Conte, Salvini e Di Maio distanti. Un rebus l’Iva e la spending review 

Gli stessi partecipanti all’incontro lo hanno definito il «pranzo del disgelo». Ma fuori da Palazzo Chigi scorrono i veleni, soprattutto dei 5 Stelle che parlano di «divisioni nella Lega». Sul tavolo del premier Giuseppe Conte e dei due alleati Matteo Salvini e Luigi Di Maio c’era solo il piatto quasi vuoto della crescita economica e di un Pi esangue. Una previsione che dovrà essere ancora confermata e alla quale il governo vorrebbe aggiungere qualche decimale grazie agli effetti del decreto sblocca-cantieri e al decreto crescita. «Ci auguriamo che sia anche superiore dello 0,2%», ha detto Conte che rilancia la spending review e le privatizzazioni per trovare i soldi per flat tax.

Tutto comunque è rinviato a dopo l’estate, a dopo le elezioni europee soprattutto, perché su come riformare il fisco e trovare le risorse non c’è alcuna convergenza. «Nemmeno dentro la Lega», insinuano velenosi fonti dei 5 Stelle che parlano di «spaccatura» nel Carroccio e di un Salvini che, per motivi di propaganda elettorale, si è spinto toppo in avanti. Ora però, sempre secondo i grillini, sta moderando i toni e parla di altro. A Di Maio e Conte non è sfuggita una dichiarazione mattutina del sottosegretario Giancarlo Giorgetti che, a margine di un convegno del Coni, ha fatto capire di condividere le tesi del ministro dell’Economia Giovanni Tria. Gli hanno chiesto se la flat tax si farà con l’aumento dell’Iva e il leghista non l’ha escluso. «Questo si vedrà nella legge di bilancio, adesso non si può ancora dire». Il sottosegretario ha pure negato che le due aliquote Irpef al 15 e al 20 per cento erano state scritte nella bozza del Def e poi cancellate dal testo approvato dal Consiglio dei ministri: «Non è che sono scomparse, non sono mai comparse, ma compariranno nella legge di bilancio».

Dunque, se Salvini vuole la tassa piatta del 15 per cento per i redditi familiari fino a 50 mila euro o taglia veramente la spesa pubblica fino a 12-15 miliardi oppure dovrà rassegnarsi a far salire l’Iva. L’altra soluzione, che caldeggia Di Maio, è non far passare la proposta leghista e portare la curva dell’Irpef a tre aliquote, favorendo il ceto medio: costerebbe di meno, sarebbe necessario sforbiciare quanto basta e senza eccessi le uscite pubbliche e in particolare non sarebbe necessario far crescere l’Iva. «Se si parla di flat fax, se la si deve fare non si può farlo aumentando l’Iva. Si deve fare per il ceto medio non per i ricchi», ribadisce il capo di M5S.

In ogni caso se ne parlerà dopo l’estate, come ha precisato Conte arrivando a Bruxelles per il vertice europeo dedicato alla Brexit. «Sulla riforma fiscale ci stiamo lavorando, confidiamo dopo la pausa estiva di avere già dei programmi più definiti e dettagliati su cui lavorare», ha spiegato il premier. Adesso è il momento di concentrarsi su come dare impulso all’economia, schiodarsi da quel magro 0,2 per cento, anzi evitare che si vada ancora più giù verso un segno meno. Tutte le colpe vengono fatte gravare sulla cattiva congiuntura economica europea e sulla guerra dei dazi scatenata da Trump. Per concentrarsi di più sulle cose da fare per la crescita, al pranzo di ieri è stato deciso di vedersi ogni settimana. A questi incontri tra il premier e i due vicepremier dovrebbe partecipare anche Tria. E non si tratterà solo di mettere in cantiere la spending review e le privatizzazioni: si comincerà a valutare il taglio delle tax expenditures ovvero le varie agevolazioni fiscali che riducono il prelievo fiscale per alcuni contribuenti. Un terreno, anche questo minato, perchè si tratta delle classiche detrazioni e deduzioni d’imposta.

La guerra in Libia

Al pranzo si parlato pure di Libia, constatando l’impotenza dell’azione diplomatica che non riesce a fermare l’esercito del generale Haftar. Salvini ha chiesto un timing per le cose da fare, ha sollecitato la riforma della giustizia e del codice degli appalti, la definizione dello sblocca cantieri. Si è affrontata la questione della commissione d’inchiesta sulle banche con l’accordo che a presiederla sarà il grillino Gianluigi Paragone. Insomma, una colazione «cordiale», come dicono i leghisti. Del «disgelo», aggiungono i 5 Stelle i quali però nel pomeriggio parlano di «spaccatura» nel Carroccio sull’aumento dell’Iva. E in serata a Porta a Porta Di Maio butta una bomba su un tema delicatissimo per gli alleati. «Sull’autonomia non ho capito se prevale la linea mediana di Salvini o quella di Zaia più talebana».

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


Fonte: http://www.lastampa.it/economia

Potrebbero interessarti

Lascia una risposta