in

Troppi ritardi e poche informazioni, la corsa a ostacoli del testamento biologico 

Se nessuno sa né dove né come trovarlo, il testamento biologico vale quanto carta straccia. , mancano sia un registro nazionale che un quadro aggiornato dei Comuni che si sono attrezzati per permettere ai cittadini di esprimere le loro volontà. Insomma c’è la legge, ma scarseggia la volontà di applicarla. E di fare informazione per i cittadini e formazione per gli operatori sanitari. In otto articoli, approvati dopo migliaia di emendamenti e un tortuoso iter parlamentare concluso tra le lacrime lo scorso 14 dicembre, si disciplina la normativa delle Dat. È la possibilità di indicare a quali terapie si vuole rinunciare, nel caso si sia impossibilitati a scegliere.

LEGGI ANCHE

«Non è stato programmato nessuno spot né approfondimento sulla televisione pubblica, non esiste una programmazione didattica nelle scuole – denuncia Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni -. Non esiste nemmeno un percorso di formazione per medici e personale sanitario. Un Paese si può dire civile se rispetta le libertà. Le leggi non appartengono ai Governi, ma ai cittadini». Ancora non è stata istituita la banca dati nazionale. Se finisco in stato di incoscienza in ospedale, come fa il medico a sapere che ho deciso? E se ho un incidente in una Regione diversa dalla mia di residenza? La risposta è semplice: non lo può sapere. E dire che per partire non mancava nulla: il decreto c’è ed è datato lo scorso giugno. Non funziona nemmeno il ritornello «mancano le risorse», perché ci sono 2 milioni di euro, già stanziati, per permettere a medici e ospedali di conoscere le volontà del cittadino. A fine gennaio, il termine è stato spostato ancora un po’ più in là: giugno 2019. Mancato.

L’obiettivo della banca è costituire un polo unico nazionale di queste dichiarazioni, costantemente aggiornato, e consentire un accesso tempestivo alle informazioni da parte del personale medico in caso di necessità. Sarà alimentata dagli ufficiali di stato civile comunali, dai notai e dal responsabile dell’Unità organizzativa competente delle Regioni che abbiano predisposto il servizio.

Lo scorso 7 giugno il ministro della Salute ha annunciato via Twitter: «Ho inviato alle Regioni il decreto che consente l’avvio del registro sulle Dat. Avanti perché il biotestamento sia un diritto di tutti i cittadini». Il giorno prima il Garante per la Privacy aveva dato il via libera allo schema di decreto del ministero della Salute che istituisce la banca dati nazionale. Anche se in drammatico ritardo, qualcosa si muove. Ma ci sono anche le problematiche regionali. Non tutti i Comuni sono pronti per ricevere il deposito delle Dat, le banche dati regionali ancora non partono. A sbloccare l’attivazione potrebbe essere il fascicolo sanitario elettronico, ma non è ancora attivo in tutte le Regioni.

Senza banca dati è impossibile sapere quante sono le persone che pur avendo espresso la loro volontà, rischiano di non avere modo di farla rispettare. In meno di due anni, i moduli scaricati dal portale dell’Associazione Coscioni sono stati 30mila.Il 34 percento dei Dat viene dal Nord-Ovest, il 26,3 per cento dal Centro, quel che resta da Sud e Isole. La Lombardia è la regione con la maggior percentuale di Dat espresse, seguita dal Lazio, Emilia Romagna e dalla Toscana. Anche la relazione su chi ha già fatto il testamento biologico doveva essere pronta per il mese scorso, ma ancora non è stata ancora pubblicata.

Il CitBOT dell’Associazione Coscioni

CitBOT è «l’intelligenza artificiale per le libertà civili dei cittadini» con cui l’associazione Luca Coscioni risponderà alle domande dei cittadini sul tema: è la prima chat bot «capace di consentire al cittadino la difesa delle proprie libertà civili». «Siamo partiti con il testamento biologico perché abbiamo toccato con mano la fame di conoscenza da parte dei cittadini. Nonostante la legge sulle Dat preveda un obbligo di informazione per cittadini e medici, nulla è stato fatto dal governo in questa direzione – conclude Filomena Gallo -. Abbiamo perciò deciso di sopperire, con l’aiuto della tecnologia, a una vera e propria diserzione dello Stato nel garantire il diritto alla conoscenza su un tema così importante e delicato».


Fonte: http://www.lastampa.it/italia/cronache


Tagcloud:

Indagati due pm della strage di via D’Amelio: “Depistarono l’inchiesta favorendo la mafia” 

Come fare baozi, bao e jiaozi