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Fiandre, tra Bruges e Gent sulle tracce dei pittori fiamminghi

Non solo borghi medievali, architetture imponenti, villaggi, mulini a vento e distese sconfinate. Le possono essere scoperte anche guardandole da un’altra prospettiva: quella che conduce ai suoi capolavori artistici; tra musei, dipinti, palazzi e chiese. L’occasione è di quelle da non perdere. È appena passato il giro di boa del triennio con cui la regione belga di lingua olandese ha voluto celebrare i maestri fiamminghi. Dopo un 2018 dedicato a Rubens (con epicentro Anversa) e un 2019 che vede ancora in corso le celebrazioni per Bruegel il vecchio (soprattutto nella capitale Bruxelles), il 2020 avrà protagonista assoluto il capostipite dei cosiddetti Primitivi Fiamminghi, Jan van Eyck. Il pretesto per conoscere sotto una veste diversa le due città che conservano le testimonianze più alte del suo passaggio: Bruges e Gent. La prima non ha certo bisogno di presentazioni. Anzi, negli ultimi tempi il problema dell’overtourism sta toccando anche questa ‘Venezia del Nord’ (ma non chiamatela così di fronte ai suoi abitanti, probabilmente non gradirebbero). La seconda – Gent – attira soprattutto perché conserva la gemma più preziosa di Van Eyck: il Polittico dell’Agnello Mistico. Ma saprà conquistarvi per molto altro. Il momento migliore per godersi Bruges, con i suoi scorci da cartolina, tra ponticelli e canali? Nelle prime ore del mattino e al tramonto (che tra la primavera e l’estate arriva solo in tarda serata), quando le comitive di turisti ‘mordi e fuggi’ lasciano il borgo. Il resto della giornata può essere occupato visitando i suoi innumerevoli musei (ci sono anche quelli dedicati alla birra, alla cioccolata, ai merletti e alle patatine fritte). Che per onorare al meglio il suo illustre cittadino si sono tirati a lucido. Quello che sicuramente ha fatto le cose più in grande è il Museo Gruuthuse, riaperto alla fine dello scorso maggio dopo cinque anni di intensi lavori. L’antica residenza di Lodewijk van Gruuthuse – uomo d’affari del XV secolo che divenne ricco grazie al monopolio del ‘gruut’, all’epoca tra gli ingredienti base della birra – ritorna ad accogliere i visitatori con un concept rinnovato. All’interno del palazzo trovano spazio oltre 600 opere (dipinti, arazzi, sculture, monili, gioielli, abiti, utensili, oggetti d’arredamento) che raccontano lo sviluppo di Bruges attraverso le epoche più significative di quella che nel medioevo era una delle capitali europee del commercio, dal dominio dei duchi di Borgogna fino al XIX secolo. Un’esperienza che, stimolando quasi tutti i sensi umani (compresso l’olfatto), fa rivivere la grandezza economica della città. Un approccio proiettato al futuro che però ha saputo valorizzare alcuni elementi già presenti nella costruzione originale, come il camino nell’ex cucina, le scale a chiocciola, i soffitti in legno, i pavimenti. Ma soprattutto l’oratorio: la cappella privata da cui la famiglia Gruuthuse (datata 1472) assisteva alle funzioni religiosi dell’adiacente Chiesa di Nostra Signora; una stanza rivestita con pannelli in legno di quercia e velluto che affaccia direttamente sulla navata laterale della chiesa. A proposito della Nostra Signora, il consiglio è di entrarci anche dal portone principale: qui, infatti, oltre ai mausolei di Maria di Borgogna e Carlo il Temerario è conservata la “Madonna col Bambino” di Michelangelo (1504), unica opera del Buonarroti uscita dall’Italia mentre il maestro era in vita.  Il castello di Gent


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/repubblica/viaggi/weekend/feed.rss


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