in

Strage di Bologna, parla il medico Franco Baldoni. “Io, scampato alla strage per un caffè”

Se la ricorda bene Franco Baldoni quella tazzina, fumante e un po’ annacquata. L’ha benedetta per la prima volta quando un vento rovente e una pioggia di detriti l’hanno sorpreso sul sesto binario, al sicuro, e non al bar della stazione di Bologna, alle 10.25 del 2 agosto 1980. Cosa c’era in quella tazzina?“Adesso posso dire che c’era il resto della mia vita. In termini meno profetici un caffè offerto a fine turno, che però ci ha salvato. Se non l’avessi accettato sarei stato con mia moglie Nicoletta nel posto sbagliato al momento sbagliato e non sarei qui a raccontarlo”. Iniziamo dal principio dottore.“Al tempo ero un chirurgo 37enne e quella mattina smontavo dalla guardia di notte al ‘Maggiore’ di Bologna. Mi aspettava un fine settimana a Riccione con Nicoletta e con nostra figlia Annalisa, che era già al mare con i nonni”. E questo famoso caffè?“Avevo appena finito il ‘giro’ dei pazienti e Maria Dolores D’Elia, la nostra infermiera, mi ha detto: ‘La vedo stanco, prendiamo un caffè, da sola non faccio la ‘macchina’ da sei’. Scherzando le diedi della rompiscatole, ma accettai e verso le 8.45 tornai a casa. Avevamo il treno alle 10.40 o giù di lì”. L’infermiera Maria Dolores D’Elia, che offrendo un caffè al dottor Baldoni lo salvò


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


Tagcloud:

Coronavirus, Bill Gates: “Inutili i test negli Usa: i risultati arrivano troppo tardi”

Orari, reperibilità, riposo: cosa prevede il primo Ddl sullo smart working