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Multe e cartelle: da marzo le regole di consegna sono cambiate 5 volte, aumenta il rischio contenzioso

Atti di citazione, convocazioni in tribunale, notifiche di multe o cartelle esattoriali. Dalla prima decade di marzo, quando in Italia è scoppiata l’epidemia di Coronavirus, notificare queste missive è diventato più complicato a causa dell’obbligo di distanziamento sociale, ma governo e Parlamento hanno amplificato il caos con un ping pong di norme che sta facendo venire il mal di testa ai cittadini e, in molti casi, ai loro avvocati.

Le giravolte sono state diverse ed Emmanuela Bertucci, , le ha contate: cinque dal 6 marzo a oggi. In cosa sfocerà questa incertezza normativa, secondo il legale, è facile prevederlo: “Nei prossimi anni tutte le notifiche fatte in questo sciagurato periodo saranno oggetto di impugnazione. E solo la Corte di cassazione a sezioni unite, dopo oscillanti interpretazioni dei giudici, pronuncerà la parola definitiva nel 2032 o giù di lì”. Sembra un tema da azzeccagarbugli, ma queste “buste verdi” possono cambiare la vita delle persone. Perché “bucare” una convocazione in tribunale, o una notifica, può portare a pessime sorprese negli anni successivi, “pensiamo a un procedimento per risarcimento danni, ad esempio: il postino firma e lascia l’atto, qualcuno lo nasconde o lo sottrae al diretto interessato che, qualche anno più tardi, si ritrova una condanna a suo carico”. Senza contare il fatto che, più passano gli anni, più è difficile dimostrare di non aver ricevuto una notifica.

Giungla normativa. Facciamo ordine partendo da cosa prevede la legge oggi. Secondo l’articolo 46 del – da poco pubblicato in Gazzetta ufficiale – il postino oggi è autorizzato a citofonare al destinatario per avvisarlo della consegna, poi può firmare al posto suo la cartolina di ritorno e lasciare il plico nella cassetta delle lettere. Questa pratica potrà continuare fino al termine dello , che salvo proroghe andrà avanti fino alla fine di giugno. Ed è esattamente quello che prevedeva il così come uscì da palazzo Chigi.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml

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