Finanziamenti ai comuni, la montagna ha partorito un topolino. E il centro-sud batte il nord

Una riforma introdotta nel 2012prevedeva il ricalcolo dei trasferimenti ai comuni delle regioni a statuto ordinario che avrebbero dovuto riflettere non più la spesa storica, che cristallizzava inefficienze di gestione, ma la differenza tra il fabbisogno standard e la capacità fiscale di ogni comune. La riforma, che ha cominciato a essere implementata nel 2015, ha però per ora portato a limitatissimi cambiamenti nelle modalità di finanziamento dei comuni, sostiene un’analisi dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica, diretto da Carlo Cottarelli.

Questo fatto è solo in parte spiegato dalla gradualità con cui la riforma è stata introdotta, poiché, anche a regime, il volume delle risorse dei comuni sottoposte a ricalcolo sarà limitato. Non ci saranno quindi effetti sostanziali sulle finanze dei comuni e sull’efficienza dello loro spesa. I risultati, elaborati dall’ufficio parlamentare di bilancio (UPB) e relativi all’anno 2017, delineano un quadro chiaro: i trasferimenti a favore dei comuni del centro-sud sono cresciuti rispetto a quelli del nord.

A livello di aggregato regionale, la regione maggiormente penalizzata è la Liguria (-3,4 per cento), la quale, nonostante alti fabbisogni standard, perde per l’elevata capacità fiscale, la più alta su tutto il territorio nazionale – pari a tre volte quella dell’Emilia-Romagna, al secondo posto. Questa dinamica potrebbe essere determinata da un gettito potenziale dell’IMU piuttosto forte, soprattutto in corrispondenza dei comuni di media dimensione (tra i 5 e 60 mila abitanti). La regione che guadagna di più è il Lazio (4,9 per cento) per effetto del forte guadagno di Roma (vedi sotto). Più in generale c’è stato un trasferimento delle risorse a favore delle regioni del centro e del sud, a fronte di minori trasferimenti per i comuni del nord Italia.

 


Fonte: http://www.repubblica.it/economia

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