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Coronavirus, lo strazio della mamma di Marco: “Quei figli in coma senza nessuno più accanto”

“Per tre anni, tutti i giorni, con la neve, la nebbia , il freddo gelido o il caldo asfissiante, sono andata a salutare e chiacchierare con il mio Marco nell’ospedale dov’è ricoverato e dove ‘dorme’ perché in coma vegetativo. Lo accarezzavo, gli leggevo due giornali, la sua Repubblica e la Gazzetta dello sport. Da tre settimane non posso farlo più a causa di questo terribile virus, non posso accarezzarlo e non posso più parlargli. È rimasto solo, ed anch’io, chiusa in casa con il pensiero sempre rivolto a lui. Un dolore incredibile perché immagino mio figlio disteso in quel lettino, con una macchina che lo alimenta, senza avere il conforto della sua mamma. Per fortuna, ogni giorno, mi danno notizie gli infermieri che lo assistono: ‘Marco è stazionario, ‘dorme’ ancora’.  È un mondo, in questo momento, avvolto nella nebbia, dove non so più che vedere, soprattutto non posso vedere mio figlio”.

È la drammatica storia di Paola Mathieu, 87 anni. Suo figlio, il nostro collega Marco, il 13 luglio 2017 ha avuto un ictus mentre era in Vespa. Da allora è in coma vegetativo in una struttura sanitaria di Torino. E da quel giorno la sua mamma è andata a salutarlo e ad accarezzarlo, senza mai saltare un giorno. Ma dal primo marzo non può più, non è consentito andare a trovare il figlio a causa delle restrizioni provocate dal coronavirus. Una storia che la signora Paola condivide con tanti altri padri e madri di pazienti che si trovano nelle condizioni di Marco e con i familiari di tanti altri ricoverati.

Il 6 marzo è stato il compleanno di Marco: “Non ho potuto fargli gli auguri, non ho potuto abbracciarlo e dargli un bacio, non ho potuto dirgli buon compleanno amore mio e non sa quanto mi è pesato tutto questo, stando chiusa a casa e con la testa ed il cuore, sempre a pensare a lui, solo in quel lettino, alimentato con una sonda ma per fortuna assistito da bravi medici ed infermieri”. La signora Paola Mathieu ha poche speranze che suo figlio un giorno o l’altro possa risvegliarsi, i medici non lasciano spazio a questa possibilità: solo un miracolo potrebbe ribaltare quest’amara e crudele realtà. “Per me Marco non è soltanto un figlio, è anche un amico al quale confido le mie gioie e le mie difficoltà, lui era una persona positiva, una persona serena, sempre allegro e sorridente. Mi diceva: mamma sorridi, il sorriso fa bene a te ed anche a me. Ma da quel maledetto 13 luglio del 2017, non sorrido più e, soprattutto non sorride neanche lui e mi mancano i suoi abbracci ed i suoi consigli. Tutto questo è molto triste e doloroso e non so quando potrò andare a trovarlo ed ogni giorno che passa è sempre più pesante, mi sento molto stanca, sono molto anziana e con lui presente mi sentivo sempre protetta. Ed allora mi consolo pensando a quello che era, una persona felice, ha quasi sempre esaudito i suoi desideri, prima come musicista con la sua band girando per tutta Europa e poi con la sua passione, il giornalismo. Marco ha fatto tante cose, la sua testa era un vulcano”.

Da quel primo marzo scorso la signora Paola ha solo il pensiero fisso di potere rivedere suo figlio. È molto stanca e triste e l’impegno quotidiano che aveva di fare a piedi quei 3 chilometri e 500 metri da casa sua alla clinica dov’è ricoverato Marco, le davano forza e speranza. Si consola rileggendo i messaggi che Marco le inviava in occasione del suo compleanno e di qualche altra ricorrenza. “Guardi cosa mi ha scritto nel febbraio del 2014 in occasione del mio compleanno quando si trovava negli Stati Uniti: Cara mamma, il mio abbraccio di auguri per il tuo compleanno, un giorno che spero sia speciale per te. Ti devo molto per il tuo amore, per avermi dato la vita che segna la mia fortunata esistenza. Ti porto con me, nei pensieri. Ti dichiaro eterno amore e ti ringrazio per tutto quello che porto con me, per la vita che mi hai dato. Ed è prezioso condividere questi sentimenti con te, perché condividere è prezioso. Grazie per aver reso possibile questa mia vita meravigliosa. Buongiorno a te ed a papà e buonanotte a me”.

L’ultimo sogno di Marco era quello di potere pubblicare un libro al quale lavorava da anni. Lo ha completato durante una vacanza nell’isola di Ustica, tra la campagna ed il mare, qualche mese prima che la sua vita venisse stravolta da quel tragico incidente. “Era il libro della sua vita”, che non ha mai visto la luce.

La signora Paola è consapevole del momento che il Paese sta attraversando e condivide le restrizioni che purtroppo la costringono a stare a casa. I suoi pensieri per suo figlio la aiutano a sopportare. “Speravo di poterlo accompagnare fino alla fine dei suoi giorni e non so come e quando potrò rivederlo. Sono disperata e stanca”.  


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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