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Il Pil italiano crolla del 12,4% nel secondo trimestre: il Covid lo porta ai minimi dal 1995

MILANO – Il Pil italiano del secondo trimestre ha subito un contraccolpo fortissimo per il coronavirus e le seguenti chiusure economiche, ma il dato è meno pesante di quel che si aspettavano alcuni analisti e di quanto visto in alcuni vicini Paesi europei. Il reddito nazionale ha fatto registrare nel periodo aprile-giugno il valore più basso dal primo trimestre 1995, periodo di inizio dell’attuale serie storica: il calo è stato del 12,4% congiunturale, cioè rispetto al primo trimestre, e del 17,3% in termini tendenziali cioè rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel primo trimestre, ricorda l’Istat che ha diffuso i dati, il Pil si era contratto del 5,4%.

Si tratta di dati ancora preliminari, che l’Istat commenta rimarcando che è stata una “contrazione senza precedenti (-12,4%) per il pieno dispiegarsi degli effetti economici dell’emergenza sanitaria e delle misure di contenimento adottate”.

Lo stesso Istituto di statistica annota che “la caduta del Pil si colloca all’interno di un contesto internazionale dove le principali economie registrano riduzioni di analoga portata a causa del diffondersi della pandemia”. Soltanto ieri, ad esempio, gli Stati Uniti hanno pubblicato un crollo record del 32,9% del Pil nel secondo trimestre. I dati negativi sono proseguiti oggi, da altre economie comparabili alla nostra. In Francia, dato fresco di uscita, il secondo trimestre si è chiuso con un calo del 13,8% congiunturale, a seguito del -5,9% (dato rivisto al ribasso) del primo periodo dell’anno. Ancor peggiore il contraccolpo sull’economia spagnola: il Pil iberico è crollato del 18,5% congiunturale, sempre nel secondo periodo dell’anno, mentre il crollo annuo arriva al -22,1 per cento.

Resta, anche per l’Italia, una magra consolazione: “Con il risultato del secondo trimestre il Pil fa registrare il valore più basso dal primo trimestre 1995, periodo di inizio dell’attuale serie storica”, ricorda l’Istat. Al risultato di forte calo ha contribuito “una diminuzione del valore aggiunto in tutti i comparti produttivi, dall’agricoltura, silvicoltura e pesca, all’industria, al complesso dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta”. La variazione acquisita per il 2020 – cioè il Pil che si registrerebbe a fine anno se non ci fossero altre variazioni nei trimestri rimanenti – è del -14,3%. La speranza è che la riapertura porti con sé un consistente rimbalzo: il ministro Gualtieri ha parlato di una prospettiva di recupero del 15% nel terzo trimestre.

Soltanto ieri, sempre l’Istat aveva rilasciato altri dati pesanti per quel che riguarda la disoccupazione con la perdita di 600 mila occupati da febbraio e 700 mila inattivi in più.

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Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml


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