Flat tax, i conti delle famiglie: risparmi sopra 7mila euro (per chi guadagna di più)

MILANO – Un regalo fiscale alle persone che guadagnano poco più di 20mila euro lordi l’anno, con punte di risparmio che arrivano a sfiorare gli 8mila euro per quelli che veleggiano nella sfera più elevata della “classe media”. Ma anche un meccanismo da tarare con estrema cautela, perché rischia di far scattare delle distorsioni clamorose – con buona pace dell’equità fiscale – o addirittura incentivare i divorzi nel ceto medio per abbassare il conto con l’Erario.

La flat tax è un cantiere aperto e litigioso, come ha dimostrato il . La Lega vuole piantare la bandiera sulla riforma delle tasse, il M5s non è da meno. E il Tesoro di Tria deve mediare. Alla fine, nel che lascia tutte le opzioni aperte: non scontenta né fa felice nessuno. La madre di tutte le partite riguarda i costi dell’operazione. Nell’ipotesi propugnata da Salvini, si arriva a stimare una spesa per lo Stato di 17 miliardi che – in vista dei 23 miliardi di clausole Iva da disattivare nel 2020 – scoraggia dal proseguire l’istruttoria. Ma sul piatto bisogna mettere l’altra gamba della proposta, ovvero il taglio delle detrazioni che dovrebbe contribuire a ribilanciare la partita per il conto dello Stato.

E nel bilancio delle famiglie, cosa cambierebbe? L’ufficio studi del Consiglio nazionale dei Commercialisti aiuta a capire cosa cambierebbe con simulazioni concrete. La base di partenza è una tassa piatta al 15% per i nuclei familiari che hanno reddito complessivo fino a 50.000 euro. La flat tax resta una opzione che i contribuenti possono scegliere in alternativa al regime ordinario, che prevede una “no tax area” fino a 8.174 euro e cinque successive aliquote crescenti dal 23% (fino a 15.000 euro) al 43% (oltre 75.000 euro) da applicare agli scaglioni di reddito. Aderendo alla flat tax, i contribuenti rinuncerebbero ai meccanismi di deduzioni e detrazioni tradizionali. In cambio, la tassa piatta prevederebbe una deduzione di 3mila euro per ogni componente del nucleo (per le famiglie con reddito entro 35.000 euro) e di 3.000 euro limitata però ai componenti del nucleo fiscalmente a carico (quando il reddito complessivo supera i 35.000 euro).

Qui c’è il primo fattore di valutazione importante: le famiglie che hanno detrazioni consistenti (per esempio legate alle spese mediche, o ai lavori di ristrutturazione di casa o agli ecobonus), dovrebbero considerare attentamente il passaggio alla flat tax perché le perderebbero.

Fatta questa premessa, secondo i Commercialisti per un single con lavoro dipendente la flat tax conviene quando si superano i 20.299 euro annui di reddito. Il beneficio rispetto al sistema tradizionale cresce ovviamente con l’aumentare del reddito: si va dai 969 euro a 25.000 euro annui fino a 7.639 euro a quota 50.000.

Il terzo esempio riguarda i nuclei monoreddito in cui al coniuge si sommano due figli a carico. La fascia di convenienza del sistema ordinario si amplia fino a 24.758 euro e il beneficio è tutto sommato limitato negli scaglioni successivi (motivo per cui è ancor più opportuno valutare la perdita delle detrazioni). Anche in questo caso, a 50mila euro il risparmio supera i 7mila euro.

Se in famiglia ci sono due stipendi il calcolo si complica. In linea di massima, con la flat tax hanno da perdere le coppie che hanno reddito complessivo individuale sotto 21mila euro, salendo a 24mila euro in caso di due figli a carico. Qualora uno o entrambi i coniugi superassero queste soglie, la convenienza sarebbe maggiore in caso di stipendi “polarizzati”: uno più vicino possibile a 50mila euro e l’altro allo zero. Tutto perché la flat tax, per la sua stessa costituzione, premia i monoreddito che oggi sono, a parità di stipendio, più tassati.

Notano infine i Commercialisti che non mancano però gli effetti distorsivi. Il primo è quello dello “scalone fiscale“, ovvero una distorsione tra chi sta subito sotto e subito sopra la soglia di 50mila euro. Un esempio rende tutto più chiaro: un dipendente con coniuge e due figli a carico e stipendio lordo da 48mila euro, con la flat tax avrebbe un netto di 41.166. Lo stesso lavoratore a 52mila euro di stipendio lordo, con l’Irpef ordinaria scenderebbe a 37.513, oltre 3.500 euro sotto chi dovrebbe – in teoria – guadagnare meno di lui.Altro effetto sociale distorsivo sarebbe quello di un “incentivo fiscale” al divorzio. Come già visto per il , anche questa misura – senza correttivi – la separazione di un nucleo bireddito (abbondantemente sopra la soglia di 50mila euro) in due distinte famiglie monoreddito (a quel punto sotto la soglia) farebbe risparmiare fino a 14mila euro.


Fonte: http://www.repubblica.it/economia

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