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    Luce e gas verso il mercato libero: un'app aiuta a cambiare fornitore

    Destreggiarsi tra le tante offerte luce e gas del mercato libero per cercare di risparmiare è impresa tutt’altro che semplice. Ci verrebbe la tentazione di delegare tutto a terzi, e non pensarci più. Ora è possibile grazie a un’app a cui possiamo affidare la ‘gestione’ delle nostre utenze. Si chiama ‘Mister Bolletta’ e promette di alleggerire le nostre fatture inserendoci in un gruppo di acquisto dell’energia, tramite il quale accedere alle migliori tariffe del mercato libero. E, se i prezzi dovessero cambiare o le condizioni diventare meno appetibili, trasferirci a un altro fornitore più conveniente. L’intuizione è di due ex manager del settore insieme a un esperto di nuove tecnologie, ideatori di una startup che si propone come intermediario tra consumatore e compagnie.Un broker del mercato energeticoL’idea nasce nella mente di tre soci, Roberto Gilardi, Matteo Piasini e Luca Prazzoli, che insieme fondano la startup ‘Broken Arrow’ circa un anno fa. L’obiettivo è rivolgersi a consumatori e piccole imprese in difficoltà nell’ orientarsi tra le tante offerte del mercato libero, creando un intermediario di fiducia che possa anche tutelarne i diritti e negoziare servizi aggiuntivi (come ad esempio aumenti di potenza). Anche in vista del passaggio obbligatorio al mercato libero luce e gas previsto per le famiglie dal primo gennaio 2022. “Oggi c’è grande confusione sul mercato. Le componenti fisse fanno salire molto il prezzo delle bollette, anche se in casa consumiamo poco. Le fatture sintetiche non riportano alcune informazioni, inoltre è molto complicato per l’utente medio, piuttosto inesperto, muoversi tra oltre 700 fornitori e circa 1000 offerte. Perciò ci siamo detti: perché non fare qualcosa di semplice e immediato per guidare il cliente nel percorso di scelta? E così è nata l’app, già scelta da 1500 persone” spiega a Repubblica.it Matteo Piasini.Come funziona il gruppo d’acquistoDopo aver scaricato l’applicazione per dispositivi mobili (disponibile per iOS e Android da febbraio) ed essersi registrati, è necessario inviare l’immagine o una copia in pdf delle proprie bollette di luce e di gas. A quel punto si procederà alla firma, sempre in digitale, del mandato con cui si autorizza Mister Bolletta ad aderire a nuovi contratti di fornitura per nostro conto. Saremo a quel punto inseriti in un gruppo di acquisto, con la sostituzione immediata del nostro fornitore con il più conveniente del momento. Ma anche il più green: l’app sottoscrive solo forniture di energia da fonti rinnovabili. Nel frattempo il sistema continuerà a monitorare il mercato energetico, e appena individuata un’offerta migliore (non prima di 45 giorni) cambierà di nuovo compagnia di gas e luce all’utente, informandolo con una notifica nell’ultima decade del mese. “Quando il cliente firma il mandato, viene subito effettuata un’analisi a partire dalla sua fattura, tramite la quale viene elaborato “l’attestato di risparmio”, cioè la stima del risparmio annuale che potrà ottenere. Non è un numero approssimativo, ma una previsione basata su dati reali”.Un sistema basato sulla fiduciaSi tratta in ogni caso di un sistema basato sulla fiducia. Allo stato attuale, purtroppo, non c’è modo per il consumatore una volta firmato il mandato, di comunicare le sue esigenze a Mister Bolletta. “In futuro aggiungeremo la possibilità di segnalarci l’eventuale volontà di cambiare compagnia. Per ora l’unica possibilità per chi non è soddisfatto è revocare il mandato in qualsiasi momento, senza pagare penali, sempre tramite l’app” prosegue il fondatore. Il quale rassicura: “Scegliamo le compagnie non solo in base al prezzo, ma anche alla serietà. Ad oggi sono circa dodici i fornitori selezionati e garantiamo un risparmio al 95% ai nostri utenti. La fiducia si costruisce nel tempo: quando si accorgono che il risparmio è davvero quello che si aspettavano, ci affidano altre utenze o ci presentano altri amici” prosegue. La startup (i cui proventi derivano da una piccola fee pagata dalle compagnie, ndr) si propone inoltre una funzione di tutela in caso di truffe, raggiri o scarsa trasparenza: “Ci assicuriamo che il fornitore mantenga le promesse controllando i flussi delle fatture, tramite un sistema di intelligenza artificiale. Stiamo attenti inoltre che la fatturazione avvenga su consumi effettivi e non presunti” conclude Piasini.Lo smart working pesa sulle bolletteLa necessità di risparmiare è ancora più sentita quest’anno, con la diffusione dello smart working e, durante gli ultimi mesi di chiusura delle scuole, dell’apprendimento a distanza. Trascorrere più ore in casa, utilizzando gli elettrodomestici, ha avuto come conseguenza un aumento dei costi delle bollette di luce e gas. Uno studio del comparatore SOStariffe.it ha stimato – basandosi su dati Arera di marzo – che una famiglia di quattro membri con forniture di luce e gas nel mercato tutelato avrebbe speso in media quest’anno, se non ci fosse stato il lockdown) 1097 euro di gas e 550 di luce. Lo smart working potrebbe invece comportare, per lo stesso nucleo familiare, un incremento medio rispettivamente del 32,4% delle bollette della luce e del 31,9% di quelle del gas. LEGGI TUTTO

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    Borsa Italiana, London Stock Exchange conferma: “Trattativa esclusiva con Euronext”

    ROMA – Sulla vendita di Borsa Italiana arriva la conferma ufficiale del London Stock Exchange. che spiega in una nota di “essere ora in trattativa esclusiva con Euronext N.V. in relazione alla cessione del gruppo Borsa Italiana”.  “In seguito all’annuncio del 31 luglio 2020 relativo a Mts e al gruppo Borsa Italiana – si legge nel comunicato – London Stock Exchange Group plc ha ricevuto e esaminato una serie di proposte competitive da più parti per Mts e il gruppo Borsa Italiana nel suo complesso. Lseg conferma di essere ora in trattativa esclusiva con Euronext N.V. in relazione alla cessione del gruppo Borsa Italiana”.”Non vi può essere certezza che una transazione risulterà da queste discussioni – prosegue la nota – e qualsiasi potenziale vendita dipenderà dall’esito della revisione della transazione Refinitiv da parte della Commissione Europea e dalla chiusura della transazione in conformità con i suoi termini”. “Un ulteriore annuncio verrà fatto a tempo debito” conclude Lseg. Mentre Euronext e Cdp in una nota congiunta affermano che “L’aggregazione proposta tra Borsa Italiana ed Euronext creerebbe un operatore leader nei mercati dei capitali dell’Europa continentale”. “Questo progetto di trasformazione posizionerebbe il nuovo gruppo per realizzare l’ambizione di proseguire nella creazione dell’infrastruttura dell’Unione dei mercati dei capitali in Europa, sostenendo al contempo le economie locali”, prosegue la nota.Borsa Italiana manterrebbe le funzioni, la struttura e le relazioni attuali all’interno dell’ecosistema italiano, conservando la propria identità italiana e i suoi punti di forza, sottolineano ancora Euronext-Cdp, aggiugendo che il ceo italiano di Borsa Italiana entrerebbe a far parte del Managing Board di Euronext. Il CEO di MTS si unirebbe al Managing Board esteso, insieme agli altri leader delle grandi business unit e delle principali funzioni centrali di Euronext, assumendo responsabilità dell’attività di fixed income trading per l’intero gruppo. LEGGI TUTTO

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    Le Borse di oggi, 18 settembre. Indici europei in calo in scia a Wall Street

    MILANO –  Ore 9.15. Le Borse europee ripartono in calo in scia alla seduta negativa di ieri a Wall Street, dove ha pesato la delusione degli investitori per la prudenza della Fed rispetto a nuovi interventi per sostenere la ripresa dell’economia Usa. Milano arretra dello 0,28%, Londra dello 0,26%, Francoforte perde lo 0,05% e Parigi lo 0,18%. Indirizzo diverso sulla sponda asiatica, dove i i principali listini si sono mossi in positivo e Tokyo ha archiviato gli scambi a +0,18%.A Piazza Affari è ancora Tim l’osservata speciale, dopo che ieri indiscrezioni – poi smentite dal Mef e non confermate dalla Commissione – hanno ipotizzato un possibile stop europeo al progetto di costituzione di una società della rete unica sotto il controllo dell’ex monopolista.Tra le valute,  l’euro apre sopra 1,18 dollari, mentre il biglietto verde rallenta dopo i rialzi di ieri, sulla scia della Fed. La moneta europea passa di mano a 1,1851 dollari e a 124,23 yen. Stabile lo spread in avvio: il differenziale segna 144 punti con il rendimento del decennale è pari allo 0,96%.Sul fronte delle materie prime quotazioni in rialzo per il petrolio: il Wti del Texas passa di mano a 41,29 dollari con un aumento dello 0,78%. Il Brent del Mare del Nord cresce dello 0,89% a 43,64 dollari. LEGGI TUTTO

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    Le Borse di oggi, 17 settembre. La Fed delude i mercati, Europa in calo

    MILANO – Seduta in calo per le Borse europee dopo che ieri il presidente della Fed Jerome Powell ha annunciato che la Banca centrale Usa manterrà i tassi fermi almeno fino al 2023. Indicazioni che hanno comunque deluso i mercati che si aspettavano segnali più decisi per sostenere la ripresa Usa. In mattinata i listini europei ripartono così tutti in calo. Milano perde l’1,12%, Francoforte cede lo 0,36% e Londra lo 0,47%. Giù anche Parigi (-0,69%). Male anche Wall Street:  Il Dow Jones arretra in avvio dello 0,11%, lo S&P dello 0,44% e il Nasdaq flette dell’1,03%.Non migliori i segnali arrivati dal comparto asiatico: a Tokyo il Nikkei ha concluso gli scambi a -0,67%, scontando anche e delusioni per le decisioni della Bank of Japan, che ha deciso di non effettuare interventi rispetto alla propria politica monetaria già ultra-accomodante.A Piazza Affari tra le peggiori c’è Tim, sulle indiscrezioni pubblicate da Bloomberg secondo cui l’antirust europeo potrebbe opporsi alla creazione della società unica per la rete a banda larga controllata dalla società.Le mosse delle Fed si fanno comunque sentire in maniera decisa sulle valute, con il dollaro che torna a rafforzarsi. Nel pomeriggio l’euro riguadagna leggermente terreno e si ferma a 1,1804 dollari. Chiusura in lieve calo per lo spread. Il differenziale  segna 144 punti contro i 145 della chiusura di ieri. Il rendimento del titolo decennale italiano è pari allo 0,97%Tra i dati macroeconomici di giornata, l’Istat evidenzia un miglioramento dei flussi commerciali con l’estero, con una crescita più intensa per le esportazioni (+5,7%) che per le importazioni (+4,8%). L’aumento su base mensile dell’export – rileva l’istituto di statistica –  è dovuto in particolare all’incremento delle vendite verso i mercati extra Ue (+7,6%) mentre quello verso l’area Ue è più contenuto (+3,9%). L’ export registra invece un ulteriore ridimensionamento del calo tendenziale (-7,3%; era -12,1% a giugno).Leggermente meglio delle attese i dati settimanali sulle richieste di nuovi sussidi negli Usa. Nella settimana terminata il 12 settembre, il dato è diminuito di 33 mila unità a 860 mila, a fronte d 875 mila attese. Complessiavemnte il numero dei percetori del sussidio al 5 settembre, si è attestato a 12,628 milioni di unità.I timori di un calo della domanda spingono al ribasso il petrolio. A New York nel pomeriggio le quotazioni perdono lo 0,95% a 39,78 dollari al barile. LEGGI TUTTO

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    Lasciti: i testamenti degli italiani sono sempre più generosi

    Italiani sempre più generosi: dal 2015 al 2018 i lasciti testamentari a favore delle organizzazioni no profit sono aumentati di oltre il 30%. L’indagine pubblicata da Fondazione Italia Sociale nel corso di un webinar fa un quadro molto completo di un fenomeno ancora poco conosciuto in Italia, al contrario del mondo anglosassone dove i lasciti sono molto più diffusi. In totale nel 2018 (l’ultimo anno per il quale è possibile reperire dati) le no profit hanno raccolto in questo modo 137 milioni di euro; nel 2015 erano 104. I lasciti rappresentano il 12% del totale della raccolta fondi, anche se lo studio specifica come questo dato sia sottostimato perché nello studio sono state considerate 150 organizzazioni, delle quali 75 hanno avuto lasciti. Considerandole tutte e 350.000, scrivono gli analisti della fondazione, si possono stimare circa 800 milioni di lasciti a favore del terzo settore.Da sottolineare che, per “lasciti”, non si intende solo il denaro nei conti correnti ma anche immobili, titoli, azioni, opere d’arte o gioielli. Nel solo 2018 oltre la metà delle donazioni (il 56%) è stata in denaro, mentre per il 33% si è trattato di immobili e il restante 11% in titoli e azioni. “La prevalenza di lasciti in denaro” viene spiegato lo studio, “rappresenta un aspetto positivo per gli enti: una volta introitati infatti, si traducono in una risorsa immediatamente pronta all’uso, mentre le altre forme di lasciti richiedono una procedura più lunga e una gestione più complessa, basti pensare alla vendita o alla messa a frutto di un immobile”.Gli enti che si occupano di ricerca medica e scientifica hanno raccolto, come categoria, più di tutti con 48 milioni di euro, che corrispondono al 18% della raccolta fondi totale. Le realtà di assistenza sociale ne hanno ottenuti la metà (24 milioni) ma sono lasciti che “pesano” di più perché incidono per il 22% sulla raccolta totale. Sedici milioni sono finiti nelle casse degli enti che si occupano di sanità (il 14%), mentre la cooperazione e la solidarietà internazionale ne ha raccolti 39: molti nel complesso, ma pochi rispetto al complesso della raccolta fondi, solo l’8%. Dati in crescita, quindi, che tuttavia sbiadiscono a confronto con il Regno Unito, dove l’importo totale è cinque volte superiore e i lasciti impattano per il 20% sulla raccolta fondi totale del terzo settore. Ma la differenza è anche culturale, come spiegano gli analisti della fondazione: “Il mondo anglosassone ha caratteristiche molto differenti rispetto a un Paese latino come l’Italia, dove l’importanza della famiglia e la preservazione del patrimonio in ambito familiare ha una tradizione molto forte e radicata”. Durante il webinar la fondazione ha anche presentato una proposta per riformare la legge sui lasciti. Oggi chi vuole destinare la propria eredità in beneficenza incontra due difficoltà: una è costituita dalle tasse, l’altra dal contenzioso che spesso si genera con parenti lontani. L’idea della fondazione è semplice: rivedere le soglie e le aliquote, tutelare i gradi di parentela diretta ma aumentando progressivamente le imposte per i discendenti più lontani (dal quarto grado in avanti). E in parallelo incentivare chi intende destinare i propri beni a scopi di interesse sociale.  In ballo c’è un tesoro: la fondazione Cariplo stima in 130 i miliardi di euro nella disponibilità di cittadini italiani senza eredi. LEGGI TUTTO

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    ASVIS, dal 22 il Festival dello Sviluppo Sostenibile: “La crisi luogo di opportunità, per ripartire”

    ROMA – “La crisi ci offre l’irripetibile l’opportunità di scegliere un nuovo modello di sviluppo sostenibile per abbandonare quello che sta portando ad un punto di rottura gli attuali sistemi socioeconomici di fronte alla crisi climatica e la distruzione degli ecosistemi”: è all’insegna della ricostruzione, all’indomani della pandemia, che il portavoce dell’ASviS, Enrico Giovannini, presenta la nuova edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, al via il 22 settembre. Centinaia di eventi in tutta Italia (con sede principale al Museo Macro di Roma), nel mondo e on line affronteranno temi cruciali per il futuro dell’Italia e fare il punto sul cammino verso i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.”Anche sul piano economico, investire in sostenibilità ha impatti positivi, non è più un costo. Ieri il discorso di von der Leyen ha messo in evidenza proprio questo aspetto. – prosegue Giovannini – Ho avuto modo di lavorare con lei e insieme varammo la ‘garanzia giovani’ e ieri von der Leyen ha detto questo: l’Europa vuole essere un luogo di opportunità, e l’Italia deve fare la sua parte”.Grazie alla collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale (MAECI) e la rete delle sedi diplomatiche, infatti, sono stati organizzati una serie di eventi in molti Paesi. Ospiti internazionali anche per “Voci sul futuro”, il Forum dell’Ansa, dieci appuntamenti con dialoghi  con  ospiti ed esperti italiani ed internazionali sul futuro dei sistemi economici e politici, del lavoro e della società. E c’è posto anche per cartoni animati e concerti (tra i protagonistiPaolo Fresu e Daniele di Bonaventura).Gli eventi principali del Festival affronteranno i temi di fondo in vista della predisposizione del “Piano per la ripresa e resilienza” previsto dall’iniziativa dell’Unione europea Next Generation Eu: dall’innovazione nel mondo delle imprese alla realizzazione delle infrastrutture per il Green New Deal; dalle priorità delle politiche pubbliche per stimolare la ripresa economica e occupazionale al contrasto alla violenza – anche economica – sulle donne; dal ruolo dei territori per migliorare il benessere delle persone alla lotta contro le disuguaglianze; dalla nuova visione della sanità di prossimità alle opportunità legate al passaggio all’economia circolare; dalla giusta transizione del sistema energetico all’investimento sul capitale umano e la formazione di qualità, a tutte le età. LEGGI TUTTO

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    Mef: “Non atteso alcun veto sulla rete unica Tim”. Ue: “Operazione non ancora notificata”

    MILANO – Una nuova, pesante, tegola, rischia di abbattersi sul sentiero cxhe dovrebbe portare alla creazione di una società unica per la rete a banda larga. Secondo quanto riportato da Bloomberg infatti l’antitrust europeo starebbe valutando uno stop al progetto. In particolare il timore di Bruxelles che l’unione della rete di Tim con quella di Open Fiber rischierebbe di portare alla creazione di un monopolio, cosa che rappresenterebbe una netta inversione di rotta dopo decenni di deregulation.Il Mef: “Non atteso alcun veto”Nel pomeriggio però è il del Mef a rasserenare gli animi.- Il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri – spiegano fonti di via XX settembre, “ha contatti regolari con Margrethe Vestager e funzionari dell’antitrust Ue, con cui ha parlato recentemente. Non è previsto alcun veto sul piano relativo alla rete unica. C’è invece un condiviso obiettivo comune di dotare l’Italia con moderne infrastrutture digitali”.No comment UeSecco no comment invece dalla sponda europea. “Abbiamo visto gli articoli di stampa, la commissione sta seguendo gli sviluppi’ del caso ‘da vicino’, ha indicato un portavoce comunitario aggiungendo che in ogni caso ‘l’operazione non è stata notificata e sta sempre alla società notificarla se ha una dimensione europea”.Giù Tim a Piazza AffariI rumors che hanno comunque colpito la società a Piazza Affari, con il titolo che non è riuscito a fare prezzo in avvio e che verso oltre seduta perde  tre punti percentuali.Sul tema è intervenuto anche Francesco Starace, ad di Enel, oggi azionista al 50% di Open Fiber. Che l’Unione Europea abbia acceso un faro sulla rete unica italiana – ha spiegato – ‘l’ho letto questa mattina sui giornali. Non mi sembra sia la cosa più importante in questo momento”.L’offerta di Macquarie sul tavolo di EnelIntanto oggi il dossier rete unica sarà al centro del cda di Enel, chiamato a valutare l’offerta presentata dal fondo australiano Macquarie. Sio tratta – ha spiegato una nota nel pomeriggio – di un’offerta vincolante per l’acquisto del 50% del capitale di Open Fiber posseduto da Enel. “Tale offerta – spiega il comunicato – prevede il riconoscimento di un corrispettivo pari a circa 2.650 milioni di euro, al netto dell’indebitamento, per l’acquisto della partecipazione sopra indicata, con meccanismi di aggiustamento ed earn out”. Un ingresso, che come ricostruito oggi da Repubblica, potrebbe essere accompagnato da una salita di Cdp, altro attuale azionista, dal 50 al 60-65%, lasciando così Macquarie in una posizione di minoranza.”E’ arrivata ieri, quindi è un po’ difficile valutarla in cda oggi, i tempi sono quelli necessari per approfondire cose del genere, parliamo di settimane intere, un mese. Sono tempi abbastanza lunghi, sono offerte che vanno guardate, capite, esaminate, non c’è niente di urgente, non abbiamo un calendario che ci corre dietro. Gestiremo la cosa con i tempi necessari”, ha commentato Francesco Starace. LEGGI TUTTO

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    L’autorità energia: “Il sistema ha retto alla pandemia”, ma il settore rifiuti è entrato in difficoltà

    Luce e gas ok, ma con tariffe in rialzo, settore rifiuti bocciato, quello idrico insufficiente ma con segnali di ripresa. È l’estrema sintesi della relazione annuale 2020 di Arera, l’autorità del settore energetico e dei rifiuti. La maggior parte dei dati era già stata diffusa a luglio  ma era molto atteso il discorso che il presidente, Sefano Besseghini, ha tenuto  di fronte ai rappresentanti delle due Camere e del governo. Anche perché la relazione 2020 è molto diversa da tutte le precedenti. Quasi tutti i dati sono relativi al 2019, cioè l’epoca pre-Covid. Le parole di Besseghini sono servite anche a fare un bilancio su come il sistema ha retto all’impatto della pandemia e del lockdown. Il bilancio è positivo: la continuità di tutti i servizi è sempre stata garantita. A nessun cittadino sono venuti a mancare luce, gas o acqua a causa del lockdown. Smaltimento rifiuti, l’anello debole.Però non tutti i singoli comparti si sono comportati allo stesso modo. Se lo spazzamento e la raccolta dei rifiuti hanno funzionato senza grossi intoppi, Besseghini spiega che smaltimento e riciclo sono invece entrati in difficoltà. E le ragioni sono note: “una carenza impiantistica conclamata” che porta a dover conferire i rifiuti anche all’estero, che però durante il lockdown avevano chiuso la porta. Qualcosa è stato fatto. Arera, che ha acquisito la delega sui rifiuti solo nel 2018, ha introdotto una riforma del metodo tariffario con lo scopo di migliorare la qualità del servizio. Il Covid ha influito anche sulla stabilità economica e finanziaria di tutto il settore. Tante le imprese che si sono trovate a dover pagare maxi-rate nonostante siano inattive ferme per mesi, alle quali l’autorità ha previsto un conguaglio in più anni. Ma anche diversi gestori si sono trovati molto esposti, tanto che Besseghini auspica un “intervento risolutivo da parte dello Stato” perché il recupero sia il più rapido possibile. E una mano, in questo senso, potrebbe arrivare dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, se si destinassero risorse agli impianti di riciclo, proprio per rendere più efficiente l’economia circolare. “Garantire le risorse per i necessari investimenti infrastrutturali, l’equilibrio dei bilanci degli enti locali e la tutela dei consumatori con tariffe efficienti, è la difficile equazione da risolvere” ragiona Besseghini. Acqua, segnali di ripresaIl problema storico del settore idrico italiano è quello delle perdite d’acqua nella rete degli acquedotti (il 43,5%). L’Arera sottolinea però che il contenimento di queste perdite è la principale voce di investimento per la maggior parte degli enti gestori: negli ultimi quattro anni l’investimento medio per abitante all’anno è stato di 44,5 euro. Nel 2019 il settore ha vissuto diverse riforme, ad esempio l’estensione del bonus sociale anche alle voci di fognatura e depurazione. Ma anche su un tema molto sentito dai consumatori come le morosità all’interno dei condomini. Per evitare che i ritardi di un singolo comportino il distacco a tutti gli altri condòmini, Arera ha introdotto alcune regole che consentono di staccare il singolo contatore e che, se il gestore sostiene che non sia possibile a livello tecnico, lo debba dimostrare. Luce, qualche passo indietroDurante il lockdown sono state prese diverse misure, come le proroghe per richiedere il bonus energia, che dal 2021 diventerà finalmente automatico in bolletta. Il mercato dell’energia elettrica è uno dei più maturi e regolati, anche se la piena liberalizzazione non arriverà prima del gennaio 2022. Ma il cambiamento, spiega Besseghini, è già nei fatti. “Già oggi possiamo dire che il mercato libero rappresenta la quota prevalente del mercato retail dell’energia. Dal confronto tra mercato libero e regimi di tutela emerge come i clienti non domestici possano beneficiare di prezzi più bassi acquistando l’energia elettrica sul mercato libero, mentre per i clienti domestici il prezzo medio del mercato libero continua ad essere maggiore di quello del regime tutelato”. Il nuovo regime, quindi, offre importanti possibilità di risparmio anche per le famiglie, ma a condizione di saper scegliere bene. E non sempre basta. Nel mercato dell’energia è già iniziata una delle più grandi manovre di accaparramento di nuovi clienti di sempre e l’autorità sostiene di avere ben chiaro quale dovrà essere lo sforzo: contrastare il marketing aggressivo e ingannevole, evitare che i consumatori stipulino contratti senza essere stati informati in modo chiaro sulle condizioni e le clausole che contengono. Tuttavia Besseghini non nasconde un filo di preoccupazione: “I principali indicatori di qualità del servizio elettrico, monitoraggio delle interruzioni e qualità della tensione, hanno conosciuto un costante miglioramento fin dalla loro introduzione ma, dal 2017 assistiamo ad una inversione di tendenza, ad un peggioramento graduale”. Che si spiega con il fatto che il mercato si è fatto più complesso e del cambiamento climatico, che ha reso più frequenti alcuni eventi estremi. Ma resta un campanello d’allarme da monitorare.   LEGGI TUTTO