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Verso la morte (e ritorno), il risveglio di Lorenzo

VERONA – Mamma Claudia è ancora confusa, guarda e riguarda il suo ragazzone biondo e non riesce proprio a fare a meno di dirla quella parola. “Miracolo, sì questo è un miracolo”, ripete e ancora si commuove. I medici del reparto di terapia intensiva gliel’hanno spiegato in tutti i modi che una ragione scientifica c’è dietro a tutto questo ma a lei piace chiamarlo miracolo perché è una parola che racchiude tutto: dramma, dolore e rinascita. Correre in ospedale dopo un incidente in motorino del proprio figlio, vederlo in coma, affrontare le pratiche dell’espianto degli organi, parlare di stato vegetativo. Vivere tutto questo e poi d’improvviso “puf”, torna la luce: quel ragazzone parla, cammina, ti riabbraccia, torna a scuola.

“Voglio solo riprendermi la mia vita e dimenticare l’incidente”, dice con burbera sincerità Lorenzo Mori, 18 anni compiuti il 2 gennaio scorso in un letto del reparto di Rianimazione dell’ospedale Borgo Trento. Non vedeva né sentiva ma intorno a lui c’era tutto l’amore di una famiglia, con mamma Claudia, papà Nicola, i fratelli Samuele e Andrea. C’era l’amore di una classe, anche. Lorenzo Mori frequenta il liceo scientifico Fracastoro ed è lì che andava la mattina dell’incidente, il 20 dicembre, in una città già trafficata per la corsa agli acquisti di Natale. Lorenzo in scooter è stato travolto in via Da Mosto, stradina di quartiere tra Borgo Trento e Borgo Milano. Una Mercedes Gls l’ha preso in pieno e lui da terra non s’è più mosso. In ospedale nessuno ha nascosto la gravità della situazione, anzi.

“Sembrava spacciato”, ricorda la madre con un nodo in gola che ancora non si è sciolto. “Aveva crisi neurovegetative e un danno cerebrale molto profondo. Ci hanno detto che sarebbe potuto rimanere in coma per anni”. La parola morte entra quindi in questa famiglia, invade la casa e diventa un argomento di discussione anche con gli altri due figli, tanto che tutti insieme decidono di donare gli organi. In quei giorni i compagni di classe facevano la spola ogni giorno. Carezze, parole bisbigliate tra i bip del respiratore elettronico, preghiere. Claudia ripensa a quei momenti: “Il giorno di Natale c’era lì più di mezza classe, a un certo punto è arrivato persino un insegnante”.

La rinascita di Lorenzo è anche una storia di sanità che funziona, con Paolo Zanatta, direttore di Anestesia e Rianimazione, che l’ha affrontata come una missione. “Quel giovane va salvato”, è il mantra anche tra gli infermieri che lo vegliano giorno e notte. Il ritorno alla vita porta con sé tutto il calore di una mano immobile che torna a muoversi, di una bocca che sussurra. “Improvvisamente ha aperto gli occhi e cominciato a muovere le gambe. Danni neurologici praticamente spariti, una ripresa da record”, raccontano. In classe festeggiano e basta il ritorno di Lorenzo senza porsi troppe domande. I medici la spiegano come la reazione efficace di un fisico forte che ha saputo assorbire il trauma. Ma per mamma Claudia e papà Nicola resta un miracolo, il loro miracolo, il più bello e luminoso che ci sia.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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