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Segre sotto scorta, ora è tentata dal no alla commissione

MILANO. Liliana Segre è provata, addolorata, stanca. Segnata dagli insulti e dalle minacce che hanno spinto la Prefettura di Milano ad assegnarle la scorta. Una tutela contro gli odiatori per una donna che ha già conosciuto gli orrori dei campi nazisti. “Forse è troppo”, ha detto la senatrice a chi le sta accanto, non nascondendo la tentazione di abbandonare la guida della neonata commissione contro l’antisemitismo, il razzismo, l’odio e la violenza. Ma proprio i familiari, l’assistente della senatrice a vita in queste ore stanno cercando di persuaderla che non si può fare a meno del valore simbolico della sua presenza. Che questo passo indietro significherebbe darla vita agli altri, agli haters. Anche in Parlamento, nella maggioranza, comincia ad alzarsi un muro a difesa della Segre: ieri si è parlato dei dubbi della senatrice in una riunione dei capigruppo della coalizione di governo al Senato. E la preoccupazione è stata unanime. Davide Faraone, capogruppo di Italia Viva, lancia un appello: “Salvini ha commesso un errore gravissimo a dividere il Parlamento. Stavolta tutta la politica sia unita nel chiedere a Segre di non mollare. Sarebbe un rovescio per la democrazia”.

Ma il clima resta teso, dentro e soprattutto fuori dal Palazzo. L’odio non si è fermato, semmai è cresciuto dopo l’approvazione in Senato della commissione presieduta dalla Segre, con il contorno dell’astensione in blocco delle destre, che in Lombardia è diventata persino contrarietà in alla creazione di un organismo simile. Così il Comitato per l’ordine e la sicurezza sotto il coordinamento del prefetto milanese Renato Saccone e su impulso del ministero dell’Interno ha optato per accelerare sulla tutela della senatrice. Un livello blando di scorta, un’auto e due carabinieri. Ieri i milanesi hanno vista la senatrice, affiancata dagli uomini dell’Arma, andare alla Scala. “Voglio solo guardare la mostra, non rilascio nessuna dichiarazione”, ha detto all’anteprima stampa dell’esposizione “Nei palchi delle Scala – Storie milanesi” al museo del teatro prima di essere accompagnata a visitarla da Pierluigi Pizzi, il regista e coreografo che ne ha curato l’allestimento.

Ma, paradossalmente, la notizia della protezione per la Segre ha animato ancora di più i “leoni da tastiera”: sui social gli insulti hanno avuto un’altra impennata. “È una vergogna per l’Italia che una sopravvissuta alla Shoah di 89 anni sia attaccata in questo modo”, denuncia Efraim Zuroff, direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme. “Ma tutti i vertici della nostra comunità sono scortati: il Paese ha fallito”, dice il vicepresidente di Roma Ruben Della Rocca. Matteo Salvini, ieri, ha prima minimizzato la notizia della scorta per la Segre: “Anch’io ricevo minacce”. Salvo poi correggersi nel pomeriggio: “La senatrice ha tutta la mia vicinanza: dirsi antisemiti è da ricovero”. I leghisti, la loro posizione, però la ribadiscono: il sindaco di Pescara, Carlo Masci, dice no alla cittadinanza onoraria alla Segre: “Mancano i legami con la città”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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