Cinema e audiovisivo, la cavalcata di Cina e India. Italia resta in top ten

Anche nel mondo dell’audiovisivo la cavalcata di Cina e India ha rotto gli equilibri. Lo dice chiaramente una delle slide del Primo Rapporto su “Cinema e Audiovisivo: l’impatto per l’occupazione e la crescita in Italia”, realizzato da Anica e presentato oggi a Roma. Un evento a cui ha partecipato anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte:  “Bisogna fare in modo che le nostre imprese, in una competizione globale agguerrita, non siano target di iniziative predatorie”, ha detto.

Quello che viene definito dagli stessi protagonisti un “settore atipico” e “in profonda trasformazione” ha appena vissuto momenti di forte ascesa e altrettanto tremenda contrazione. Basta vedere quel che è accaduto al valore aggiunto a cavallo della grande Recessione. Prima, tra il 2006 e il 2010, ha conosciuto un grande impulso (+16%) ben superiore alle media. Poi un tracollo che tra il 2011 e il 2013 ha fatto perdere il 19% del valore aggiunto, 300 imprese, 10mila occupati. Quindi un recupero, dal 2015 in avanti, più lento della media e non in grado di tamponare l’emmoragia del tutto.

Non a caso, si mette in evidenza nel report elaborato dal Csc per Anica, l’Italia tra il 2006 e il 2018 ha quasi dimezzato la quota sul valore aggiunto globale del settore, passando dal 4 al 2,3%. Ha perso contestualmente 2 posizioni nella classifica mondiale, dal 7° posto nel 2006 al 9° posto nel 2018 (a pari merito con Australia e Canada). Il crollo è concentrato tra il 2010 e il 2014, in corrispondenza degli effetti della crisi che hanno ridimensionato il valore della produzione, verosimilmente incidendo maggiormente sul settore broadcasting. Dal 2014 in poi, con la ripresa del settore audiovisivo italiano, la situazione dell’Italia è andata migliorando, e dopo aver recuperato posizioni nella classifica si è stabilizzata. Come detto, il contesto internazionale è cambiato assai nell’ultimo decennio “soprattutto per effetto della crescita dirompente di Cina e India, che, come accaduto in tutti gli altri settori dell’economia, sono emersi ai primi posti delle classifiche mondiali, anche grazie a una dimensione assoluta delle rispettive economie che è paragonabile a quella di un intero continente”.Cinema e audiovisivo, la cavalcata di Cina e India. Italia resta in top tenIl report stima che nel comparto audiovisivo italiano siano occupate direttamente circa 50mila persone, per un totale di 61 mila posti di lavoro (dato 2016). La forza lavoro del settore è caratterizzata da una maggiore presenza di donne rispetto alla media nazionale (39% vs 36% del totale occupati) e di under 50 (77% vs 73%). Si tratta – è bene però specificare – di dati relativi a un anno di massimo successo per il cinema nazionale (si pensi a Quo Vado?), in cui entra in operatività il tax credit esteso a tutti i prodotti audiovisivi e vengono trasmesse le serie “The Young Pope” e la seconda stagione di “Gomorra”. Il Csc stima che i posti di lavoro creati dall’audiovisivo nella filiera correlata siano altri 112mila.Cinema e audiovisivo, la cavalcata di Cina e India. Italia resta in top tenSempre restando in ambito di impatti economici, così attuali in tempo di scrittura del Def, il Csc stima che la domanda di audiovisivo italiano abbia un’alta capacità di “moltiplicare” i denari, seconda solo a quella delle costruzioni: “Per ogni euro di maggiore domanda rivolta al settore, la produzione in tutta l’economia italiana – quindi escludendo la quota di domanda che finisce per attivare le importazioni – cresce di quasi il doppio: 1,98 euro. Di questi, 1,08 euro riguardano direttamente la produzione del settore audiovisivo e broadcasting; 0,27 euro i vari servizi di rete (commercio, trasporti e logistica, telecomunicazioni, servizi  di spedizione, servizi finanziari, utilities); 0,19 euro la manifattura; 0,18 euro i servizi ad alto contenuto di conoscenza (consulenza aziendale, ricerca, informatica e software, servizi legali, contabili, ingegneria, architettura)”.


Fonte: http://www.repubblica.it/economia

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