Draghi sferza le banche europee: i tassi saliranno ma basta con le lamentele, dovete innovare 

Manca poco. «Stiamo valutando come mitigare l’effetto dei tassi di interesse negativi sulle banche europee». Lentamente, in maniera quasi impercettibile, e nonostante un’economia che non brilla, a Francoforte il cambio di rotta è in atto. Prima lo stop al piano straordinario di acquisto titoli, ora è il momento dei rendimenti. La pressione del sistema bancario di tutto il continente nei confronti dei rispettivi Paesi si fa sempre più forte. I tassi zero son un grande regalo per chi firma un contratto di mutuo, una iattura per chi sta dall’altra parte del tavolo. Quelli principali resteranno a zero almeno per tutto quest’anno, e Draghi oggi nella conferenza stampa mensile l’ha confermato. Ma da qualche parte occorre iniziare, e dunque la richiesta è di alzare intanto i tassi (tuttora negativi) sui depositi bancari. Per spiegarla chiaramente: se un istituto vuole parcheggiare l’eccesso di liquidità presso la Banca centrale europea è costretto a pagare lo 0,4 per cento. E poiché di liquidità in eccesso ce ne è parecchia, per le banche è un costo insostenibile.

Secondo quel che si vocifera a Francoforte la decisione sarà presa nel prossimo consiglio direttivo, il 6 giugno. I tecnici stanno ancora studiando il meccanismo da introdurre. La Bce imiterà il sistema in vigore in Giappone: fino a un certo ammontare si paga zero, oltre un certo ammontare il costo sale. Un modo per dare un po’ di respiro alle banche, spingendo però perché continuino a offrire denaro al più basso costo possibile a imprese e famiglie. “Non è semplice stabilire gli ammontari corretti”, spiega uno di loro sotto la garanzia dell’anonimato.

La richiesta di introdurre un meccanismo simile viene dalla Francia, ma anche dalla Germania e dall’Italia, tre sistemi che tuttora soffrono di eccesso di offerta e di scarsa redditività. E’ per questo che Draghi manda messaggi ai banchieri europei. Li invita a «migliorare il livello di redditività», a «innovare», ad essere «capaci di affrontare la sfida tecnologica» e, se necessario, «a fondersi» fra di loro. E invece «ci sono entità con un rapporto fra costo e redditività pari a 80 o 90». Una chiara allusione alla situazione in cui versano i due grandi colossi tedeschi, Commerzbank e Deutsche, che il ministro delle Finanze Olaf Scholz vuol mandare a nozze per evitare a una delle due (Deutsche) la fine di un qualunque Monte dei Paschi. Se così fosse, per l’Unione intera sarebbe una catastrofe. Ed ecco perché sia Draghi, sia il capo della vigilanza europea Andrea Enria non dicono no a prescindere. Ma non diranno nemmeno sì ad ogni costo.

Twitter @alexbarbera


Fonte: http://www.lastampa.it/economia

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