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“Così i cinesi schedano politici, imprenditori e italiani influenti”. Fra i nomi Renzi e Veltroni

ROMA – Una società tecnologica cinese di nome Zhenhua Data ha ammassato un archivio con le informazioni personali di milioni di cittadini stranieri di particolare interesse, compresi migliaia di italiani, tra politici, imprenditori, militari, esponenti di rilievo della società civile e perfino criminali. Il database, che comprende 2 milioni e 444 mila nomi e relativi profili, è stato sottratto all’azienda e poi trasmesso a una società di intelligence australiana, che l’ha quindi girato a un consorzio di giornali internazionali.

Nella sezione italiana, analizzata dal Foglio, compaiono 4544 nomi che spaziano da politici come Matteo Renzi e Walter Veltroni a industriali come Ferrero e Merloni, da ufficiali dell’esercito a 2732 indagati o condannati per vari reati, soprattutto criminalità organizzata. Tra le informazioni raccolte ci sono data di nascita, indirizzo, stato civile, educazione, fotografia, profili social, affiliazione politica, precedenti penali e altri dettagli. Di alcune persone, per esempio Renzi e Berlusconi, è ricostruita anche la rete di relazioni familiari, con nomi e dati dei parenti più stretti.

I particolari su Zhenhua non sono molti. Fondata nel 2018, la società opera a Shenzhen, capitale tecnologica della Cina. Tutte o quasi le informazioni che raccoglie sono disponibili pubblicamente in Rete, pratica nota come “open intelligence”, vengono cercate scandagliando con algoritmi di ricerca fonti che vanno dagli articoli di giornale ai social network e poi inserite in un database chiamato Okidb, cioè “Oversea Key Information Database”. Sul sito, ora inaccessibile, la società descriveva la propria missione come “integrare i dati globali open source per aiutare il grande ringiovanimento della nazionale cinese”, slogan politico del presidente Xi Jinping, e sosteneva di avere tra i propri clienti l’esercito e il Partito comunista.

Se ci sia un legame tra l’archivio e il governo cinese, e di quale tipo, restano però punti oscuro. Alcuni analisti fanno notare che l’intelligence di Pechino si serve spesso di soggetti privati per le operazioni di raccolta delle informazioni. Ma è anche vero che certe affermazioni di Zhenhua appaiono fin troppo esplicite, a cominciare dal suo indirizzo internet china-revival.com, la “riscossa nazionale”. Anche il valore strategico dell’archivio è un’incognita, considerato che i dati che contiene sono vastissimi ma tutti pubblici. Il network australiano Abc parla di una presunta affiliazione tra Zhenhua e China Electronics, colosso pubblico delle telecomunicazioni militari, ma sulle pagine del sito della società che Repubblica ha potuto consultare non c’è traccia del legane. L’azienda sostiene di avere venti centri per la raccolta delle informazioni sparsi nel mondo e oltre all’archivio dei profili personali ne ha anche uno delle istituzioni straniere e uno dedicato alle notizie provenienti dall’estero. 

Il database sottratto a Zhenhua è stato fatto filtrare a Chris Balding, un accademico americano che ha lasciato la Cina nel 2018 criticando il regime, che a sua volta lo ha girato a una società di cyber sicurezza australiana di nome Internet 2.0, la quale è riuscita a recuperarne circa un decimo. Dei 250mila profili analizzabili, una piccola parte del totale, circa 50mila sono americani, 35mila australiani, 10mila indiani e 9.700 inglesi, ma ce ne sono anche di piccoli Paesi come Malesia e Papua Nuova Guinea.

La lista di quasi 5mila nomi italiani, ognuno con un codice identificativo, è divisa in tre categorie. Nella prima, “persone politicamente esposte”, compaiono parlamentari ed ex parlamentari come Laura Boldrini, Enrico Letta e Giulio Tremonti, ma anche imprenditori come Lisa Ferrarini, ex vicepresidente di Confindustria, scienziati come Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto nazionale di Geofisica, prelati ed esponenti di autorità portuali, campo in cui l’interesse della Cina è molto alto. A differenza delle liste che riguardano gli altri Paesi, in quella italiana non sono presenti membri dell’attuale governo. La seconda parte è quella dei “parenti e collaboratori”, i familiari. La terza, la più ampia, quella di “persone di interesse speciale”. Qui si trovano quasi 3mila nomi di individui a processo o indagati per una serie di reati, soprattutto criminalità organizzata ma anche terrorismo.   


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/tecnologia/rss2.0.xml


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