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In bicicletta per il figlio autistico, il giro d'Italia solidale di un papà

GEMONA DEL FRIULI (UDINE) – La forza dell’amore con cui da quasi sei anni, insieme alla moglie, cresce il figlio autistico è diventata il motore di gambe allenate già alla fatica e pronte adesso a un’impresa dedicata a tutte le famiglie che, come la loro, si misurano quotidianamente con la disabilità: fare uscire dal cono d’ombra una patologia ancora poco conosciuta e dare una speranza di vita migliore a chi ne è affetto e ai cari che gli stanno attorno.

Valter, 49 anni, di Gemona del Friuli (Udine), ha deciso di farlo montando in sella alla propria bici da corsa e partendo per un viaggio a tappe lungo l’Italia intera alla ricerca di luoghi, uomini e occasioni cui raccontare la storia del loro bambino e le difficoltà che, insieme a lui, mamma e papà si vedono costretti ad affrontare ogni giorno, in una sfida che richiede coraggio, forza d’animo e anche risorse economiche. Già, perché alle derive emotive e psicologiche che i ritardi cognitivi di un figlio comportano, molte volte si accompagnano anche le difficoltà legate ai costi di un’assistenza che spesso richiede il ricorso a strutture private. E allora è a un’opera di sensibilizzazione della popolazione e delle istituzioni che Valter punta attraverso il viaggio cominciato lunedì, dalla sua terra friulana, approdato oggi a Cavalese, in Trentino, e destinato a chiudersi dopo 3.500 chilometri di pedalate. Un obiettivo, il suo, abbinato al progetto di fundraising con cui a sua volta spera di raccogliere i 35 mila euro necessari a sostenere le spese di cura del figlio (le donazioni, già numerose, vanno fatte nella pagina riservata al suo progetto all’interno del sito www.gofundme.com).

“Mi rendo conto che di questi tempi, con le difficoltà portate dal Covid, le persone che hanno bisogno d’aiuto sono tante – dice Valter -, ma credo sia importante lanciare un segnale per dare valore a chi vive il mondo della disabilità. Noi ci siamo accorti che il nostro bambino aveva qualcosa che non andava a otto mesi dalla nascita: a un certo punto qualcosa ha girato la chiave e la sua crescita intellettuale si è fermata. Oggi lui ha quasi sei anni, ma è come se ne avesse uno e mezzo: non parla e non comprende ciò che gli diciamo”.

Per dedicarsi a lui, Valter ha lasciato il lavoro che, in quanto responsabile dell’ufficio acquisti di una grande azienda, lo teneva spesso fuori casa, e si è reinventato consulente, con una partita Iva e tutte le incognite del caso. La buona volontà, però, non basta. Tanto meno quando a scarseggiare, un po’ in tutto il Paese – spiega -, sono le strutture specializzate e il personale formato. Tra ieri e oggi, nella sua tappa veneta, ha incontrato un personaggio del mondo dello sport. “Come influencer – spiega – può darmi una mano. E anche con la Fiab, la federazione italiana ambiente e bicicletta, stiamo costruendo una rete”. Il passa parola, ecco quel che serve, ovviamente associato alla forza moltiplicatrice del web. Anche perché nella sua impresa, Valter non è comunque solo. Oltre alla moglie Mara, che lo segue da Gemona, ci sono gli amici delle due ruote che, tappa dopo tappa, lo raggiungeranno e affiancheranno per una parte del tragitto. Non è un caso se la corsa si è deciso di farla in bicicletta. “Il nostro sogno? Che il nostro bambino vinca la sua gara più importante come nel ciclismo – risponde -: grazie al supporto, all’altruismo e all’amore dei suoi tifosi. La sua squadra”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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