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Dentix, in bilico tra fallimento o nuova proprietà: al via il concordato preventivo

Va avanti la travagliata vicenda di Dentix, la catena di cliniche odontoiatriche che non ha più riaperto dopo il lockdown. La novità è che lo scorso 25 giugno la società ha fatto richiesta di concordato preventivo al tribunale di Milano.

È una procedura che potrebbe portare a scenari molto diversi tra loro: la riapertura delle cliniche sotto la gestione della stessa società (che fa parte del gruppo Dentix Health Netherlands ma ha come amministratore unico lo spagnolo Angel Lorenzo Muriel); la riapertura sotto la gestione di un’altra società o il fallimento. Di certo non sarà una cosa breve: Dentix ha chiesto un concordato “in bianco”, riservandosi fino a 120 giorni di tempo (prorogabili di altri 60) per presentare un piano, portare un acquirente o alzare bandiera bianca. 

Cosa succederà adesso? “Sarà il giudice a deciderlo, dopo aver vagliato le opzioni sul tavolo. Di certo, esiste la possibilità che l’attività prosegua, ma adesso è impossibile fare previsioni” spiega Danilo Galvagni, vicepresidente di Adiconsum, che invita i clienti rimasti col cerino in mano a contattare le sedi locali dell’associazione, “perché ogni situazione è differente e non è possibile fornire un consiglio valido per tutti”.Con la riapertura delle attività commerciali, i 57 negozi-cliniche di Dentix sono , vittime del lockdown da Coronavirus che è durato circa due mesi. Sono centinaia i clienti che avevano pagato per cure dentali rimaste in sospeso e sui quali pesa un doppio macigno: quello della salute, con problemi non ancora risolti, e quello economico, per cure che possono costare anche migliaia di euro.

“Il concordato preventivo è un modo per evitare il fallimento, facendo una proposta ai creditori” spiega Domenico Romito di Avvocati dei consumatori, il quale specifica che per i creditori, queste proposte sono in genere piuttosto “sanguinose” perché spesso prevedono il saldo di solo il 30-40% della cifra dovuta. “L’opzione più ottimistica è che, mentre il concordato va avanti, le cliniche possano riaprire. Ma per farlo bisogna pagare i dipendenti, e questo non sappiamo se sia possibile”. La situazione attuale non induce all’ottimismo: al momento in cui scriviamo neanche il sito ufficiale è raggiungibile.

Romito spiega che, tra i creditori, ci sono anche i pazienti che hanno già versato cifre in contanti o con assegno in cambio di un servizio non ricevuto: “Questi avranno la possibilità di insinuarsi al passivo e, quindi, di riavere indietro almeno una parte del denaro versato in anticipo, ma come sempre in questi casi le possibilità sono remote”. Situazione migliore per chi aveva scelto la formula del finanziamento: in questo caso il consiglio è mettere in mora la società e, passati 15 giorni senza risposta, chiedere la risoluzione del contratto. A questo punto sarà possibile ottenere, dalla finanziaria, il blocco delle rate e la restituzione di quanto pagato fino a quel momento.

Ma avverte Galvagni: “Questo è possibile se il contratto con la finanziaria è collegato a quello con Dentix. Chi ha chiesto un prestito per liquidità, senza uno scopo specifico, e con quella cifra ha pagato Dentix, potrebbe avere molte più difficoltà”.

Il caso Dentix è un film già visto. Nel 2018 era fallita l’altra clinica In-Dent, ma anche diversi grandi magazzini, soprattutto di mobili, chiudendo hanno prodotto lo stesso risultato: lasciare i clienti senza denaro e senza prodotto. “È semplicemente assurdo che il nostro ordinamento continui a consentire tutto questo – dice Romito – quando la soluzione sarebbe semplice: vietare i pagamenti anticipati e condizionarli, invece, alla consegna di un prodotto o l’esecuzione di un servizio. Man mano che il lavoro va avanti, il cliente paga una nuova tranche. Così com’è adesso, il sistema obbliga i consumatori a fidarsi alla cieca, nella speranza che il venditore sia onesto”.

Nel frattempo rimane in piedi la soluzione proposta : curare i pazienti di Dentix aprendo dei nuovi finanziamenti che consentano di non perdere un euro. Il presidente di Ancod Cohen oggi lo ribadisce: “I dentisti italiani dovrebbero far di tutto per far completare le cure a questi pazienti che, da parte loro, hanno tutto il diritto di risolvere il contratto di finanziamento precedente. Noi ci auguriamo che, se Dentix non riuscirà a risollevarsi, possa essere rilevata da investitori solidi e credibili”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml

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