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“A Monfalcone troppi insegnanti di sinistra, la scuola non può essere una dittatura”

ROMA – “La sinistra deve capire che è finita la sua dittatura, scuola compresa”. Spalleggiata dal presidente della Regione Veneto, Massimiliano Fedriga, la sindaca di Monfalcone Anna Cisint, 56 anni, alla Festa della Lega Romagna, a Cervia, ha insistito sul servizio di ascolto riservato di studenti (e genitori) per far emergere i docenti di sinistra “che infestano le scuole pubbliche”.

Sindaca, giovedì scorso, a tarda ora, ha postato su Facebook questa frase sotto un testo di Nicola Porro che raccontava la storia di un insegnante imbavagliato da colleghi di sinistra: “Valuteremo se da settembre far partire un servizio di ascolto riservato”. E’ sicura di quel che dice: un ascolto riservato per snidare i prof comunisti?

“Liste di proscrizione, censimento degli insegnanti di serie A, chi sta a destra, e di serie B, chi è di sinistra. Mi state dando un’importanza che non merito, io sono più banale. Quel post è nato spontaneamente, poche righe innocue. Sa, io scrivo sui social, ma poi non sto a leggere le reazioni, non ho tempo”.

Ci sono state reazioni, sui social e nella società. Non siamo più nell’Italia dei podestà che controllavano i maestri. La libertà d’insegnamento è garantita dall’Articolo 33 della Costituzione.

“Io non ho quella cultura, il fascismo, non è nelle mie corde. Sono di destra, ma i miei figli li ho lasciati sempre liberi di formarsi un convincimento. In questi giorni si è esagerato. Il post di Porro mi ha solo fatto ricordare tutti quei ragazzi e quelle famiglie che hanno vissuto disagi in una scuola dove docenti di sinistra li hanno messi in difficoltà. Altroché Podestà, ho colto un bisogno esistente”.

Ci spiega che cosa hanno fatto questi docenti di sinistra e bulli? 

“Non voglio entrare nei dettagli, tradirei la fiducia di chi me lo ha raccontato. Diciamo che un ragazzo, per esempio, è stato irriso in classe perché non era in linea con il pensiero della docente, e poi ghettizzato per un anno”.

Quanti casi ha registrato in quasi tre stagioni di amministrazione?

“Una decina, le sembrano pochi? Monfalcone è una città di trentamila abitanti e la gente mi regala confidenze quando mi incontra, mi prende da parte. Io giro molto e ascolto, un sindaco deve saper ascoltare. E non esagerare”.

Questi dieci, mi par di capire non tutti studenti, le hanno confidato vessazioni subite da docenti di sinistra. Quali?

“Lezioni di storie molto faziose”.

A scuola si spiega, per esempio, la Costituzione. Lì c’è scritto che l’Italia è una Repubblica democratica, che è vietata la ricostituzione del Partito fascista. Se un docente avesse spiegato questo lo considererebbe un fazioso di sinistra?

“Non è questo il punto. Il punto è non essere ideologici, lasciare che i ragazzi si formino un pensiero proprio. Io credo che non esista al mondo un libro con le verità assolute all’interno”.

La scuola deve aiutare a formarsi un pensiero democratico. Se lei, sindaca, avesse ricevuto le confidenza di studenti che si sentivano costretti da docenti di destra, anti-stranieri, promulgatori del pensiero salviniano avrebbe pensato lo stesso a un servizio di ascolto riservato?

“A me sono arrivate solo le rimostranze dei ragazzi oppressi dalla sinistra”.

Forse perché lei è una sindaca di destra.

“Può darsi e, comunque, se facessero politica in classe sbaglierebbero anche i professori di destra. La questione più importante è che di questo centro d’ascolto c’è bisogno, almeno a Monfalcone. Dopo che sono uscita allo scoperto mi sono arrivati altri messaggi, l’ultimo dieci minuti fa da un ragazzo del Liceo Petrarca di Trieste. Il problema è più diffuso di quel che credevo. Mi dica lei, perché ascoltare gli sfoghi di ragazzi in crisi deve diventare uno scandalo?”.

Perché nella Repubblica democratica italiana funziona così, per legge. Se una persona, un cittadino, un sindaco, viene a conoscenza di docenti che svolgono male il loro mestiere, per esempio, come dice lei, indottrinando gli studenti con pensieri vetero-marxisti, può e deve segnalare la questione al ministero dell’Istruzione o all’Ufficio scolastico regionale. Le istituzioni aprono un fascicolo, decidono se inviare ispettori e, quindi, come comportarsi con quel docente. Non basta?

“Qui in provincia è più facile rivolgersi al sindaco. Se avessi detto a chi mi regalava le confidenze “fai un esposto al provveditorato”, se ne sarebbe andato senza rivelarmi nulla”.

E invece, adesso, lei vuole che la questione sia trasferita nell’ufficio del Garante dell’infanzia del Comune di Monfalcone, da lei nominato”.

“Intanto il nostro garante, che è il signor Francesco Orlando, non ha un ufficio. E poi mica lo controllo. E’ uno dei due candidati che ha inviato il curriculum: abbiamo dato a Orlando la funzione perché è un ex professore di scuola media”.

O più probabilmente perché si era candidato con la sua lista civica, alle ultime elezioni amministrative.

“Ma perché dovete vedere il male dappertutto?”.

Quando il garante avrà ascoltato i racconti sui malvagi docenti di sinistra, che cosa farà?

“Non so, valuterà. Se sarà il caso manderà un rapporto in Provveditorato o al Miur”.

Ma se bisogna passare sempre da lì, dall’Ufficio scolastico regionale o dal ministero, perché inventarsi un nuovo ufficio di ascolto in Comune?

“Guardi, è un’idea che ha avuto il garante, vedremo a settembre se si farà. Non è questa, certo, la priorità di Monfalcone né del Paese”.

E’ lei che ha fatto il post.

“Non ho cercato questa vetrina negativa, né sono andata a prendermi i ragazzi scontenti. E poi mi scusi, sono al primo giorno di ferie, vorrei fare dell’altro che parlare del centro riservato d’ascolto”. Sindaca, ha anche detto: “Le terribili insegnanti di sinistra che con le loro ideologie avvelenano i giovani osteggiando apertamente le scelte democratiche che gli italiani stanno manifestando verso gli amministratori della Lega”. Poi: “Nelle scuole superiori hanno un’egemonia”. 

“Si sa che è così, almeno da noi a Monfalcone. Emerge dai fatti. E i genitori sono arrabbiati, i figli demoralizzati”. Ha detto ancora: “Mi hanno raccontato di docenti che criticano Salvini e le mie ordinanze”. E da quando le sue ordinanze non si possono criticare?

“Un professore può fare commenti critiici sulle ordinanze della mia giunta, ma se fossi io al suo posto prima le spiegherei, poi aprirei un confronto con gli studenti, infine, al limite, le criticherei. Se non si ragiona così, allora, siamo in dittatura”. Dopo l’insurrezione contro i colloqui di proscrizione, ha parlato di delegittimazione continua dei social rispetto alla sua attività amministrativa. Alludeva ai molti gruppi Facebook che la contestano?

“Sono guidati da chi c’era prima e ha fatto i guai a cui sto cercando di porre rimedio”.

La sua Lega, e Salvini in particolare, sono i primi sfruttatori del bar Facebook. E’ un’arma del vostro successo, ma quando vi criticano diventa un problema.

“Guardi, io leggo poco Facebook, ma i post contro di me sono pieni di parolacce. Il mio avvocato sta procedendo, in un caso, con una querela. I social vanno gestiti con educazione e rispetto”. Lei li gestisce bannando chiunque non sia d’accordo con quello che scrive. Non è una pratica antidemocratica?

“Senta, è il mio primo giorno di ferie e le ho già dette molte cose”.

A proposito di ordinanze, quella che garantisce birra calda per gli stranieri è ancora in vigore? “Non bisogna fermarsi ai titoli, quel provvedimento ha tolto dalla strada molti ubriachi molesti”. La biblioteca comunale ha per caso ripreso a fornire ai lettori Avvenire e Il Manifesto, gornali che hanno criticato le sue politiche con i migranti e che lei ha fatto togliere dal servizio?

“Intanto è stato un atto della dirigente della biblioteca, non mio. Li ha ritirati perché nessuno li chiedeva. Anche Repubblica mi attacca, ma le due copie non le abbiamo tolte. Noi acquistiamo molti giornali e settimanali, nei paesi intorno al massimo uno”.

Le quote per bambini stranieri a scuola? Sono sempre valide? Hanno avuto l’effetto di spingere nelle loro case i figli dei lavoratori bengalesi della Fincantieri.

“Le mie politiche scolastiche hanno fatto sì che oggi abbiamo più posti che bambini, prima era il contrario. Alcuni scolari stranieri vanno nei paesi vicini, entusiasti. La distanza è poca e nessuno è più in lista d’attesa”.

Cosa ne pensa della classe docente, sindaca Cisint?

“La stimo. I miei figl hanno avuto solo bravi insegnanti”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/scuola_e_universita/rss2.0.xml


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