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Unione bancaria, il rischio di una spirale del disastro. Serve un governo forte per evitare i guai del passato

Ne discutiamo da sette anni, ma, con l’unione bancaria, siamo solo, per giudizio pressoché unanime, a metà. Il problema è che è bastata quella metà per sballottare il sistema creditizio italiano fra fallimenti, salvataggi, accuse, controaccuse, polemiche roventi, commissioni d’inchiesta: tutto quello che abbiamo visto a cavallo fra il 2017 e il 2018. Ora, si rischia che l’altra metà dell’unione bancaria ci porti sconquassi anche maggiori. Ecco perché, quando si discute delle regole europee, occorre un governo forte e rispettato che contratti le condizioni più adatte al sistema italiano.

Nel 2013, il governo dell’Italia fiaccata dalla crisi e dagli anni di Berlusconi, non era né forte, né rispettato. Il risultato fu che, quando fu varata quella prima metà di unione bancaria, con le norme su chi si doveva caricare le perdite nel caso di crisi di un istituto, Roma non riuscì a impedire che le regole fossero retroattive. Il seguito sono state le perdite dei piccoli risparmiatori nei casi di Banca Etruria, Veneto Banca eccetera. Ora – oscillando fra governi isolati, come il Conte1, e vagolanti, come il Conte2 – si rischia un bis, con vincoli ancora troppo frettolosi su partite ancor più scottanti per il sistema italiano: i crediti in sofferenza e il portafoglio dei titoli di Stato.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml


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