico che ne proporrà la consultazione online.

    Crimi: percorso dal basso, urgente tema governance

    «Chiedevate un percorso dal basso ed è quello che sta avvenendo – avrebbe detto Crimi nel suo intervento in assemblea -. Non state vedendo un post direttamente sul blog con una decisione. L’idea è che siano i portavoce che scelgono autononamente singoli soggetti per la commissione (per gli Stati Generali, ndr). Non avrete un uomo che da la soluzione.Gli Stati Generali sono un percorso. Ci sono due livelli, uno più urgente, la governance. Serve l’avviamento per dare carburante al percorso, e lasciare il confronto sui temi a un approfondimento maggiore», avrebbe continuato il leader politico. LEGGI TUTTO

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    Gregoretti: difesa Salvini, a bordo c'erano due scafisti

    A bordo della Gregoretti c’erano due scafisti fermati dopo lo sbarco. Gli oltre 100 migranti sono rimasti sulla nave senza pericoli e con la massima assistenza, solo il tempo necessario per concordare con altri Paesi europei il loro trasferimento.
    Il tutto nel pieno coinvolgimento del governo italiano, tanto da rilevare il ruolo decisivo del Ministero dei trasporti nell’assegnazione del POS (luogo di sbarco sicuro). Sono i punti salienti della memoria difensiva per il giudice dell’udienza preliminare depositata dall’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in vista dell’udienza di sabato 3 ottobre a Catania.
    Il reato contestato a Salvini – informa una nota della Lega che sintetizza le 50 pagine della memoria difensiva – si sarebbe verificato dal 27 al 31 luglio 2019. Il 26 luglio, la nave Gregoretti aveva a bordo 135 immigrati, risultato di due differenti operazioni di salvataggio effettuate dalle autorità italiane in acque maltesi su richiesta di La Valletta che – sotto pressione per altre operazioni analoghe – non sarebbe riuscita a garantire interventi tempestivi. In una operazione in particolare, le autorità italiane avevano provveduto all’immediato trasporto a terra di sei persone in condizioni critiche prima dell’arrivo della Gregoretti. Tra le 135 persone a bordo della nave – prosegue la nota – i medici non ravvisavano “casi sanitari gravi” escludendo la necessità di una evacuazione medica. Il POS è stato indicato alle 18,10 del 27 luglio 2019 dal comando generale delle capitanerie di porto: si trattava del porto di Augusta, pontile militare Nato, che per conformazione annulla gli effetti del moto ondoso e assicura totale sicurezza. Nel frattempo era già sbarcata a terra anche una donna incinta con la sua famiglia (marito e due figli minori), mentre la Gregoretti si trovava in acque italiane. Sin dalla notte del 28 luglio – si legge nel comunicato della Lega – la nave resta ormeggiata (con assistenza e costante flusso di viveri e farmaci), e il giorno dopo sbarcano i minori così come richiesto anche dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Catania. A bordo non risultano episodi di insofferenza, e anzi vengono garantiti tre pasti completi al giorno con cucine in ottime condizioni igienico-sanitarie. Il 31 luglio viene fatto sbarcare un immigrato con sospetta tubercolosi e poche ore dopo (15,48) viene comunicata l’autorizzazione allo sbarco delle 115 persone ancora a bordo, operazione conclusa alle 16,53. L’attesa – prosegue la nota – si era resa necessaria per concordare la redistribuzione in altri Paesi europei, con il pieno coinvolgimento del governo italiano.
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    Senato: seggio conteso, giunta accoglie ricorso Lotito

    La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato ha accolto il ricorso di Claudio Lotito contro l’elezione a Palazzo Madama di Vincenzo Carbone. La giunta, ha spiegato il presidente Maurizio Gasparri, ha deliberato di “proporre al Senato l’annullamento dell’elezione di Carbone nella regione Campania”.
    La parola passa quindi all’Aula di Palazzo Madama. Secondo Lotito, che si era candidato senza venire eletto, quel seggio spetta a lui.
    In base a quanto si apprende, per l’annullamento dell’elezione di Carbone hanno votato in 12 contro 7. Il senatore Pietro Grasso non ha partecipato al voto. Assenti tre senatori, due del gruppo misto e uno del M5s.    LEGGI TUTTO