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Italiani preoccupati e disillusi per colpa di lavoro e stipendi bassi

MILANO – Preoccupati in primo luogo per il lavoro e il futuro economico, ma l’immigrazione resta un tema caldo e dimostra come abbia lavorato nell’immaginario comune chi l’ha cavalcata facendone un tema politico centrale. E’ il ritratto degli italiani che emerge dal consueto rapporto delle Coop. Un ritratto che ci affida un primato poco invidiabile: gli italiani restano infatti il popolo più pessimista dell’Unione europea. Grattacapi dall’economia, gli stipendi ancora bassiSe abbiamo dei timori sulla tenuta della nostra occupazione e del nostro portafoglio familiare, i numeri “macro” ce li giustificano. “La prima metà del 2019 mostra ancora chiari i segni della stagnazione economica e se la recentissima nascita di un nuovo Governo dopo una improvvisa crisi politica di metà agosto cambia repentinamente lo scenario, la variazione attesa del Pil a fine anno anche nella sua versione più ottimistica si attesta appena sopra lo 0 (+0,1%), anche se potrebbe fare meglio già il prossimo anno allungandosi verso il 2020 (+0,7%)”, sottolineano le Cooperative. Lo sappiamo bene tutti, ogni fine-mese ce lo ricorda la busta paga: siamo infatti l’unico tra i grandi (e insieme a noi solo la Spagna che però vanta ben altra vitalità economica) a non essere ancora riuscito a far risalire il reddito pro capite ai livelli pre crisi. Le Coop stimano un gap di ben 9 punti percentuali ancora nel primo trimestre 2019, mentre la media europea è sopra di oltre 3 punti (con la Germania che svetta di 13, la Francia di 7,3 e il Regno Unito di 5,4). E non è un caso se già nel 2018 dopo 5 anni di aumenti seppur moderati si è assistito a un dietrofront della spesa media delle famiglie che segna sì un +0,3% a valori correnti, ma tenendo conto della dinamica inflazionistica in termini reali la contrazione è pari al -0,9% con ampi divari territoriali.

“Prudenti e guardinghi”, gli italiani spendono solo per le prime necessità e non investono. Il lavoro, quello che fonda la nostra Repubblica, è “l’epicentro da cui scaturiscono altre frustrazioni”. Siamo stachanovisti, nostro malgrado: “Lavoriamo quantitativamente come negli altri Paesi mediterranei e dell’Est europeo ma sensibilmente di più del Nord Europa, guadagniamo però decisamente meno di tutti e deteniamo il primato negativo di produttività del lavoro. Il lavoro ‘povero’ porta con sé insoddisfazione in più direzioni; da un lato il 66% dei part time aspirano al tempo pieno (il 50% in più della Germania) dall’altro il 32% a fronte di una media europea del 20% non ritiene di aver raggiunto un equilibrio fra tempo di vita e tempo di lavoro. E infatti il 50% vorrebbe un lavoro più flessibile e in grado di conciliarsi maggiormente con la vita personale”. Istintivamente continuiamo ad auto-collocarci nel ceto medio (1 italiano su 2, più che in Germania e Francia) nonostante ciò proprio in questo strato sociale si dichiarano difficoltà ad arrivare a fine mese nel 52% dei casi e il 25% è più infelice che i pari-grado europei.

 Il pessimismo sull’Europa e la consapevolezza greenQueste frustrazioni si ribaltano in una visione grigia del futuro, che non ha eguali nel resto del Continente. “Siamo ancora il popolo più pessimista d’Europa (almeno così la pensa 1 italiano su 2) anche per quanto riguarda i nostri figli e il meno ottimista sul futuro dell’Ue. Una spirale emotivamente negativa che non abbandona il nostro Paese, certo motivata da fattori indiscutibili”, dice il rapporto.

Una tendenza nascente lascia sperare per una coscienza collettiva, almeno sugli aspedtti ambientali, in fermento. “In tanti sognano un’abitazione eco-sostenibile (55%), comprano sempre più spesso vestiti (13% oggi e 28% in futuro) e automobili verdi (seppur ancora nicchia ma cresce la vendita di auto ibride +30% e soprattutto elettriche +148%), si rivolgono alla cosmesi verde (1 donna su 4 sceglie cosmetica green e in appena un anno nel 2018 sono stati oltre 13.000 i prodotti lanciati nel settore con claim legati alla sostenibilità pari a un +14,3% rispetto all’anno precedente). La sostenibilità pervade il cibo dove il 68% ritiene favorevole far pagare un supplemento per i prodotti in plastica monouso così da disincentivarne l’acquisto”. Un atteggiamento che – dicono le Coop – “ci fa onore se si pensa che ogni settimana ingeriamo involontariamente con gli alimenti 5 grammi di microplastiche, ovvero il peso di una credit card (1 bottiglia d’acqua ne contiene fino a 240 a litro). E mentre sempre più abbandoniamo i fornelli di casa a dispetto dell’italica passione per la cucina (in 20 anni abbiamo dimezzato il tempo passato a cucinare ogni giorno e oramai vi dedichiamo appena 37 minuti) e esplode il fenomeno delle instant pot (le pentole elettriche) in grado di garantire successi culinari istantanei,   il carrello si riempie di fibre e proteine”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml


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