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Italia, con lo spread a 140 punti la Grecia è vicina e la Spagna si allontana. Borse deboli

MILANO – Ore 10:30. Le Borse internazionali continuano a guardare all’evoluzione del caso-dazi, mentre in Italia torna a far parlare di sé lo spread tra Btp e Bund tedeschi, il differenziale tra i rendimenti dei due decennali. Oggi il famoso termometro della credibilità di un Paese sui mercati finanziari si allarga sui 144 punti per il Belpaese, poco sotto quello greco dopo che ieri sera – per la prima volta dal 2008 secondo i dati del Financial Times – . Il rendimento del Btp è a 1,18%, poco inferiore a quello greco a 1,26%.Il differenziale tra Italia e Grecia è tornato a schiacciarsiIl premio che l’Italia deve pagare agli investitori per sottoscrivere il proprio debito, sebbene sia a livelli minimi rispetto alla serie storica grazie all’incessante azione della Bce, è ben maggiore di quello spagnolo. Nonostante sia ormai arrivata alla quarta elezione in qattro anni, Madrid piazza Bonos decennali con rendimento sotto lo 0,4 per cento. A pesare sul giudizio verso il Belpaese ci sono anche le ultime , che relegano l’Italia sempre più in fondo alla truppa europea per crescita.Mentre quello tra Italia e Spagna si è recentemente riallargatoMentre quello tra Italia e Spagna si è recentemente riallargatoSui listini azionari europei prevale l’incertezza dopo la serie di rialzi consecutivi. Milano segna un calo dello 0,6%, Francoforte cede lo 0,4%, Parigi lo 0,5% e Londra lo 0,5%. Il contesto internazionale rimane caratterizzato dall’incertezza sulle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Dopo la notizia di ieri, secondo cui le controparti hanno raggiunto un accordo per l’azzeramento simultaneo di alcuni dazi esistenti che renderebbe più vicino il raggiungimento della ‘Fase 1’ dell’accordo, l’entusiasmo si è smorzato nelle ultime ore. Secondo Reuters, infatti, il piano si starebbe scontrando contro una forte opposizione alla Casa Bianca. Da ambo le parti è stato comunque confermato che questo passaggio iniziale prevederebbe la rimozione delle tariffe aggiuntive che sono progressivamente scattate negli ultimi mesi.

L’azionario asiatico ha comunque trattato debole, con lo yen in rafforzamento. L’indice Nikkei della Borsa di Tokyo, che aveva aperto con uno scatto rialzista dello 0,8% testando i massimi dell’ultimo anno, ha chiuso in progresso di appena lo 0,26%, a quota 23.391. Shanghai negativa con -0,49%. Giù anche Hong Kong -0,72%, Sidney piatta con -0,04%, Seoul -0,33%. Ieri sera Wall Street ha fatto in tempo a ritoccare i suoi record: il Dow Jones ha guadagnto lo 0,66% e il Nasdaq lo 0,28%.

In mattinata sono arrivati dati migliori delle attese dalla Cina: il surplus commerciale cinese ha segnato 42,81 miliardi di dollari, in aumento sui 32,97 miliardi di ottobre 2018, sui 39,65 di settembre e sui 40,83 miliardi attesi dai mercati. L’export, secondo le Dogane cinesi, è sceso dello 0,9% annuo e l’import uno del 6,4%. Nonostante il peso della guerra commerciale con gli Usa, sono numeri superiori alle aspettative: i primi 10 mesi dell’anno registrano un surplus di 341,41 miliardi, quasi 100 in più sui 249,46 miliardi dello stesso periodo del 2018. Anche la Germania ha svelato il suo surplus commerciale, risultato in aumento a 19,2 miliardi a settembre. Si segnalano poi la produzione industriale in Francia e nel pomeriggio la fiducia dei consumatori americani calcolata dall’Università del Michigan. In agenda c’è anche la riunione dell’Ecofin a Bruxelles.

L’euro apre stabile sotto quota 1,11 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,1047 dollari e 120,72 yen. Dollaro/yen a 109,28.

Tra le materie prime, infine, andamento in calo per i prezzi del petrolio sui mercati asiatici. Il Wti perde 53 cent a 56,62 dollari al barile, il Brent cede 46 cent e si vende a 61,83 dollari al barile. Il prezzo dell’oro sui mercati asiatici è stabile questa mattina dopo il -1,5% messo a segno ieri. Il metallo prezioso con consegna immediata è quotato a 1.469 dollari l’oncia, nell’ultimo giorno di quella che, con un calo complessivo del 3%, sta diventando la peggiore settimana degli ultimi due anni.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/economia/rss2.0.xml


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