Il ministro degli Esteri svizzero: “Il nostro Paese importante per l’export italiano. Vale più di Cina e India messe insieme” 

«L’Italia esporta più verso la Svizzera che verso la Cina e l’India messe insieme, ed è il nostro terzo partner commerciale». Ignazio Cassis usa questi due dati per descrivere lo stato delle relazioni italo-elevetiche. Il ministro degli Esteri svizzero sarà oggi a Genova per partecipare alla due giorni del Forum per il dialogo tra l’Italia e la Svizzera. «Direi che il potenziale dei nostri rapporti è ben sfruttato – continua -, anche se non sempre se ne ha la giusta percezione e sicuramente si può fare di più. In quanto consigliere federale italofono voglio rafforzare la nostra conoscenza reciproca. Contiamo sulla cooperazione del governo italiano per risolvere le questioni aperte sul piano politico, economico e finanziario».

In che modo?

«Puntiamo su ciò che ci accomuna: la lingua e la cultura italiane, le nostre economie interconnesse, le reti di infrastrutture e i legami umani e professionali. Iniziative come il Forum di Genova sono fondamentali. Particolarmente attuale è il tema dei trasporti e dell’accesso ai reciproci mercati per i servizi finanziari».

L’intesa sui lavoratori frontalieri è ancora bloccata? A che punto siamo?

«Noi siamo pronti a firmare. Il nuovo accordo è nell’interesse dei due Stati: ridurrebbe le distorsioni del mercato del lavoro nella zona di frontiera. È anche una questione di equità fiscale. Perché oggi un cittadino italiano che lavora come frontaliero in Svizzera può pagare meno imposte del suo vicino di casa che fa lo stesso tipo di lavoro a Como o a Verbania?».

L’appartenenza dell’Italia all’Ue è un ostacolo o una spinta alle relazioni bilaterali?

«Senza dubbio una spinta. Oltre 120 accordi bilaterali legano la Svizzera all’Ue. Non siamo membri, ma nemmeno un Paese terzo qualunque. Per l’Ue e gli Stati membri, compresa l’Italia, siamo un partner importante, come sento regolarmente nel quadro dei contatti con i miei omologhi e con esponenti Ue».

Avete siglato un accordo quadro con l’Ue, ma in Svizzera ci sono ancora molte resistenze: perché?

«Alcuni aspetti devono essere chiariti. Per questo stiamo conducendo un’ampia consultazione fra gli attori interessati: dai cantoni ai partner sociali, dagli ambiti economici a quelli scientifici. È così che funzioniamo in Svizzera: ogni livello dello Stato e della società viene coinvolto nelle decisioni per il futuro del Paese».

Capitolo Brexit. Un’ulteriore proroga non rischia di prolungare le incertezze? Come vivete vicenda?

«Le intense relazioni che abbiamo con Londra si basano essenzialmente sugli accordi bilaterali con l’Ue, che dopo la Brexit non saranno più applicabili. Con il Regno Unito abbiamo perciò firmato 5 accordi volti a evitare un vuoto giuridico qualora Londra e Bruxelles si lasciassero senza aver trovato un’intesa. Ciò che speriamo non accada».

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Fonte: http://www.lastampa.it/economia

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