Mediobanca, shopping francese: avrà il controllo di Messier Maris 

Mediobanca alla campagna di Francia. L’istituto di Piazzetta Cuccia guidato da Alberto Nagel sta chiudendo in queste ore l’acquisizione della “Messier Maris & Associés”, aggressiva banca d’investimento parigina, un asso nell’M&A (fusioni e acquisizioni). «Mancano solo gli ultimissimi dettagli dell’accordo: sono mesi che le trattative vanno avanti», sottolinea una fonte vicina al negoziato. Per la banca d’affari milanese rappresenterà uno sbarco a pieno titolo (e fra i grandi) sulla piazza francese. Dovrebbe tradursi in una progressiva presa di controllo della Messier Maris, diventata negli ultimi anni a Parigi un terzo incomodo rispetto a Lazard e Rothschild. Mediobanca avrà al termine dell’operazione il 66% della banca, con un investimento di 160 milioni di euro.

Maris sta per Erik Maris, già condirettore delle attività francesi di Lazard assieme a Matthieu Pigasse,lo sfavillante banchiere che ha investito una parte dei suoi guadagni nel rock e nei giornali, come Le Monde, le due sue grandi passioni.

Maris nel 2010 aveva fatto il grande passo raggiungendo Jean-Marie Messier, una vecchia conoscenza della finanza francese. Negli anni Novanta aveva gestito la trasformazione della Compagnie Générale des Eaux in Vivendi, lanciandola anche nel campo dei media: dal settore delle acque era balzato con nonchalance alle tv, mettendo le mani su Canal Plus. Messier era il manager d’assalto e senza scrupoli per eccellenza, osannato dai giornalisti parigini, che lo identificavano con la sigla J2M. Nel 2001 l’uomo si era addirittura installato in un lussuoso appartamento su Park Avenue a New York, per dirigere un impero sempre più americano (con l’acquisizione di Universal). Ma l’anno dopo era stato travolto dallo scoppio della bolla Internet e cacciato malamente dal gruppo. In seguito era scomparso, diventato una sorta di paria.

Si è ricostruito progressivamente e nel riserbo più assoluto (basta show-off e interviste autocompiacenti), scegliendo di ricominciare dalle fusioni e acquisizioni, dove è diventato un vero specialista. La sua è stata anche una sorta di silente rivincita nei confronti di un Gotha finanziario parigino altamente autoreferenziale, che ai tempi invidiava il manager di successo e pure snobbava questo figlio di una famiglia di piccola borghesia cattolica di Grenoble.

Dal 2010, assieme a Maris, Messier ha segnato una rapida ascesa, potendo ormai giocare allo stesso livello di Lazard e Rothschild. L’anno scorso la Messier Maris ha concluso, fra gli altri deal, la cessione del gestore Idinvest e dei suoi otto miliardi di euro di asset a Eurazeo.

Quanto a Mediobanca, è presente stabilmente a Parigi dal 2004. Ha concluso operazioni importanti, come la fusione Luxottica-Essilor e da poco la vendita di Editis a Vivendi, ma non è mai decollata del tutto in quello che è il secondo mercato europeo per l’M&A. Fra l’altro, strada facendo, ha perso alcuni elementi fondamentali, come Emmanuel Moulin, ex consigliere di Nicolas Sarkozy, partito un anno fa a dirigere il gabinetto di Bruno Le Maire, ministro dell’Economia. Mettere le mani sulla Messier Maris può davvero cambiare le carte in tavola.

Rientra anche nella priorità che Mediobanca vuole ormai dare al capital investment banking, oltre che nella sua strategia di accrescere sempre più le proprie attività all’estero, vedi l’acquisizione del 51% della britannica Cairn Capital nel 2016 e l’anno scorso del 69% della svizzera Ram Active Investments. Non solo: come indicato dalla fonte vicina al negoziato, «con la nuova operazione Mediobanca può farsi spazio a Parigi in vista della Brexit». Diverse società finanziarie internazionali stanno già fuggendo dalla capitale britannica verso quella francese.

Per questo a gestire il negoziato con Messier e Maris è in prima persona Nagel senza lo zampino dei due francesi di Mediobanca: Jean-Pierre-Mustier, ad di Unicredit, che ha l’8,4% del capitale, e Vincent Bolloré, che ne detiene il 7,9% attraverso Vivendi. Sì, proprio il colosso che diciassette anni fa scaricò Messier.

Sembrava un uomo finito, Messier. Ma mai dire mai.

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Fonte: http://www.lastampa.it/economia

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