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Il successo di Conservatori e Accademie: 76 mila studenti, triplicati gli stranieri

ROMA – Si assiste a una crescita costante, nelle ultime otto stagioni, di iscritti e diplomati ai conservatori musicali e alle accademie di danza, alle scuole d’arte e di teatro, il comparto Afam (Alta formazione artistica musicale e coreutica), eccellenza italiana nel mondo. Dal 2010-2011, stagione da cui è partito il focus del ministero dell’Istruzione, si sta verificando un aumento anche di insegnanti e corsi. Da quell’Anno accademico gli iscritti sono cresciuti mediamente del 7 per cento a stagione fino al 2018-19 quando gli studenti contati sono stati 76.072. Sedicimila i diplomati: un aumento del 60 per cento rispetto al 2011.Nello stesso arco di otto anni, a conferma dell’interesse che nel mondo esercitano le scuole dell’Afam, la presenza di studenti con cittadinanza non italiana è triplicata. Nell’ultima stagione l’allargamento della platea è stato del 3,4 per cento a fronte di  numeri già consistenti: oggi i giovani discenti non italiani sono il 16,5 per cento delle iscrizioni complessive (oltre 12.500). Metà arrivano dalla Cina. Cinquemila corsi attiviÈ cresciuta, ancora, la proposta formativa: dal 2010-11 i corsi di studio sono aumentati complessivamente del 30 per cento. Oltre 5.000 quelli attivi, l’87 per cento dei quali all’interno del settore musicale e coreutico, il restante 13 per cento diviso tra il settore artistico e quello teatrale. Nel sistema Afam operano oltre 18.500 persone, di cui 15.402 docenti.Il Miur, con la presidenza del Consiglio dei Ministri, sta promuovendo una campagna istituzionale – radio e tv – per far conoscere l’offerta formativa specifica e le opportunità che offre nei vari campi dell’arte, dello spettacolo, della musica e del teatro. La campagna è destinata ai giovani italiani e stranieri. Testimonial ne è l’attore Michele Placido che, formatosi anche lui in Accademia, ora presenta “la multiforme bellezza dell’arte” e dei luoghi dove .A fianco di un innegabile successo, la storia dell’Afam presenta lacune larghe che ne rendono faticoso il percorso quotidiano. Il governo Gentiloni, come spiegato in un’audizione alla commissione Cultura del Senato dall’allora ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, ha avviato il percorso di statizzazione dei diciotto conservatori a e di cinque Accademie di Belle arti: Perugia, Genova e Verona, tra le altre. In alcuni casi si ipotizzava la nascita dei Politecnici delle arti, Conservatori e Accademie sotto . Ad aprile 2017 erano 137 le istituzioni che facevano parte dell’Afam. Su 6.871 docenti, 5.490 erano a tempo indeterminato. Quasi milleduecento, quindi, i contratti non definitivi. Nelle volontà di riforma del Governo Gentiloni, i singoli conservatori avrebbero dovuto ottenere autonomia nelle assunzioni e avrebbero potuto trasformare cattedre in un primo tempo destinate ad alcuni settori artistici in ruoli per altre discipline.

La questione è che le riforme si accavallano senza che si realizzino quelle precedenti. Basti pensare che ancora mancano alcuni decreti attuativi della “508” del 1999. Il Regolamento per il reclutamento – licenziato dal Miur con il precedente governo Lega-Cinque Stelle – non è mai entrato in Gazzetta ufficiale. Tutt’oggi, non esiste un’abilitazione nazionale artistica paragonabile a quella scientifica per le università. Migliaia di cattedre, quest’anno, sono ancora scoperte e la situazione potrebbe farsi ancora più critica visto che sono previsti diversi pensionamenti. Per quanto riguarda la governance di Accademie e Conservatori, resta in piedi il sistema farraginoso che prevede tre sistemi diversi per le nomine di presidente, direttore e direttore amministrativo. L’Afam non ha una Direzione generale né un organo di indirizzo. Non esistono fondi nazionali: la ricerca viene fatta dai docenti con fondi personali. Le piante organiche sono ferme agli Anni Novanta, cosa che allarga le distanze tra istituti grandi e piccoli. L’Accademia di Brera, per esempio, ha più iscritti di quelli consentiti dall’attuale organico.

Le biblioteche spesso chiuseMolte biblioteche storiche (Napoli, Roma e Milano soprattutto) che contengono il 60 per cento del patrimonio musicale mondiale sopravvivono con aperture ridotte per la mancanza di personale.Giovedì prossimo, alla Sala Koch del Senato, saranno organizzati gli “Stati generali della musicologia italiana”, riflessioni sui temi dell’educazione storico-musicale, gli insegnamenti musicologici e la valorizzazione del settore dei beni musicali in Italia.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/scuola_e_universita/rss2.0.xml


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