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Enti di ricerca, i finanziamenti crescono di 74 milioni

ROMA – Ci sono 74 milioni in più, per la ricerca italiana. Per gli Enti di ricerca, nello specifico, vigilati (e finanziati) dal ministero dell’Istruzione. Nel Decreto ministeriale, che mercoledì è stato portato in commissione Cultura e Istruzione della Camera per le prime discussioni e che dovrebbe approdare al Consiglio dei ministri del 9 agosto, si scopre che il Fondo di finanziamento (Foe) dei quindici enti di ricerca sotto il cappello del ministero dell’Istruzione per il 2019 sarà pari a un miliardo e 773 milioni di euro. Nel 2018 fu di un miliardo e 699 milioni, la crescita è del 4,4 per cento. È il finanziamento più ricco – se sarà confermato – degli ultimi sette anni. Dieci enti di ricerca vedono crescere il budget pubblico loro assegnato, uno resta stabile e quattro vengono penalizzati. L’incremento più significativo è quello destinato all’istituto più grande e importante: il Consiglio nazionale delle ricerche. Il totale assegnato per competenza al Cnr è pari a 661 milioni, 65 milioni in più dell’anno precedente: un incremento del 9,8 per cento. Il presidente Massimo Inguscio, da parte dei precari interni, accoglie con favore l’impegno del ministero.    Cresce dell’11,6 per cento l’impegno nei confronti dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), che nel 2019 riceverà 111 milioni. Vengono premiati l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (69,3 milioni, +7,7 per cento) e l’Istituto nazionale di fisica nucleare con i suoi laboratori allocati nel ventre del Gran Sasso (301,7 milioni, +6,8 per cento). Il Miur ha deciso di premiare fortemente l’Indire di Giovanni Biondi, già direttore generale del ministero, chiedendo nuove funzioni al centro studi per la scuola pubblica: nel 2019 riceverà 12,4 milioni, un terzo in più dell’anno precedente. Tra gli enti sottofinanziati rispetto al 2018 ci sono l’Istituto di alta matematica Indam (-3 per cento) e il Museo e Centro Enrico Fermi (-1,2 per cento). Colpiscono, però, altri due tagli. L’Agenzia spaziale italiana, dal 9 aprile con un dopo la cacciata di Roberto Battiston, passa da 542,3 milioni a 510,3 con un decremento del 5,9 per cento. E, ancora, diventa frontale l’Istituto che cura la valutazione della scuola italiana e che ha certificato le fatiche dei nostri studenti in tutte le discipline portanti: da 5,4 milioni a 4,5 il finanziamento pubblico.

Su questo punto è voluto intervenire l’ex sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi, deputato centrista in commissione Cultura e Istruzione: “È assurdo vedere che i fondi pubblici ad Invalsi siano improvvisamente diminuiti di 900 mila euro”, ha scritto. “Improvvisamente e per il 2019, mettendo quindi in grande crisi l’istituto considerando che sono già trascorsi oltre sei mesi. Negli stessi giorni in cui il ministero sta scrivendo i piani di miglioramento dei percorsi scolastici dopo i risultati Invalsi, lo stesso ministero decide di portare in Consiglio dei Ministri l’abolizione dei test per ultimo anno delle secondarie di primo e secondo grado. Tutto questo porterà problemi di valutazione. L’Italia rischia di uscire dal sistema internazionale di valutazione Ocse-Pisa”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/scuola_e_universita/rss2.0.xml


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