Confidi, redditività al palo ma aumenta la solvibilità 

Più solidi ma non ancora in equilibrio tra costi e ricavi: sono i confidi italiani che danno segnali molto positivi rispetto al recentissimo passato ma che tuttavia hanno bisogno di norme che consentano loro di fare di più per avere un modello di business sostenibile e, soprattutto, per meglio supportare le piccole e medie imprese alla ricerca di un migliore accesso al credito.

Questo lo scenario che emerge dalla ricerca “I confidi in Italia”, promossa dal Comitato Torino Finanza, in collaborazione con il Dipartimento di Management dell’Università di Torino.

La ricerca prende in considerazione i 33 confidi vigilati dalla Banca d’Italia e 44 non vigilati. Un campione molto rappresentativo se si pensa che i soli 33 confidi vigilati rappresentano il 66% delle garanzie erogate a fronte di crediti concessi, garanzie che nel 2017 (ultimo data di rilevazione) sono state pari a 7,7 miliardi contro gli 8,3 miliardi di euro a fine 2016, i 10,5 miliardi di euro del 2015 e i 13,1 del 2014

Scendendo nel dettaglio dello studio emerge che – rispetto alle edizioni precedenti – aumenta la solvibilità dei confidi italiani: nel 2017 tutti i confidi del campione presentano un valore di Tcr (Total Capital Ratio) non solo superiore al limite regolamentare del 6% ma addirittura pari o superiore al 10% grazie all’aumento dei fondi propri (e quindi della strutturazione dei consorzi) e la diminuzione del rischio di credito.

Anche le dinamiche dei Fondi Propri registrano dati positivi in termini di valori assoluti: la maggior parte dei player (18 su 33, pari al 55% del campione) ha aumentato la propria dotazione patrimoniale.

Le attività deteriorate lorde sono aumentate nel 2017 per più della metà dei confidi del campione. Si confermano le difficoltà dei confidi del campione nel generare reddito dalla propria attività caratteristica: solo 7 confidi su 33 hanno concluso il 2017 con un margine operativo positivo.

E proprio su questo ultimo aspetto si concentrano le raccomandazioni dello studio del Comitato Torino Finanza. Dopo anni di ristrutturazioni, con la razionalizzazione del settore (acquisizioni e fusioni e liquidazioni) ora lo scenario è più omogeno: i confidi sono più solidi che in passato ma permane la loro scarsa capacità di generare reddito.

Come sottolinea il Presidente del Comitato Torino Finanza Vladimiro Rambaldi «I confidi sono uno degli strumenti più importanti per l’implementazione di policy pubbliche di contrasto all’esclusione finanziaria. La mancanza di redditività rischia però di minare alla base l’esistenza stessa di questo importante strumento».

Il rapporto del Comitato Torino Finanza – infatti – mette in luce un aspetto più generale. Il razionamento del credito alla micro e piccola impresa, l’esclusione finanziaria dei micro imprenditori, degli autonomi e delle famiglie e l’esclusione sociale sono fenomeni in stretta connessione.

Questi fenomeni riguardano una platea piuttosto estesa: le famiglie con un reddito Isee inferiore a 9.000 euro sono più di 2,5 milioni. In Italia il 98,2 per cento delle imprese ha meno di 20 addetti e rappresenta il 57 per cento degli addetti totali. Questo vasto segmento oggi ottiene dal sistema bancario il 30% di credito in meno rispetto al 2011.


Fonte: http://www.lastampa.it/economia

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