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Le fabbriche cinesi vanno meglio delle attese, Borse positive

MILANO – Un balzo inatteso del manifatturiero cinese mette di buon umore gli investitori all’avvio del mese di dicembre. Resta, secondo gli addetti ai lavori, in prevalenza un sentimento attendista per gli addetti ai lavori: manca lo scatto decisivo per l’accordo tra Usa e Cina sul fronte commerciale. Intanto, però, la giornata sembra improntata alla modalità “risk-on”, ovvero di scommessa sugli asset più rischiosi (le azioni) a scapito dei beni rifugio come la divisa giapponese.

Proprio in Asia la giornata è stata positiva. La Borsa di Tokyo ha chiuso la prima seduta della settimana ai massimi in 14 mesi, beneficiando proprio dei dati cinesi e del calo dello yen che agevola i titoli esportatori: il Nikkei ha fatto segnare un progresso dell’1,01% a quota 23.529,50.

Sul fronte dei cambi la divisa nipponica tratta a 109,60 sul dollaro, e a 120,80 sull’euro. La divisa comune è in lieve ripresa nei confronti del dollaro nei primi scambi della mattinata. La moneta unica vale 1,1020 dollari (+0,02%) e 120,80 yen, in questo caso in calo dello 0,15%.

Dal fronte macro, come accennato il settore manifatturiero in Cina ha segnato a novembre il livello più alto di espansione in quasi tre anni. La rilevazione è arrivata dall’indice Pmi calcolato da Caixin che ha superato le aspettative dagli analisti. L’indicatore si è attestato a 51,8, ai massimi dal dicembre 2016 e poco al di sopra del già sorprendente risultato di ottobre, quando si era collocato a quota 51,7. Al di sopra di quota 50, l’indice Pmi segnala un’espansione del mercato, mentre al di sotto, una contrazione. Il dato pubblicato oggi segue il risultato dell’indice Pmi diffuso dall’Ufficio nazionale di statistica di Pechino, tornato in fase di espansione dopo sette mesi: l’indicatore ha segnato quota 50,2, ai massimi da marzo scorso. Indicazioni più deboli dal Giappone: l’indice Pmi manifatturiero stilato da Jibun Bank si è attestato a 48,9 punti, in lieve rialzo rispetto ai 48,6 punti di ottobre, ma ancora in fase di contrazione. Anche il Vecchio continente è interessato dalla pubblicazione dei Pmi manifatturieri, molto attesi dai mercati perché – attraverso l’intervista ai direttori agli acquisti delle aziende – sono ritenuti un indicatore che tasta bene il polso all’economia reale.

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi riparte da area 160 punti, recentemente in tensione per il braccio di ferro nella maggioranza sul fondo salva-Stati che potrebbe mettere l’Italia in rotta di collisione col resto d’Europa.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml


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