Tremila metri sotto l'Antartide: carotaggi per ricostruire l'archivio climatico della Terra

SI SCAVERA’ fino a 2.730 metri di profondità, a 40 km dalla base italo-francese Concordia, per estrarre carote di ghiaccio che aiuteranno a ricostruire il clima globale degli ultimi 1,5 milioni di anni. E’ l’obiettivo del progetto dell’Unione Europea “Oltre Epica – Oldest Ice”, presentato oggi a Vienna all’Assemblea dell’Unione Europea delle Geoscienze (European Geosciences Union). Per individuare il sito esperti provenienti da 14 istituzioni di 10 paesi, – tra cui l’Italia con Enea, Università di Venezia e Università di Bologna (con il coordinamento scientifico del Cnr), – hanno passato al setaccio diverse zone del Polo Sud alla ricerca del punto ideale, guidati da Olaf Eisen dell’Istituto Alfred Wegener.

Ora si attende l’ok dell’Unione Europea per portare avanti il progetto. Secondo quanto previsto, un team guidato da Carlo Barbante dell’Università Cà Foscari di Venezia darà l’avvio ai lavori alla fine del 2021, cercando di estrarre una carota di ghiaccio di almeno 10 centimetri di spessore. Gli scavi continueranno poi per tre estati antartiche, fino al 2024 e i primi dati dovrebbero essere disponibili nel 2025.

Le perforazioni avverranno in uno dei luoghi più freddi, spogli e inospitali della Terra, dove i ricercatori dopo anni di indagini hanno individuato “Little Dome C”, il sito che si trova ad un paio d’ore di motoslitta dalla stazione Concordia, nella regione della Terra di Wilkes a una quota di 3.233 metri sul livello del mare.  Si tratta di zone dove non piove mai e la temperatura media annuale è di -54 °C e di rado il termometro supera i -20 °C, mentre in inverno precipita a -80 °C.

Nell’ambito del precedente progetto EPICA (European Project for Ice Coring in Antarctica), tra il 1996 e il 2004 a Concordia i glaciologi estrassero ghiaccio fino alla profondità di 3.270 metri. Con analisi dettagliate delle carote estratte sono stati in grado di ricostruire il clima degli ultimi 800mila anni. “Durante queste centinaia di migliaia di anni, ci sono stati periodi alterni: lunghi periodi glaciali e brevi periodi interglaciali, a intervalli di circa centomila anni”, spiega Carlo Barbante.

Grazie alle piccole bolle d’aria, intrappolate nel ghiaccio nel momento in cui si è formato, gli scienziati del clima possono misurare le concentrazioni di importanti gas a effetto serra come anidride carbonica e metano, riscontrando una chiara connessione: infatti, nei periodi in cui il clima terrestre è stato più freddo, in atmosfera si registrava una quantità decisamente inferiore di CO2 e metano rispetto ai periodi più caldi.

Tuttavia, i ricercatori non hanno ancora a disposizione campioni di ghiaccio delle ere precedenti per misurare la composizione dell’atmosfera nel periodo in cui il ritmo dell’alternanza tra periodi caldi e freddi cambiò in modo significativo. “Più di 1,2 milioni di anni fa, i cicli climatici fra glaciale e interglaciale avevano una durata di circa 40mila anni e seguivano le regolari oscillazioni dell’angolo dell’asse terrestre, tra 21.5° e 24.5°. È seguito poi un periodo di circa 300mila anni, la transizione del Pleistocene Medio, prima che 900mila anni fa iniziasse un ritmo della durata di circa 100mila anni”, aggiunge Barbante.


Fonte: https://www.repubblica.it/ambiente

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