Notre-Dame, Pinault rinuncia al maxi sconto fiscale sulla donazione da 100 milioni

MILANO – Per il fisco francese poteva rivelarsi una beffa, ma il caso si è spento prima ancora di nascere.  La famiglia Pinault, azionista di maggioranza del gruppo Kering, ha annunciato oggi che rinuncerà agli sgravi fiscali legati alla donazione di 100 milioni di euro dalla famiglia per la ricostruzione di Notre-Dame. “La donazione per Notre-Dame de Paris non porterà nessuno sgravio fiscale. La famiglia Pinault ritiene che sia fuori discussione fare portare il peso ai contribuenti francesi”, ha spiegato François-Henri Pinault, presidente della holding e ceo del gruppo Kering.Il provvedimentoUna legge approvata nel 2003 consente alle imprese francesi di detrarre dalle tasse il 60% di quanto donato al patrimonio artistico, nel limite dello 0,5% del fatturato. La percentuale sale invece al 66% nel caso in cui la donazione sia fatta da un privato, nei limiti in questo caso del 20% del reddito imponibile. Lo sgravio sale fino al 90% in caso di finanziamento all’acquisto di un bene culturale riconosciuto “tesoro nazionale” o “opera di grande interesse patrimoniale” a vantaggio di una collezione pubblica.Il possibile risparmioNel caso a donare fosse stato il gruppo Kering, che nel 2018 , la cifra massima “scontabile” sarebbe stata pari a 68 milioni di euro e Pinault ha annunciato una donazione da 100 milioni, con una detrazione da 60 milioni, entro quindi la soglia massima. Qualora invece la donazione fosse effettuata in qualità di privato cittadino il beneficio fiscale sarebbe salito a 66 milioni di euro. Risparmi comunque tutti virtuali visto che il numero uno di Kering ha scelto di rinunciarvi.Gli altri donatori francesiTra i big nei giorni scorsi si sono fatte avanti annunciando importanti donazioni altre grandi aziende. Dall’altro gigante del lusso Lvmh, con il patron Arnault che ha annunciato un contributo da 200 milioni, fino a Total (100 milioni), mentre L’Orèal, insieme alla famiglia Bettencourt Meyers e alla Fondazione Bettencourt Schueller, ha messo sul piatto altri 200 milioni. 


Fonte: http://www.repubblica.it/economia

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