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Le Borse di oggi, 31 luglio. I listini Ue provano il recupero dopo il giovedì nero. Tokyo giù del 2,8%

MILANO – Ore 10.30. Le Borse europee provano a recuperare dopo il giovedì nero che è costato oltre 170 miliardi di capitalizzazione ai listini del Vecchio continente. Le vendite sono scattate dopo che si sono materializzati contemporaneamente diversi sintomi della gravità della situazione economica post-Covid. Alcune delle principali economie mondiali – come Usa e Germania – hanno pubblicato crolli senza precedenti del loro Prodotto interno lordo (-32,9% nel caso americano nel secondo trimestre, dato senza precedenti). E le trimestrali in pubblicazione da parte delle società quotate fanno vedere come tutte queste difficoltà si stiano ribaltando nei bilanci aziendali: esempio ne è il comparto petrolifero, nel quale tutte le major stanno registrando svalutazioni monstre anche a causa del crollo del prezzo del barile.

In Europa, dunque, si confermano i segni “più” dell’avvio, pur senza strappi clamorosi: Francoforte si rafforza al +0,6%, Parigi sale dello 0,4% e Londra – che potrebbe cedere Piazza Affari – aggiunge lo 0,4%. Milano fa meglio con un guadagno dell’1,1% con il balzo di Ubi al termine dell’offerta di Intesa e i conti di Poste da registrare.

I future sugli scambi americani indicano un tentativo di recupero, complice il boom nei risultati dei colossi tech, che invece fallisce in Asia: l’impatto negativo del coronavirus sull’economia pesa più dei boni dati delle aziende tecnologiche. Tokyo perde il 2,82%. In terreno positivo Shanghai (+0,57%), Shenzhen (+1,2%). Incerta Hong Kong (-0,01%).

Approfittando della debolezza dei dati Usa, l’euro apre in rialzo dopo aver superato 1,19 dollari, il nuovo top da 22 mesi. La moneta europea passa di mano a 1,1893 dollari, dopo un massimo di 1,1905 dollari. Euro/yen a 124. Dollaro/yen cala a 104,31. Sterlina sopra 1,31 sul biglietto verde.

Dal fronte macroeconomico, è ancora la volta dei dati sul Pil. In Francia l’economia ha registrato un tracollo del 13,8%: dato leggermente migliore del previsto. Anche in Italia il crollo del 12,4% non è tanto pesante quanto alcuni analisti temevano, pur restando il maggiore mai visto. In Spagna è andata peggio con un -18,5%.

Questa mattina sono giunti timidi segnali incoraggianti dall’Asia. La produzione industriale in Giappone rimbalza a giugno, registrando un +2,7% mensile, dopo il -8,9% di maggio (il minimo dal marzo 2009) e contro un atteso +1,2%. Su base tendenziale la produzione arretra del 17,7%, in linea con le attese, dopo il -26,6% di maggio. A fare da traino è stata la produzione di auto. Dati separati mostrano che il tasso di disoccupazione arretra al 2,8% a giugno, dal massimo di tre anni del 2,9% registrato il mese precedente, sebbene il numero di posti di lavoro disponibili per candidato sia sceso ad un minimo di oltre cinque anni. In Cina, invece, il Pmi manifatturiero accelera a luglio. L’indice, calcolato dal governo, avanza da 50,9 a 51,1 punti, al top da marzo. Sopra i 50 punti l’indice anticipatore segnala un’espansione dell’economia e sotto questa soglia una contrazione. Gli analisti si aspettavano una frenata a 50,7 punti.

Tra le materie prime, il nuovo indebolimento del dollaro e la continua tensione sullo scenario internazionale fanno risalire il prezzo dell’oro: lo spot gold avanza dello 0,5% a 1.968 dollari l’oncia, non lontano dal livello record di 1,981 dollari. Anche il prezzo del petrolio, complice l’andamneto del biglietto verde, reagisce al crollo del Pil Usa, che nel secondo trimestre arretra del 32,9%, ai minimi dal 1947. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti avanzano di oltre il 2% a 40,15 dollari e quelli sul Brent crescono dello 0,4% a 43,50 dollari al barile.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml


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