Giovani commercialisti a congresso, nel mirino le nuove misure del governo

ROMA – “Specializzazione, digitalizzazione e studi associati: questo è il futuro della nostra professione. La figura del commercialista è destinata a evolversi e oggi più di ieri è centrale non solo a supporto di privati e aziende, ma anche degli enti locali, fra interesse pubblico ed efficienza economica”. Così il presidente dell’Unione Giovani commercialisti, Daniele Virgillito, apre al Lingotto di Torino il 57° Congresso nazionale della sua associazione che conta più di 10 mila iscritti under 43, 110 sedi in Italia e che riunirà fino al 13 aprile circa 1.500 professionisti da tutto il Paese. 

Sotto i riflettori ci sono le norme che l’esecutivo Conte sta preparando, come in particolare la flat tax. Ma c’è anche spazio per la riforma Madia: “I commercialisti nel nostro Paese contano complessivamente quasi 120 mila iscritti all’Ordine e la riforma ha introdotto rilevanti cambiamenti sui ruoli che noi possiamo svolgere nell’ambito della Pa. Con l’entrata in vigore della disciplina sulla crisi d’impresa, inoltre, è scattato il conto alla rovescia per circa 180 mila imprese che entro il 16 dicembre dovranno dotarsi degli organi di controllo anti-crisi”.

Tra le richieste c’è anche un credito d’imposta per i professionisti che hanno investito in nuove tecnologie: software, hardware e piattaforme cloud, per sostenere le imprese e lo stesso Paese nell’affrontare l’agenda digitale. Ma Virgillito si mostra scettico sulle ultime misure del governo. “Peccato per il decreto Crescita che poteva essere l’occasione per favorire concretamente il progresso dei giovani professionisti, invece le sue misure agevolative si rivolgono ancora una volta principalmente al mondo imprenditoriale, trascurando quello delle professioni e sono solo revival di interventi già visti, non riconfermati in Legge di Bilancio, reintrodotti o rimodificati a pochi mesi di vita”. 

Quanto al Documento di economia e finanza (Def) “Sarebbe opportuno tenere a mente ciò che l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha messo in luce sull’Italia ossia la necessità di aumentare la credibilità fiscale attraverso un vero e proprio piano pluriennale, anche in riferimento alla crescita dell’occupazione e della produttività” sostiene il presidente Ungdcec. Quindi i giovani professionisti auspicano “che ci sia maggiore razionalità e una più cosciente valutazione degli impatti di queste disposizioni sull’economia reale, evitando interventi a singhiozzo e non dimenticando il mondo delle professioni, che rappresenta il punto di congiunzione tra ciò che le norme tratteggiano e la loro applicazione in concreto”. 


Fonte: http://www.repubblica.it/economia

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