Cisl: “Il salario minimo non può andare avanti” 

Il salario minimo non decolla. Almeno per la Cisl che nella giornata dedicata al lavoro ha lanciato le “sue” proposte ma soprattutto ha bocciato molte delle iniziative del governo. A cominciare proprio dalla questione dei salari. Così, «non può andare avanti perché il rischio è di ridurre il valore reale delle retribuzioni e di generare una fuoriuscita delle imprese dal sistema della contrattazione collettiva». A tuonare contro la proposta governativa ci ha pensato il segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra, in occasione proprio del convegno sul “valore del lavoro tra contrattazione e salario minimo”, organizzato dal sindacato di via Po. «Chiederemo alle forze politiche di creare uno spazio di confronto, di dialogo», ha aggiunto, ribadendo la «preoccupazione» del sindacato di fronte alla «volontà di introdurre un salario minimo legale in modo secco e non raccordato con la contrattazione collettiva. Lo ribadiamo a chiare lettere: un contratto nazionale è sempre meglio di un salario minimo, anche ottimo».

Sbarra ha quindi ribadito la «via» sostenuta unitariamente dai sindacati, ovvero quella di «dare valore legale ai minimi tabellari dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative». Quindi, ha aggiunto, si individui in ogni settore «un contratto leader a cui dare valore erga omnes», che «assicura ogni forma di tutela e diritto alle persone». Non solo, dal sindacato di via Po sono venute parole dure anche contro il Def che in settimana approderà nella discussione al Senato, «se scatta l’Iva, andiamo sotto zero di crescita; se non si fa l’aumento dell’Iva, andiamo probabilmente sopra il 3% di deficit. Questa è l’alternativa tra Scilla e Cariddi del Governo!».


Fonte: http://www.lastampa.it/economia

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