Droni, una task force a guida italiana per le nuove regole

ROMA – Oltre 100mila droni attraversano i cieli europei. Un dato destinato a raddoppiare entro 5 anni.  E sono solo quelli utilizzati a fini professionali. Lo dice l’European Drones Outlook study che fornisce i numeri di una flotta inarrestabile in grado, in un futuro prossimo, di fornire più servizi di utilità quotidiana come la consegna di pacchi e posta. Che ha bisogno, però, di regole certe e uguali per tutti.

A questo ci ha pensato la Ue che tra fine maggio e inizio giugno pubblicherà sulla Gazzetta ufficiale il testo del nuovo regolamento unico europeo di Easa – licenziato qualche settimane fa a Bruxelles – al quale dovranno adeguarsi gli stati membri, entro massimo tre anni. Misure condivise alle quali accostare requisiti di sicurezza standardizzati. Insomma se il regolamento è stato fatto ora si dovrà fornire indicazioni ben precise. Dettagli non certo trascurabili. E a suggerirli sarà AW-Drones, un progetto europeo a guida italiana che nei prossimi 36 mesi aiuterà l’Unione Europea a identificare proprio quegli standard tecnici e operativi in grado di garantire la sicurezza nell’uso dei droni in tutti i paesi membri.Perché l’obiettivo, come spiega Damiano Taurino coordinatore del progetto per l’azienda romana Deep Blue (nata dall’esperienza di un gruppo di ricercatori universitari e dell’Enea) che guida il programma “è quello di sfruttare il potenziale sviluppo del nuovo mercato dei droni, peraltro in velocissima espansione, offrendo tutti i benefici, sia che economici che tecnici di questo settore. Ma il tema centrale resta la sicurezza: è il primo nodo da sciogliere.  Affinché le operazioni con i droni possano essere condotte in maniera sicura e sostenibile è necessario definire e condividere dei rigorosi criteri di certificazione sia degli aspetti tecnologici che di quelli organizzativi e di formazione”. A questo servirà, dunque, AW-Drones, programma al quale partecipano 13 partner provenienti da otto paesi Ue e Israele:  a unire tutte le informazioni e a restituire all’Ue suggerimenti tecnici.

Finanziata dal programma Horizon 2020 con due milione e 600 mila euro, la ricerca supporterà, infatti, l’UE e l’Agenzia europea per la sicurezza Aerea nell’identificare norme unificate a partire dall’analisi di quelle esistenti che ogni stato “si è già dato prendendone in esame sia i punti di forze che le criticità”.  Esplorando le regole sia dei voli di categoria “specific”, ovvero quelli utilizzati nei lavori di ispezione e manutenzione in aeree pericolose o su grandi distanze, sia dell’U-space, lo spazio aereo riservato ai droni e a tutti i velivoli a bassa quota come gli elicotteri per il soccorso, fino ai voli autonomi, cioè senza l’intervento dei piloti a terra inclusi, in un futuro ancora lontano, gli aereo-taxi di cui però la commissione europea si sta già occupando.

“Il mercato dei droni e i servizi connessi, sarà uno dei principali motori dello sviluppo economico europeo e mondiale nei prossimi anni”, fa notare Marco Ducci, Ceo di EuroUSC Italia, che fa parte del progetto. Tant’è che la Commissione Europea prevede che la crescita annua del mercato raggiungerà i 10 miliardi di euro annui entro il 2035 e i 15 miliardi entro il 2050. E a “beneficiare dei droni saranno soprattutto campi come quelli delle ispezioni e la sicurezza ma anche dell’agricoltura e in quello dell’energia e delle spedizioni – sottolinea Ducci – per questo è importante riempire il regolamento di contenuti, dettagli”.

Un esempio? “Nel regolamento Ue è previsto che i droni siano dotati di un sistema di identificazione elettronica, per capire se il velivolo è autorizzato o meno a volare ma vanno definite le caratteristiche tecniche che il sistema deve avere per essere progettato. Oppure i corsi per i piloti che dovranno essere uniformati e avere contenuti uguali per tutti gli stati membri Il regolamento fissa i requisiti di alto livello ma non indicano, nella maggior parte dei casi, le modalità per rispettarli”.  E a suggerirli sarà il programma a guida italiana che inserirà – ultima curiosità – anche gli standard tecnici per il ‘geo-fencing’, ovvero la funzionalità che mantiene in modo automatico il drone all’interno delle aree autorizzate al volo, per evitare in futuro eventi come quello avvenuto qualche giorno fa a Malpensa, quando un drone non autorizzato è volato sulle piste, bloccando per ore l’aeroporto. 


Fonte: http://www.repubblica.it/economia

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