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Nuovo assegno di divorzio, ecco come si calcola. Rischio di dare troppo potere ai giudici

La Camera che modifica la legge sull’assegno di divorzio.Quali sono le novità principali?La prima è che l’assegno non è più collegato né al tenore di vita, né all’indipendenza economica né ai sacrifici fatti durante la convivenza ma a una lunga serie di fattori: durata del matrimonio, condizioni personali ed economiche dei coniugi al divorzio; contributo dato alla conduzione familiare, patrimonio e reddito netto di entrambi; l’impossibilità oggettiva di guadagnare – a sufficienza – se dovuta all'”adempimento dei doveri coniugali” nel corso della vita matrimoniale; l’impegno nella crescita dei figli.

La seconda è che l’assegno non è più per sempre; il Giudice può fissare una scadenza finale se ritiene che, in quel lasso di tempo, chi lo percepisce sia in grado di recuperare o conquistare la capacità di guadagno.

La terza – che però non è una novità perché già così prevedono, da tempo, i giudici – è che l’assegno non è dovuto se chi lo chiede convive con un’altra persona. 

I rischi nell’esecuzioneA una prima valutazione, si può dire che l’intento del Legislatore è buono ma anche che il risultato avrebbe potuto essere migliore. La nuova norma, infatti, concede ai Giudici un potere discrezionale eccessivo, giacché non spiega la finalità dell’assegno: permettere a chi lo percepisce di essere autonomo? Compensare i sacrifici fatti durante il matrimonio? Colmare lo squilibrio che si produce con il divorzio?Il rischio è che, nei prossimi anni assisteremo a sentenze contrastanti che diranno tutto e il contrario di tutto.

L’assegno a tempo è una sicuramente una bella novità ma i motivi per cui può essere concesso potrebbero dare spazio a visioni ideologiche: sulla base di quali parametri si può pensare che un coniuge possa nell’arco di un certo tempo cominciare o ricominciare a lavorare?

La questione delle convivenze, poi, rischia di essere un boomerang: oggi chi tenta di fare il furbo (magari convivendo solo per metà settimana) perde comunque l’assegno; con la nuova norma probabilmente no.

C’è da sperare dunque in un intervento correttivo del Senato affinché i buoni propositi dei deputati – fare chiarezza e contrastare gli abusi – possa realizzarsi pienamente.

* Avvocato del Comitato Scientifico de , portale interdisciplinare in materia di diritto di famiglia di 


Fonte: https://www.repubblica.it/economia


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