Tra conti pubblici e verifica l’autunno preoccupa Mattarella 

Il presidente della Repubblica è in apprensione per la frenata dell’economia, per le gravi incognite dei conti pubblici e, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, anche dal crescendo di tensioni politiche nella maggioranza giallo-verde. Due agenzie di stampa, l’Agi e l’Ansa, sostengono che sul Colle si starebbero preparando a tutti i possibili sviluppi determinati dalle elezioni europee, compresi quelli più traumatici: leggi ritorno anticipato alle urne. Ma l’attenzione del Quirinale, a sentire le stesse fonti informative, in questo momento sarebbe più concentrata sui provvedimenti di governo e in particolare sul Def (Documento di economia e finanza) che anticipa le grandi linee della manovra 2020. Pur con la precisazione che si tratta di materie attinenti al governo, Sergio Mattarella avrebbe accolto con favore lo «sforzo di realismo» del ministro Giovanni Tria che ha portato a indicare in un modestissimo 0,2 per cento l’aumento del Pil per l’anno corrente. In altre parole: se questa versione raccolta da Ansa e Agi fosse esatta, il titolare dell’Economia dovrebbe sentirsi le spalle ben coperte nella sua «operazione-verità» che fa a pugni con molti proclami della campagna elettorale in corso.

La frenata del Quirinale

I due retroscena sono riecheggiati tra i monumenti di Petra, in Giordania, dove ieri Sergio Mattarella si trovava su caldo invito del re Abdullah II e della regina Rania. Un attimo prima che il presidente si imbarcasse sul volo che l’ha riportato a casa, l’ufficio stampa del Quirinale ha tenuto a precisare in una nota come Mattarella non abbia espresso «alcuna valutazione su provvedimenti che non conosce». L’asciutta puntualizzazione si riferisce, evidentemente, a eventuali giudizi sul Def. Tra una visita al campo profughi di Al Za’arat e un incontro di Stato, sarebbe materialmente mancata la possibilità di esaminare il documento di Tria: questo si sostiene tra i collaboratori del presidente. Dunque è impossibile che Mattarella abbia potuto formulare opinioni tanto in positivo quanto in negativo.

Né ce ne dovremo attendere a giorni, assicurano informalmente alcuni consiglieri. Il Def corrisponde a scelte che interpellano il governo, su cui il capo dello Stato non ha alcuna voce in capitolo; in particolare, non gli viene richiesto di apporre una firma diversamente,per esempio, dalla legge di Bilancio che ne richiede ben due (una al momento di autorizzarne la presentazione, l’altra alla promulgazione). La prossima manovra finanziaria si definirà verso metà ottobre, e in questa fase di nervosa competizione elettorale qualunque intervento quirinalizio verrebbe vissuto dai protagonisti alla stregua di un’intromissione. Logico immaginare che il presidente non voglia prestarsi a polemiche strumentali.

Pericoli di cortocircuito

Dopodiché nessuno può mettere in dubbio (come segnalano le due agenzie di stampa) che Mattarella sia preoccupato. Chiunque abbia la testa sulle spalle si domanda dove verranno trovati i 23 miliardi per evitare lo scatto automatico dell’Iva, quelli per le eventuali manovre correttive e quegli altri necessari per finanziare i faraonici piani della maggioranza di governo, ultima la flat tax. E tutti si chiedono, Colle compreso, se il chiarimento tra M5S e Lega che seguirà le Europee non rischierà di causare cortocircuiti dagli esiti imprevedibili.

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Fonte: http://www.lastampa.it/economia

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