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Terremoto, per Castelluccio strade chiuse. ’Ma i danni sono lievi’ 

«Prima ci chiedevamo perché la strada fosse chiusa, ora ci chiediamo perché tutti questi lavori», sostiene Emanuele Tondi, professore associato di Geologia strutturale dell’università di Camerino, dando voce alle perplessità di cittadini e tecnici che conoscono la zona.

È già in corso la fioritura delle lenticchie sulla piana di Castelluccio, il borgo dell’Umbria distrutto dal terremoto del 30 ottobre del 2016. La strada provinciale 136 che porta da Castelsantangelo sul Nera a Castelluccio e collega le Marche all’Umbria, riaprirà in modo parziale nei fine settimana estivi a partire dalla fine di giugno e per l’intera settimana di Ferragosto, ma è una misura limitata. Durante i giorni feriali e da settembre in poi la strada sarà di nuovo chiusa come accade da quasi tre anni. Per un’area di centinaia di chilometri che va da Visso a Norcia ma estendendosi anche fino ad Ascoli Piceno e a tutta la Valnerina è stato un terremoto nel terremoto, un danno enorme per l’economia di decine di migliaia di persone che ha isolato del tutto alcuni centri come Ussita, Visso e Castelsantangelo già semicancellati dalle scosse, impedendo qualsiasi possibilità di rimettersi in piedi.

Emanuele Tondi e tanti altri si chiedono i motivi di questo provvedimento . La loro perplessità si basa su uno studio realizzato subito dopo la scossa del 30 ottobre 2016 da un gruppo di 130 scienziati coordinati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e provenienti da diversi Enti di ricerca italiani ed europei. Lo studio è stato pubblicato su diverse riviste scientifiche internazionali come Nature e completato dal database del rilevamento su base GIS.

Secondo la ricerca la rete viaria ha subito danni modesti in solo due zone lungo la SP136, in una sola zona per la strada per Macchie, mentre non sono stati rilevati danni lungo la strada comunale tra Vallinfante e Gualdo. La prima presenta, in alcuni tratti, cedimenti della corsia a valle e qualche modesta frana delle scarpate a monte, la seconda non ha problemi evidenti, né a monte né a valle. Danni non particolarmente rilevanti, insomma, ma sono in corso interventi per circa 30 milioni di euro, Iva esclusa.

Per l’Anas lo studio dei 130 esperti è del tutto valido ma non tiene in conto la reale portata dei lavori da effettuare per il ripristino delle strade. «Sulla strada provinciale 136 “di Pian Perduto” sono state rilevate 15 criticità – sottolinea in una nota ufficiale – Per ogni singola criticità rilevata è stata compilata una scheda, dopo una prima ispezione tecnica, ed è stato attribuito un grado di priorità e urgenza per l’inserimento nel piano di ripristino e messa in sicurezza, il quale è stato poi approvato da Ministero, Regioni e tutti gli Enti competenti. Gli interventi di ripristino e messa in sicurezza sulla SP136, tutti inseriti nel primo stralcio del programma di ripristino, sono stati raggruppati in quattro progetti e progettati sulla base di approfonditi rilievi tecnici e indagini geognostiche eseguiti in loco. I progetti sono stati sottoposti e approvati da tutti gli Enti territoriali competenti nell’ambito della Conferenza dei Servizi. Gli interventi sulla SP 136 riguardano, in particolare, il consolidamento del corpo stradale, la stabilizzazione dei versanti e il ripristino delle opere di protezione (reti e barriere paramassi)».

Una ricostruzione che Emanuele Tondi contesta: «Gli effetti cosismici, e quindi i danni alla rete viaria, sono quelli descritti nel data base pubblicato su Nature: né più, né meno».


Fonte: http://www.lastampa.it/italia/cronache


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