Bankitalia: bene il taglio delle tasse, ma non in deficit 

Bene il taglio delle tasse, ma l’operazione non va fatta in deficit. E’ l’avvertimento che arrivata dalla Banca d’Italia nel corso del consueto round di audizioni sul Documento di economia e finanza da questa settimana al vaglio del Parlamento. Spiega il capo economista di via Nazionale, Eugenio Gaiotti: «È condivisibile l’intenzione di non ricorrere ad ulteriore indebitamento per approvare una riforma» fiscale puntando ad una riduzione delle tasse sul ceto medio finanziato «con una revisione complessiva delle agevolazioni fiscali». Però, avverte l’esperto, riduzioni del carico fiscale «sul lavoro, se non compensate da razionalizzazioni della spesa o delle cosiddette «spese fiscali», condurrebbero ad aumenti del disavanzo non compatibili con la riduzione del peso del debito pubblico». Quanto al quadro generale secondo la Banca d’Italia, «lo scenario macroeconomico presentato nel Def tiene conto in modo realistico della congiuntura ed è complessivamente condivisibile. Esso è soggetto a rischi rilevanti, che possono provenire da un peggioramento del contesto globale e da un più accentuato deterioramento della fiducia delle imprese» aggiunge però Gaiotti. Secondo il quale «il buon risultato della produzione industriale in febbraio suggerisce che la crescita del Pil potrebbe essere in ripresa nel primo trimestre», mentre «altri indicatori restano però deboli».

Bankitalia poi critica l’assenza di misure alternative agli aumenti dell’Iva previsti per il 2020-2022 segnalando che senza questi aumenti automatici «il disavanzo si collocherebbe meccanicamente al 3,4% del prodotto nel 2020, al 3,3% nel 2021 ed al 3% nel 2022». E per questo Gaiotti mette in chiaro che «il raggiungimento degli obiettivi richiederà l’individuazione di coperture di notevole entità, nel caso si voglia evitare l’attivazione delle clausole» Iva. A suo parere, infatti, «aumentare la spesa per investimenti, avviare una graduale riduzione della pressione fiscale, rafforzare gli incentivi all’investimento e all’innovazione: queste misure, se non compensate da razionalizzazioni» di altre spese e «da effettivi risultati nel contrasto all’evasione, condurrebbero ad aumenti del disavanzo non compatibili con l’avvio di un credibile percorso di riduzione duratura del peso del debito».

Secondo l’Istat, «nonostante il quadro caratterizzato da notevoli incertezze» il recupero dell’attività industriale influenzerà l’andamento del primo trimestre in chiave positiva, segnando una inversione di tendenza rispetto alla fine del 2018, per cui la previsione di una crescita del Pil dello 0,2% nel corso di quest’anno appare «verosimile». Quanto alle tasse, sempre secondo l’Istat, il possibile aumento dell’Iva previsto per il 2020 deprimerà certamente i consumi facendoli scendere dello 0,2%, di contro invece le misure introdotte nel decreto Crescita agevoleranno le imprese favorendone gli investimenti. La revisione della mini-Ires, il ripristino del superammortamento e l’aumento della deducibilità Imu dovrebbero infatti «generare una riduzione del prelievo fiscale per le imprese pari a 2,2 punti percentuali». Secondo l’istituto di statistica «la riduzione Ires risulta maggiore per l’industria, soprattutto nei settori a medio-bassa intensità tecnologica (-2,9%), per le imprese di medie dimensioni e le multinazionali (-2,8% per entrambe le tipologie)». Quanto al reddito di cittadinanza attraverso i patti per il lavoro verrebbero coinvolti circa 900mnia soggetti: di questi circa 400mila sarebbero attualmente inattivi, mentre i restanti 500mila risulterebbero già tra le fila delle persone in cerca di occupazione.


Fonte: http://www.lastampa.it/economia

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