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Addio Massimo, una passione infinita per il giornalismo

E’ morto oggi a Roma Massimo Vincenzi, 48 anni, ricoverato da giorni per una polmonite presso l’ospedale Santo Spirito.

Massimo è stato un pezzo unico di questo nostro piccolo mondo di redazione. Se partiamo dalla fine, prima di passare a La Stampa come vicedirettore, è stato il caporedattore centrale di Repubblica. In un ambiente abituato a vivere il mestiere in modo assoluto, senza respiro, senza fiato, senza controllare mai l’orologio se non per rispettare la chiusura, Massimo è stato un esempio di quanto si possa amare il mestiere del giornalista.

Cresciuto alla Gazzetta di Mantova, sui campi di calcio polverosi delle cronache di serie C, responsabile del coordinamento delle grandi iniziative sportive dei giornali locali del Gruppo Espresso a Pavia, fino all’arrivo a Roma. Piano terra di Piazza Indipendenza, una stanza e dieci monitor, dove si faceva largo Repubblica.it. Lì Massimo fece quello che gli riusciva meglio, trasformò quel suo lavoro in una sorta di appendice a casa. Se si doveva restare otto ore, lui ne rimaneva dieci, se c’era un’elezione politica e il lavoro chiamava agli straordinari, lui arrivava al mattino e se ne andava a notte fonda. Vita, lavoro e ancora lavoro e ancora lavoro. Non staccava mai.

Avere avuto trent’anni insieme ha significato avere diviso mestiere, serate e sogni. Con accento mantovano al primo giorno di lavoro disse: “So’ di Trastevere, non si sente?”. L’amicizia è cominciata così. Con lui non c’erano mezze misure: andava a cento all’ora e se volevi stargli vicino dovevi accettare l’andatura. A Repubblica, che come tanti giornali vive come fosse una famiglia allargata, una specie di comune anni Settanta, Massimo aveva trovato amicizie, condivisione di passioni e rapporti veri. Angelo Rinaldi, uno degli attuali vicedirettori, Massimo lo definiva con pudore e sincerità come “Il mio secondo papà”. Lui che il padre lo aveva perso da ragazzo. Per Massimo la Repubblica diretta da Ezio Mauro è stata casa, famiglia, amore, evasione. Un dettaglio mi piace ricordare di quegli anni: gli venne chiesto improvvisamente di occuparsi dell’impaginazione di un “Atlante”, un libro per le edicole, cento pagine da costruire in pochi giorni. Massimo si disse disposto ad occcuparsene e lo fece nel solo modo che conosceva: si chiuse in redazione e ci rimase finché il prodotto non era finito. Notti comprese.

Nel giorno più tragico e doloroso mi piace ricordare Massimo per le sue passioni travolgenti, l’amore sconfinato per i libri, la voglia di scrivere pezzi per il teatro per l’amicizia che lo legava al palcoscenico del Belli, trasformato in breve tempo in un altro dei suoi punti di riferimento nel cuore di Roma. Lo divertivano le iperboli, le esagerazioni nel leggere le cronache, le provocazioni tratte dalle notizie locali che leggeva e seguiva sempre come fosse stato il primo giorno di vita in redazione. Perché Massimo questo è stato: un ragazzo che sapeva infiammarsi per una notizia e che nascondeva le sue debolezze dietro le esagerazioni, che per anni ha giocato correndo sopra le righe.

Anse e Cesio sono stati i suoi fratelli di strada nelle notti da adolescente di Mantova, una città che Massimo ha portato nel cuore, messa a distanza solo dopo la morte di sua madre. Il Festival della letteratura era l’appuntamento dove amava portare tutti i suoi amici, trasformandosi in raccontatore della manifestazione ma anche e soprattutto della sua vita, lontano dalla redazione.

Essere “Fratelli in redazione” significa condividere il rullo di agenzie, le incazzature, le ore mentre il sole dietro i vetri diventa buio, significa guardare il giornale insieme ed essere contenti e scontenti al tempo stesso. Massimo chiudeva l’ultima bozza, l’ultima telefonata al proto. Ed era pronto a pensare al giorno dopo. Stefania, Paolo, Andrea, Riccardo, Antonio, Ezio, Valentina, Simona, Clotilde, Omero, Silvia, Mario, Fabio, Angelo, Dario: mi piace ricordare per nome quella che Massimo definiva “La mia famiglia allargata”.

Ciao Massimo

       


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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