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Quel primo giorno di Repubblica, vissuto da New York

Quel primo giorno di 44 anni fa l’ho vissuto solo in fotografia. Con rammarico, perché avrei voluto essere con i colleghi a vedere la rotativa mettersi finalmente in moto con allegro fragore e le copie di Repubblica uscire umide d’inchiostro per essere afferrate al volo dai nastri e sfogliate in fretta alla ricerca di qualche papera nei titoli o difetto d’impaginazione.

Nella prima idea di Scalfari il nuovo quotidiano avrebbe dovuto chiamarsi L’Opinione. Poi scoppiò in Portogallo quella che si sarebbe chiamata la rivoluzione dei garofani che ebbe tra i suoi motori il quotidiano Repùblica (con una ‘b’ e l’accento sulla ‘u’). Era l’uovo di Colombo, Repùblica portoghese aveva una linea politica non lontana da quella che s’era ipotizzata per la Repubblica italiana. In quattro e quattr’otto si cambiò opinione e l’Opinione diventò La Repubblica

Non ero a Roma perché Eugenio Scalfari mi aveva mandato fin dal mese di dicembre a New York ad aprire l’ufficio di corrispondenza dagli Stati Uniti. Il giornale nasceva povero di mezzi, telefonare a Roma era in pratica proibito. I cellulari erano di là da venire; quindi telescrivente per di più su una linea che il giornale condivideva con la Mondadori per cui ‘batteva’ a mezza velocità. Per trasmettere un pezzo di 80 righe ci voleva più di mezz’ora.

I primi contatti americani non furono facili. Proprio nel 1976 era nato il cosiddetto Eurocomunismo (Tre partiti comunisti: Italia, Francia, Spagna) su una linea di riformismo democratico, primo tentativo di autonomia dall’Urss. Le intenzioni erano limpide ma agli americani bastava la parola comunismo, anche se preceduta da ‘euro’, per chiudere subito ogni spiraglio. L’accesso ai luoghi e appuntamenti riservati alla stampa erano ovviamente garantiti ma di avere qualche fonte confidenziale nemmeno l’idea.

Il primo vero colpo fu lo scoppio dello scandalo Lockheed davanti alla Commissione Church del Senato americano. Venne alla luce che la Lockheed Corp. aveva largamente praticato la corruzione per vendere all’estero le sue armi. Naturalmente nel pacchetto c’era anche l’Italia e tra chi puntualmente ne riferì c’era anche La Repubblica.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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