Dallo stambecco all'arvicola delle nevi: così gli animali resistono al cambiamento climatico

I CUCCIOLI di stambecco nascono a metà giugno, ma non riescono più a nutrirsi in modo adeguato perché, a causa dei , le fioriture d’alta montagna, ricche di proteine, sono sempre più precoci. Così molti piccoli rimangono sottopeso e non superano l’inverno. Il gallo cedrone e la pernice bianca, due cosiddetti relitti glaciali, amano le temperature fresche e si stanno spostando, di anno in anno, sempre più in alto, verso le cime dell’Adamello e delle Dolomiti: il loro destino sembra segnato. Non è un caso che la caccia a questi uccelli, sempre più rari, sia vietata o cautelativamente sospesa in Trentino come in altre regioni europee. Tra i mammiferi, l’arvicola delle nevi, un piccolo roditore di montagna, trasferisce il suo habitat verso le alte quote, segnalando il climate change in atto.

Anche il mondo vegetale è investito dall’: il bosco di conifere sta conquistando spazi alpini finora mai coperti da alberi ad alto fusto, mentre specie alloctone, come il poligono del Giappone, colonizzano le sponde dei torrenti ed entrano in competizione con le specie locali. Preoccupa il , parassiti degli animali selvatici e d’allevamento e veicoli di gravi patologie per l’uomo. 

Anche lui vuole un po’ di privacy!Dalla fototrappola di Paolo Togni arrivano sempre filmati eccezionali. sulle di — Parco Naturale Adamello Brenta Geopark (@pnab_) Sono solo alcuni esempi di come alcune tra le specie più importanti dell’ecosistema alpino non si adattino al mutare delle condizioni climatiche. Il Parco naturale Adamello Brenta nel 2019 intensifica le ricerche scientifiche per comprendere l’azione dei cambiamenti globali sulle popolazioni animali e vegetali montane. L’ambizioso progetto BioMiti vuole dare un contributo conoscitivo e una fotografia il più possibile dettagliata della situazione. “Con gruppi multidisciplinari intendiamo indagare l’ecosistema in tutti i suoi aspetti: fauna, flora, clima, substrato geologico”, spiega lo zoologo Andrea Mustoni, responsabile della ricerca scientifica del Parco.Se pensate che gli effetti dei cambiamenti climatici non siano ancora visibili, leggete l’intervista allo zoologo del Parco, Andrea Mustoni. Purtroppo vi ricrederete! — Parco Naturale Adamello Brenta Geopark (@pnab_) Fauna e habitat sotto osservazioneGli studi sono supervisionati dai ricercatori dell’Università di Sassari e realizzati in collaborazione con il Muse, il Museo delle scienze di Trento. In dieci aree, il doppio rispetto allo scorso anno, saranno raccolti campioni di specie vegetali, fauna vertebrata e invertebrata (insetti, farfalle e falene). Tra gli strumenti in campo: foto trappole, punti di ascolto degli uccelli, cattura “a vivo” di piccoli mammiferi. Verranno compiute analisi del suolo e sarà elaborata una nuova carta geomorfologica. Grazie al posizionamento di sofisticati sensori, infine, sarà possibile rilevare la temperatura e l’umidità delle singole aree e i dati saranno correlati con la presenza dei vari organismi viventi.

“Ci rendiamo conto che le soluzioni per contrastare il fenomeno dei cambiamenti climatici non dipendono, purtroppo, da scelte locali né nazionali. È una frustrazione”, constata amaro Mustoni.

Trentino Alto Adige, incontri con l’orsoSempre tra Dolomiti e Adamello è in corso un altro progetto di ricerca, che ha l’obiettivo di descrivere le reazioni degli orsi e degli uomini quando si verifica un incontro ravvicinato, per poter informare meglio le persone sui comportamenti più corretti da adottare. A vent’anni esatti dalla reintroduzione del plantigrado in Trentino, il tentativo è quello di razionalizzare le emozioni di diffidenza e paura nei confronti dell’orso, dovute ad alcune aggressioni avvenute negli ultimi tempi. Gli scienziati intendono ribadire con dati oggettivi che l’orso non è un demone, né un santo, come lo disegna, con tratti opposti, il tam-tam mediatico. È solo un animale, talvolta aggressivo, ma quasi sempre schivo e pacifico. Joseph Masè, presidente del Parco, riassume il senso di tutti i progetti del suo Ente: “C’è bisogno di approfondimento, di studiare il patrimonio naturale, cogliendone le fragilità e di trasmettere queste conoscenze alle nostre comunità. È attraverso il sapere che si diffonde la consapevolezza dell’unicità della natura che ci circonda e la necessità di curarla, rispettarla, preservarla, per noi stessi e per le generazioni future”.


Fonte: https://www.repubblica.it/ambiente

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