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La guerra commerciale Usa-Cina in 12 punti

1) Imposta su acciaio e alluminio (8 marzo 2018)
Il presidente americano Donald Trump annuncia tariffe del 25% sulle importazioni di acciaio e del 10% su quelle di alluminio da diversi Paesi. La sua intenzione è ridurre il deficit commerciale degli Usa che nel 2017 ha raggiunto i 566 miliardi di dollari, di cui 375 solo con la Cina, il più grande produttore mondiale di acciaio e alluminio.

2) La risposta della Cina (22 marzo 2018)

Alla vigilia, Trump sospende le tariffe per molti Paesi ma non per la Cina. Pechino risponde con una lista di 128 prodotti statunitensi su cui annuncia dazi tra il 15 e il 25% se i negoziati con Washington falliranno.

3) Segni di conciliazione (19 maggio 2018)
Usa e Cina raggiungono una bozza di accordo. Pechino accetta di ridurre «significativamente» il suo surplus commerciale. Inoltre riduce i dazi doganali elimina restrizioni e si offre di acquistare beni americani extra.

4) Ricominciano le tensioni (6 luglio 2018)
Gli Stati Uniti mettono dazi del 25% su prodotti di importazione cinese per un ammontare di 34 miliardi di dollari tra cui auto, dischi e componenti di aerei. La Cina risponde con tariffe uguali su prodotti agricoli, automobili e prodotti navali statunitensi.

5) Trump rilancia (23 agosto 2018)
Washington impone ulteriori dazi su 16 miliardi di dollari di prodotti cinesi il giorno dopo la ripresa dei negoziati. La Cina risponde con tariffe del 25% su 16 miliardi di dollari di merci americane tra cui le moto Harley-Davidson, il bourbon e il succo d’arancia.

6) Ancora gli Stati Uniti (24 settembre 2018)
Nuovi dazi dalla Casa Bianca: tariffe del 10% su 200 miliardi di dollari su prodotti di importazione cinese. Pechino risponde con dazi su 60 miliardi di dollari di merci americane.

7) La tregua (1° dicembre 2018)
Gli americani sospendono per tre mesi l’aumento delle tariffe dal 10 al 25% sui 200 miliardi di dollari di merci cinesi. Pechino accetta di acquistare una quantità «molto consistente» di prodotti statunitensi e sospende per tre mesi le tariffe aggiuntive su automobili e ricambi auto. Apre all’importazione di riso americano.

8) Riprendono le ostilità (10 maggio 2019)
Washington mette fine alla tregua facendo scattare i dazi sui 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Trump preme sull’acceleratore e due giorni dopo impedisce alle aziende americane l’utilizzo di apparecchiature di telecomunicazione straniere ritenute a rischio per la sicurezza. La mossa colpisce il gigante cinese Huawei. Il Dipartimento del Commercio degli Usa annuncia anche il divieto per le aziende americane che vendono o trasferiscono tecnologia statunitense a Huawei. Il 20 maggio, però. decide una sospensione di 3 mesi del divieto.

9) Un nuovo negoziato (29 giugno 2019)
Al G20 di Osaka Trump e il presidente Xi Jinping raggiungono un accordo: Washington s’impegna a non imporre nuovi dazi. I negoziatori americani e cinesi si incontrano il 30 e 31 luglio a Shanghai e decidono di continuare le discussioni a settembre.

10) Sanzioni americane (1° agosto 2019)
Appena 24 ore dopo la dichiarazione dei negoziatori sul colloquio costruttivo di Shanghai, gli Usa accusano Pechino di non aver rispettato le promesse di acquistare prodotti agricoli statunitensi e fermare la vendita del fentanil. Trump annuncia tariffe del 10% su 300 miliardi di dollari di importazioni cinesi dal 1° settembre. In pratica tutti i 660 miliardi di dollari di scambi annuali tra i due Paesi saranno soggetti a dazi.

11) La guerra valutaria della Cina (5 agosto)
Pechino passa al contrattacco e permette allo yuan di scendere sotto le 7 unità rispetto al dollaro.  la prima volta in 11 anni. Washington accusa Pechino di manipolare la sua moneta per sostenere le sue esportazioni ma la Banca centrale cinese nega.

12) Il rinvio dei dazi americani (13 agosto 2019)
Il governo americano rinvia dal 1° settembre al 15 dicembre l’introduzione dell’aumento dei dazi che aveva annunciato.


Fonte: http://www.lastampa.it/economia


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