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Terremoto al Csm, si dimette uno dei 4 consiglieri autosospesi 

La “bomba” è esplosa a Palazzo dei Marescialli nella tarda serata di ieri. Si è dimesso dal Csm Gianluigi Morlini, di Unicost, uno dei quattro consiglieri togati che si erano autosospesi. Gli altri sono Paolo Criscuoli, che lascia solo la sezione disciplinare, e poi Antonio Lepre e Corrado Cartoni, tutti di Magistratura Indipendente, che non intendono dare le dimissioni. Il pg della Cassazione, Riccardo Fuzio, nei loro confronti ha promosso l’azione disciplinare, ritenendolo un atto dovuto dopo le intercettazioni captate grazie al trojan inserito nel cellulare di Luca Palamara, l’ex presidente dell’Anm indagato dalla procura di Perugia per corruzione. Nelle conversazioni si faceva riferimento a incontri tra politici e magistrati sui futuri assetti delle procure. Un tema caldissimo: Morlini si era già dimesso, pochi giorni fa, da presidente della Commissione che stava vagliando i candidati al posto di procuratore di Roma dopo il pensionamento di Giuseppe Pignatone.

Una pratica che ha scatenato una quantità impressionante di veleni, e che certamente è all’origine di questa bufera. Indiscrezioni parlano di altri consiglieri coinvolti. E si è tentato di lambire anche il Colle, per le presunte indicazioni date al deputato del Pd, Luca Lotti: l’ex ministro renziano, favorevole alla nomina del pg di Firenze Marcello Viola a procuratore di Roma, avrebbe millantato rapporti e contatti con il Quirinale, raccontando di esserci stato per illustrare la propria vicenda giudiziaria (il caso Consip per cui la procura di Roma ha chiesto il suo rinvio a giudizio). L’ultimo incontro di Sergio Mattarella con Luca Lotti da quando è cessato dalla carica di ministro dello Sport – smentisce però il Quirinale – è avvenuto il 6 agosto del 2018 attraverso una visita di congedo, come per altri ministri.

Il passo indietro del consigliere di Unicost rischia di terremotare i già fragili equilibri del Csm, sottoposto ormai da settimane a un fuoco incrociato, con il ministro Salvini, vincitore delle Europee, che martella sulla necessità della riforma della magistratura, e un disagio crescente delle diverse componenti che non si riconoscono più nei loro rappresentanti togati, tanto che il presidente Mattarella potrebbe essere indotto a sciogliere il Consiglio e indire nuove elezioni. Oggi la Prima Commissione potrebbe aprire la procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità per Palamara e Stefano Rocco Fava, l’altro pm romano indagato per favoreggiamento e violazione del segreto istruttorio dai suoi colleghi di Perugia.


Fonte: http://www.lastampa.it/italia/cronache


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